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	<title>Blues Borders | Folk Bulletin</title>
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	<description>Il portale del folk in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2026 15:02:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>ROBBEN FORD – Two Shades of Blue &#8211; Provogue, 2026, CD e vinile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 15:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Giusti C’è un momento, nella storia del blues, in cui il genere attraversa gli Stati Uniti, arriva sulla West Coast e cambia abito. Non perde il blues, naturalmente, ma lo porta in un altro paesaggio: più luminoso, più elegante, spesso più vicino al jazz e allo swing. È il blues di T-Bone Walker [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Gianni Giusti</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-1024x1024.jpg" alt="Rubben Ford Two Shades" class="wp-image-18288" style="width:468px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-1024x1024.jpg 1024w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-768x768.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades-100x100.jpg 100w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rubben-ford-two-shades.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, nella storia del blues, in cui il genere attraversa gli Stati Uniti, arriva sulla <em>West Coast </em>e cambia abito. Non perde il blues, naturalmente, ma lo porta in un altro paesaggio: più luminoso, più elegante, spesso più vicino al jazz e allo swing. È il blues di <strong>T-Bone Walker</strong> e <strong>Charles Brown,</strong> quello che sembra avere imparato a stare in giacca e cravatta senza per questo rinunciare alla strada. Una linea che, molti anni dopo, ritroviamo in musicisti come <strong>Tommy Castro</strong>, <strong>Kirk Fletcher </strong>e soprattutto <strong>Robben Ford.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ford</strong>, del resto, non ha bisogno di presentazioni: la sua storia è già una piccola enciclopedia della musica americana. Ha iniziato con i fratelli nella <strong>Charles Ford Band</strong>, dedicata al padre, e nel corso degli anni ha incrociato mondi apparentemente lontani, arrivando a suonare accanto a <strong>Joni Mitchell </strong>e <strong>Miles Davis</strong>. In mezzo, una quantità impressionante di <em>blues, jazz, rock, fusion </em>e ascolti che hanno finito per sedimentarsi in un modo di suonare immediatamente riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A settantacinque anni, <strong>Ford</strong> sembra avere ancora voglia di aprire porte invece di chiuderle. <em>Two Shades of Blue </em>nasce come <em>omaggio </em>a J<strong>eff Beck</strong>, ma durante il percorso cambia forma. Sessioni tra Stati Uniti e Regno Unito, musicisti diversi, arrangiamenti che si aggiungono e idee che prendono il sopravvento: più che un progetto nato a tavolino, sembra il risultato di un musicista che continua a seguire la musica dove questa decide di portarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio questo il senso di quelle <em>due sfumature di blue</em> del titolo. Perché cercare una separazione netta sarebbe quasi inutile. Qui il blu cambia continuamente tonalità: a volte è profondo, notturno e sporco di blues; altre volte si apre, prende luce e si avvicina al jazz. Non ci sono muri, ma passaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inizio è tutt’altro che contemplativo. <em>Make My Own Weather </em>entra in scena con un <em>groove</em> che mette subito le cose in chiaro: <em>basso profondo, batteria compatta, tastiere e una chitarra c</em>he non ha nessuna intenzione di stare in disparte.<strong> Rob Malarkey</strong> e <strong>Jonny Henderson</strong> costruiscono un tappeto ritmico sul quale <strong>Ford</strong> può muoversi con assoluta libertà. E mentre la canzone sogna le <em>northern lights</em> e il <em>southern Mexico</em>, viene quasi voglia di seguirla, mollare tutto e mettersi in viaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi arriva <em>Jealous Guy</em>. La canzone di <strong>Lennon </strong>è una di quelle che possono facilmente diventare intoccabili, prigioniere della propria storia. <strong>Ford</strong> invece la prende, la osserva da vicino e la riporta nel proprio mondo. Non è una rilettura che cerca di stupire a tutti i costi: è semplicemente una bella versione, suonata con misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con<em> Perfect Illusion</em> cambia ancora il paesaggio. È una <em>ballata rock l</em>uminosa, costruita su quella sottile linea che separa la malinconia dalla speranza. Non è il brano più sorprendente del disco, e probabilmente non vuole esserlo. Ha qualcosa di familiare, quasi di già ascoltato, ma <strong>Ford</strong> sa che una canzone non deve necessariamente inventare un nuovo linguaggio per arrivare da qualche parte. A volte basta suonarla bene. E qui la precisione, il suono e il controllo fanno il resto.