
di Andrea Del Favero
Un’edizione importante del Premio Andrea Parodi, la diciannovesima, quella che si è appena conclusa a Cagliari al Teatro Massimo, per l’organizzazione dell’omonima Fondazione, presideduta da Valentina Casalena e sotto la direzione artistica di Elena Ledda. Significativa anche perché volutamente si è fatto in modo di far cadere la serata conclusiva con il ventesimo anniversario della scomparsa dell’amatissimo artista sardo. Parodi era diventato, prima con i Tazenda e poi con un importante percorso solistico, un nome di rilievo proprio nell’ambito della world music. Come tradizione, durante la tre giorni è stato ricordato attraverso canzoni del suo repertorio proposte dai finalisti e dagli ospiti.

Alla fine di tre intense giornate la calabrese Angelica Perri è risultata vincitrice, portandosi a casa pure il premio della critica e la menzione della giuria internazionale. sorretta da un’ottima formazione si muove fra tradizione e canzone d’autore senza stravolgimenti, ma con un piglio sicuro in un ambito di piacevole e creativo déjà vu. Oltre al Premio del Nuovo Imaie per la realizzazione di una tournée nel corso del 2027, Angelica Perri parteciperà di diritto alle serate finali del Premio Andrea Parodi 2027 a Cagliari, a Jazz in Sardegna, a Folkest a San Daniele del Friuli e al Festival del torto in Sicilia.

In questo Premio Parodi 2026 tutto al femminile e con concorrenti provenienti da Europa, Asia, Sudamerica e Nordamerica, la menzione per la miglior musica è andata alla friulana Momi, presentatasi come pianista, accompagnata da un trio di ottimi musicisti con chitarra, basso e batteria, che hanno proposto un arrangiamento moderno e del brano, per il quale forse avrebbero meritato una menzione.

Il premio per il miglior arrangiamento è stato assegnato invece a Nubras Ensemble, un gruppo piuttosto numeroso che avevamo già avuto modo di ammirare in passato, formato da musicisti provenienti da Italia, Spagna, e Romania, con un piede nel Mediterraneo e molto di più nell’area balcanica, in un melange ricco di fascino e piacevolmente incline al ballo.

La menzione per la migliore interpretazione è andata a Elana Sasson (California/Spagna), che si muove tra ispirazioni diverse, mantenendo un forte legame con radici popolari curde e persiane. Non vi nascondiamo di aver avuto aspettative importanti nei suoi confronti, visti i numerosi riconoscimenti di importanti testate d’informazione e soprattutto la segnalazione come miglior artista esordiente del 2026 nell’ambito di UPBEAT. Forse da rivedere, ma in questa occasione ampiamente sotto le previsioni.


La menzione per il miglior testo invece se l’è aggiudicata Hita Del Rio (Colombia/Francia). L’interprete franco-colombiana è stata anche premiata anche dagli altri concorrenti con la targa da loro assegnata, grazie al suo intreccio – come si legge nella sua presentazione – di canzone latino-americana, folk e jazz, con la poesia al centro di un universo che esplora l’amore, le radici, il tempo e la trasformazione. In modo decisamente intrigante.
Il premio per la miglior re-interpretazione di un brano di Andrea Parodi è invece assegnato direttamente dalla Fondazione Andrea Parodi ed è andato alla campana Chiarè, cantante e contrabbassista che vi consigliamo di tenere d’occhio e che forse ha raccolto poco dalle giurie in questa edizione del Premio. A lei è andata inoltre la menzione dei ragazzi in sala.
Infine anche Koyel Basu, naive e quasi surreale in certi momenti, con le sue frammistioni bengalesi, britanniche e messicane, infine porta a casa il Premio Bianca d’Aponte International, guadagnandosi la partecipazione alle serate finali del Premio per il 2026.

