di Gianni Giusti

Lino Straulino ci porta a un blues delle radici e la memoria del Mississippi sulle rive del Tagliamento.
C’è chi custodisce la tradizione e chi la trasforma in qualcosa di nuovo. Lino Straulino appartiene alla seconda categoria. Da oltre trent’anni è il volto più autorevole della musica friulana, un artista capace di intrecciare ricerca, memoria e sperimentazione senza mai perdere il legame con le proprie radici. Cantautore, chitarrista e musicologo, ha costruito un percorso unico, facendo dialogare i canti popolari del Friuli con il folk britannico, il classic rock americano e, oggi, il blues più arcaico. Un percorso nel quale incide anche la sua passione per le sonorità dimenticate e il suo essere un raffinato collezionista di dischi in vinile. La sua curiosità musicale lo ha portato a frequentare territori poco battuti, approfondendo repertori e protagonisti spesso trascurati dalla storia ufficiale della musica.
Artista instancabile e dalla contagiosa vitalità, Straulino continua a portare la propria musica sui palchi, nelle registrazioni in studio e persino tra le mura domestiche. La sua stessa abitazione è diventata un luogo di spettacolo virtuale, dando vita a performance online che hanno mantenuto vivo il rapporto con il pubblico negli ultimi anni; quando ha un’idea ben defniti, Lino la mette in rete, in una sorta di in instant song-writing.
Ora abbiamo tra le mani quest’ultimo album, Madracs (il madrac in friulano è il serpente, ma può anche indicare una persona cattiva oppure un andamento serpeggiante, come nel caso di un fiume, per esempio il Tagliamento, o il But, il Natisone o il Mississipi) pubblicato dalla Nota, etichetta udinese diretta da Valter Colle, e ci immergiamo nel blues delle origini: quello essenziale, viscerale e popolare che, circa un secolo fa, animava le comunità lungo le rive del Mississippi.
Straulino intende recuperare (e ci riesce!) lo spirito di una musica nata dalla vita quotidiana, dalla memoria collettiva e dal racconto delle persone comuni: paesaggi e storie che assorbono ciò che incontrano e restituiscono un patrimonio di emozioni e suggestioni.
La copertina raffigura un incantatore indiano di serpenti: un’immagine evocativa, perfettamente in sintonia con l’atmosfera dell’opera.
La registrazione, del luglio 2023 e realizzata in casa, mantiene un approccio diretto e spontaneo, mentre il repertorio è composto da pezzi originali, con l’eccezione di una rilettura de The house of the rising sun.
Un lavoro genuino, nel quale Straulino si confronta con il blues rurale e contadino senza indulgere in esercizi di nostalgia o semplici imitazioni, con sonorità asciutte e intense e una buona padronanza stilistica. Madracs non è soltanto un omaggio a una stagione lontana della musica americana, ma una nuova tappa di una ricerca artistica che continua a mettere in comunicazione culture, tradizioni e sensibilità differenti.
Dal Tagliamento al Mississipi, appunto… e in lingua friulana!
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