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="931" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-1024x931.webp" alt="Robben Ford Retro Copertina" class="wp-image-18289" style="aspect-ratio:1.0999016269652957;width:470px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-1024x931.webp 1024w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-300x273.webp 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-768x698.webp 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-1536x1396.webp 1536w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/robben-ford-retro-copertina-scaled.webp 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Poi arriva <em>Black Night </em>e il disco si fa improvvisamente più scuro. La scelta di riprendere <strong>Charles Brown</strong> è perfetta per <strong>Ford</strong>. Il brano del 1951 viene rivestito senza essere travestito: l’introduzione apre una finestra sulla Big Band, gli ottoni entrano in dialogo con la voce e la chitarra torna a occupare il centro della scena. È uno dei momenti in cui si capisce davvero perché Ford sia ancora un riferimento per tanti chitarristi. Non per la quantità di note, ma per il modo in cui sa farle pesare. E da qui il disco cambia definitivamente pelle. Le parole scompaiono e arrivano <em>Two Shades of Blu</em>e, <em>The Fire Flute</em>, <em>The Light Fandango</em> e <em>Feeling’s Mutual</em>. È la parte più libera e, per certi versi, più interessante dell’album. Qui <strong>Ford </strong>lascia emergere il musicista che guarda al <em>jazz </em>con la stessa naturalezza con cui guarda al <em>blues.</em> E qui torna anche <strong>Jeff Beck</strong>, non come presenza da imitare, ma come stimolo, come punto di partenza per ragionare ancora una volta su cosa possa fare una chitarra quando smette di essere semplicemente una chitarra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È forse questo l’aspetto che mi convince di più di <em>Two Shades of Blue</em>: <strong>Ford </strong>non sembra avere alcun bisogno di dimostrare qualcosa, a settantacinque anni potrebbe tranquillamente limitarsi a celebrare la propria storia, ripercorrere i territori che conosce meglio e consegnarci un disco impeccabile. Invece prova ancora a spostare qualche confine, anche quando il risultato non è sempre sorprendente. Perché no, ragazzi&#8230; questo non è il <em>capolavoro</em> di <strong>Robben Ford</strong>. E probabilmente non è nemmeno il disco che ricorderemo alla fine dell’anno come quello destinato a cambiare qualcosa. Ma sarebbe un errore chiedergli questo.<em>Two Shades of Blue</em> è un disco di mestiere nel senso migliore della parola: elegante, solido, suonato magnificamente e soprattutto suonato da qualcuno che il blues non lo conosce soltanto, ma lo ha attraversato per tutta la vita. E quando <strong>Ford </strong>prende la chitarra, anche nei momenti in cui il disco procede su sentieri già conosciuti, c’è sempre quella piccola deviazione, quel fraseggio, quella nota lasciata respirare un istante più del previsto che ci ricorda perché siamo ancora qui ad ascoltarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse le due sfumature di blu sono proprio queste: ciò che <strong>Ford</strong> ha già vissuto e ciò che continua ostinatamente a cercare. Al giorno d&#8217;oggi non è poco!</p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/robben-ford-two-shades-of-blue-provogue-2026-cd-e-vinile/">ROBBEN FORD – Two Shades of Blue – Provogue, 2026, CD e vinile</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>SIR JOE POLITO &#8211; BLACK &#038; WHITE &#8211; Gutenberg Music by Caligola &#8211; CD 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
		<category><![CDATA[CD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alberto Grollo Excuse me sir, da dove sgorga tutta quest’energia, da quale angolo segreto del cuore arriva l’ispirazione che ha dato vita a un disco così luminoso? Sembra un album fuggito da un’epoca dorata della West Coast, sospinto da brezze che portano echi di David Crosby, Jackson Browne, JJ Cale e, naturalmente, del caro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Alberto Grollo</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="680" height="453" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/sirjoe-polito-photo-by-luca-muffatti-2-copia.jpg" alt="Sirjoe Polito (photo By Luca Muffatti) 2 Copia" class="wp-image-18060" style="aspect-ratio:1.501116957034048;width:1170px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/sirjoe-polito-photo-by-luca-muffatti-2-copia.jpg 