Sotta la conduzione delle serate di Gianmaurizio Foderaro e Ottavio Nieddu, un schiera di ben selezionati ospiti ha condito di delizie le tre serate, a partire da un Bungaro concentrato, emozionato ed emozionante la prima sera, per poi passare a Paolo Fresu che ha ricevuto il Albo d’Oro 2026, esibendosi in un’intensa interpretazione di No photo reposare con Bebo Ferra alla chitarra e Pierpaolo Vacca all’organetto, ammaliando poi l’intero teatro interagendo con Bungaro nell’inedito nuovo brano dell’autore salentino dedicato ad Andrea Parodi.
Hanno completato il lussuoso cast di queste serate Luisa Briguglio con il suo quartetto, vincitrice assoluta del concorso nel 2025, che ha confermato la grandissima crescita professionale realizzata nell’ultimo anno, Gigi Marras, finalmente sul palco e non solo dietro le quinte, con Andrea Rggeri alle percussioni e Silvano Lobina al basso e infine il progetto Bent’e mari che vede coinvolti Elena Ledda, Matteo Leone, Marzouk Mejri e Roberto Taufic, che è una produzione originale Medinsard. Molte bocche spalancate e grande musica.

Ricordiamo che tre erano le giurie di fronte alle quali si sono esibiti i concorrenti: quella tecnica, quella critica e quella internazionale, composte da autorevoli addetti ai lavori, come cantanti, autori, musicisti, responsabili di festival, manager, discografici, uffici stampa, giornalisti, critici musicali, sia italiani che internazionali.
Molto ricco, come di consueto, il contorno di approfondimento che, come ogni anno, spaziava tra incontri per i musicisti (diritti connessi e diritto d’autore) con Andrea Marco Ricci e Claudio Carboni, la presentazione di immagini tratte dall’archivio del Museo Multimediale Andrea Parodi, uno showcase dell’accademia I fiori di S’ardmusic, un racconto radiofonico di Andrea, condotto da Elisabetta Malantrucco per Rai Radio Techeté con Elena Ledda, Bungaro e Ottavio Nieddu. Per finire con un incontro su musicisti emergenti, politiche culturali e musica dal vivo in Italia, condotto da Jacopo Tomatis con la parteciapzione di Claudio Carboni, Andrea Del Favero, Elisabetta Malantrucco ed Elena Ledda. Se la domanda era a cosa servono i concorsi e i Premi con il Premio Parodi, il Premio Cesa, il Premio Bianca d’Aponte? – una risposta chiara non è stata data, ma una serie di spunti di riflessione sono stati posti dagli intervenuti. Con la certezza, da parte di chi scrive, che in quest’italietta dozzinale dove stiamo trascinando i nostri giorni toglierci anche questi momenti di gioia per gli occhi, per le orecchie e per il cuore sarebbe un crimine contro l’umanità.
Il Premio Andrea Parodi, sul quale non abbiamo dubbisul perché esista e sul perché debba continuare a vivere, è realizzato con sincera passione e grande competenza dall’omonima Fondazione grazie alla Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e Assessorato del turismo, artigianato e commercio); Fondazione di Sardegna, Comune di Cagliari, Comune di Quartu Sant’Elena.
Molti sono i partner: Jazz In Sardegna (Sardegna), Premio Bianca d’Aponte (Campania), Folkest (Friuli Venezia Giulia), Premio Città di Loano Per La Musica Tradizionale Italiana (Liguria), Mare e miniere (Sardegna), Ittiritmi (Sardegna), Festival del Torto (Sicilia), Monferr’Autore (Piemonte), Associazione Culturale S’ardmusic (Sardegna), Associazione Diversamente Odv, Associazione Vico (Voci e immagini della cultura orale), Tazenda Società Cooperativa, Fondazione Barumini – Sistema Cultura, Fondazione Faustino Onnis, Archivio Mario Cervo, Teatro Massimo di Cagliari, Labimus – Laboratorio interdisciplinare sulla musica dell’Università degli studi di Cagliari, dipartimento di lettere, lingue e beni culturali, S.I.A.E., Nuovo Imaie, Rai Sardegna, U.N.A. (Unione Nazionale Autori), Af Motors, Boxoffice Sardegna, Produzioni Sardegna, Cuore Dell’isola, Consorzio Cagliari Centro Storico. Nutrito anche l’elenco dei media partner: Rai Radio 1, Rai Isoradio, Rai Radio Techetè, Gruppo L’Unione Sarda, Radio Popolare, Eja Tv, Sardegna Notizie, Radio Sant’Elena, Soundinia, Il giornale della musica, Blogfoolk, Folk Bulletin, Mundofonias (Spagna), Petr Doruzka (Rep. Ceca), Radio Wira Wiri (Olanda), Musica italiana a Parigi (Francia), Les Rutes Del So (Catalogna)
foto originali di Andrea Del Favero
https://www.premioandreaparodi.it
https://www.fondazioneandreaparodi.it

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