680w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/sirjoe-polito-photo-by-luca-muffatti-2-copia-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sirjoe Polito (photo By Luca Muffatti)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Excuse me sir</em>, da dove sgorga tutta quest’energia, da quale angolo segreto del cuore arriva l’ispirazione che ha dato vita a un disco così luminoso? Sembra un album fuggito da un’epoca dorata della West Coast, sospinto da brezze che portano echi di <strong>David Crosby</strong>, <strong>Jackson Browne</strong>, <strong>JJ Cale </strong>e, naturalmente, del caro <strong>Ry Cooder</strong>, al quale il nostro cantautore dedicò il suo primo lavoro, <strong>My Friend Ry</strong>. Accostamenti che non vogliono certo suonare riduttivi: tutti noi, consapevoli o meno, siamo nutriti e trasformati dall’oceano di musica che abbiamo ascoltato, amato, interiorizzato. E qui lo si avverte ovunque: nella trama delle canzoni, negli arrangiamenti cesellati, nella ruvidezza di certe <em>slide </em>distorte à la <strong>Danny Kortchmar</strong>, nei <em>duelli di chitarr</em>e che evocano gli ambienti di un <strong>Dave Mason</strong> <em>post-Traffic </em> (basta ascoltare gli assoli in <em>Lay You Down</em>). Un disco fatto quasi interamente di inediti, impreziosito da poche, scelte cover; un disco che irradia un’energia buona, positiva, già dal primo brano, <em>Happy New Year.</em> Un inizio che parla della fine: bilanci, speranze, cicli che si chiudono. Splendido il riff di <em>chitarra </em>di <strong>Alberto Boscolo Agostini</strong>, e il <em>sax</em> di <strong>Danilo Scaggiante</strong> che traccia nell’aria linee morbide e necessarie. <em>Pacific Coast Highway </em>si apre con un’introduzione alla <strong>Neil Young,</strong> poi si distende in una ballad che richiama il miglior <strong>Jackson Browne</strong>. Il testo, bello e schietto, invita a restare fedeli a sé stessi, con radici salde e con accanto la propria <em>lei</em>: un’immagine semplice e preziosa, oggi più che mai. E poi arriva <em>4+20</em> e ti sorprende la sua quiete, perché il testo parla invece di sofferenza, determinazione, solitudine. Ma qualcosa non torna, fino a quando il mistero si scioglie: nel primo verso <strong>SirJoe</strong> parla di <em>4+60</em>, la sua età. E allora le tempeste ormonali dei ventiquattro anni lasciano spazio a una maturità finalmente desiderata, forse raggiunta e conquistata. Il disco gira—idealmente su un vinile, che sarebbe il suo habitat naturale—fino a <em>Run Against the Wind</em>, ballata che ci riporta ai primi <strong>Eagles</strong>, quelli in cui <strong>Bernie Leadon</strong> era ancora l’<em>anima country-rock </em>del gruppo, prima che il duopolio <strong>Frey-Henley </strong>lo cacciasse. Segue una <strong>Almost Cut My Hair</strong> storica, reinventata in chiave<em> acustica</em> e sognante, ricamata da <em>dobro, steel e slide</em> di un ispiratissimo<strong> Boscolo Agostini</strong>. Poi <em>New Morning On the Back of a Horse</em>, brano che un appassionato di musica strumentale non può non amare: fresco, vivace, impreziosito dal <em>mandolino</em> dell’instancabile <strong>Boscolo Agostini</strong>, vera risorsa dell’intero progetto. Si scorre così, piacevolmente, fino alla splendida<em> Last Night</em>: uno <em>swing</em> lento, fumoso, con un’ombra di <strong>JJ Cale</strong> e il <em>sax </em>di <strong>Scaggiante </strong>che diventa… be’, decisamente <em>fallocratico</em> (si potrà dire, no?). <em>Friends Come and Go</em> è forse l’emblema dell’intero disco: parla di amicizie che finiscono, ferite che bruciano più o meno a seconda dell’intensità vissuta. E l’amicizia, per <strong>SirJoe </strong>è evidentemente una cosa seria. Lo confessa un testo che racchiude il rimpianto di non essere riusciti a dirsi un semplice, salvifico <em>Mi dispiace, ho sbagliato</em>. Una frase che troppi, oggi, non sanno più pronunciare. Amicizia e famiglia: pilastri per chiunque abbia un minimo di sensibilità. E <strong>Sergio </strong>lo dimostra con questo lavoro maturo, compatto, frutto di ciò che ha imparato, amato e reso suo attraverso anni di ascolti, di esperienze, di vita. Un risultato personale e perfettamente riuscito. Bravissimi tutti i compagni di viaggio: oltre ai già citati <strong>Boscolo Agostini </strong>e <strong>Scaggiante</strong>, troviamo <strong>Gianni Spezzamonte </strong>al <em>basso</em>, <strong>Marco Campigotto </strong>alla <em>batteria</em> (family group), e ospiti molto graditi come <strong>Max De Bernardi</strong> alla <em>chitarra acustica</em>, <strong>Carlo De Bei </strong>all’<em>elettrica</em>, <strong>Ivano Berti</strong> e <strong>Iacopo Peressini</strong> ai <em>cori</em> e, <em>last but not least,</em> <strong>Veronica Sbergia</strong> ai <em>controcanti</em>. Carissimo <strong>Sergio</strong>, sei stato veramente molto bravo. E, se me lo permetti, anche se ci siamo incontrati solo un paio di volte, vorrei considerarti un vecchio, caro amico.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="567" height="567" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/gut-3031-black-white-cover.jpg" alt="Gut 3031, Black &amp; White, Cover" class="wp-image-18061" style="width:1170px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/gut-3031-black-white-cover.jpg 567w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/gut-3031-black-white-cover-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/gut-3031-black-white-cover-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/gut-3031-black-white-cover-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px" /></figure>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/sir-joe-polito-black-white-gutenberg-music-by-caligola-cd-2025/">SIR JOE POLITO – BLACK & WHITE – Gutenberg Music by Caligola – CD 2025</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>McKENDREE: DA KEVIN A YATES, CHE ANIMA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 15:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Kevin Lagarde Non ci sono mai piaciuti i figli di papà, ma se suonano blues la faccenda è ben diversa e si fa più seria! Al suo debutto con Buchanan Lane nel 2022 Yates McKendree fu salutato come un giovane nuovo grande talento. La Qualified Records, etichetta personale del padre Kevin, creasciuta negli anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Kevin Lagarde</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono mai piaciuti i figli di papà, ma se suonano blues la faccenda è ben diversa e si fa più seria!</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-1024x1024.jpg" alt="Yates Mckendree Need To Know.jpg.pagespeed.ce.rl0 Te1eck" class="wp-image-17995" style="width:1170px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-1024x1024.jpg 1024w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-768x768.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck-100x100.jpg 100w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/yates-mckendree_need-to-know-jpg-pagespeed-ce_-rl0_te1eck.jpg 1250w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al suo debutto con <em>Buchanan Lane</em> nel 2022 <strong>Yates McKendree</strong> fu salutato come un giovane nuovo grande talento. La <strong>Qualified Records</strong>, etichetta personale del padre <strong>Kevin</strong>, creasciuta negli anni del COVID sarebbe ben presto diventata un punto di riferimento, una sorta di etichetta di musicisti per i musicisti, creando occasioni di collaborazione in un momento di difficoltà.<br>Il giovane <strong>McKendree</strong> ha bazzicato gli studi di registrazione fin da bambino, si può dire, ci è nato dentro sostanzialmente. <strong>Kevin McKendree</strong>, per chi non lo conoscesse, è titolare dello studio <strong>The Rock House</strong> di <em>Nashville</em>, dove registrarono <strong>John Hiatt </strong>o <strong>Delbert McClinton</strong>; proprio per un lavoro con quest&#8217;ultimo <strong>Yates</strong> ha vinto un <strong>Grammy</strong> come fonico in studio. Fu nel 2020, con <strong>Tall Dark &amp; Handsome</strong>,  prima del suo debutto in prima persona.<br>Questo nuovo lavoro <strong>Need To Know</strong> prosegue sulla stessa linea d’onda del suo precedente e non aggiunge nulla di nuovo, se non una maggior padronanza dello stile, aggiungendo a una bella serie di perle un brano originale di un certo effetto, <em>Tide</em>. Ma se ci chiedete se è questo il sopund che cerchiamo non possiamo che rispondervi di sì.<br><strong>Yates</strong> figlio d’arte è uno dei ragazzi che vorremmo vicini di casa. C&#8217;è una grande passione in questa musica, in certi momenti sembra di essere in qualche bel locale di <em>Nashville</em>. Ecco allora all&#8217;opera la vena compositiva di <strong>Gary Nicholson</strong>, della <strong>Nashville Songwriters Hall Of Fame</strong>, che ci regala blues da brivido come <em>Burnin’ Tears</em> o l’interessante e densa <em>Need You Know You Better</em>. Alla base troviamo la ritmica jazzata di <strong>Steve Mackey</strong> al <em>basso</em> e <strong>Griffin Photoglou </strong>alla <em>batteria</em>, con <strong>Robert Frahm</strong> alla <em>chitarra</em>, con ottimi inserti di fiati e il piano di papà <strong>Kevin</strong> e le  percussioni dell’amico <strong>George Sluppick</strong>, come nella tribale <em>Tide</em>, la cui base era un <em>loop</em> di <strong>Yates</strong> bambino che picchiava sulla lavatrice, registrato dal padre.<em> I Can’t Stop</em> di <strong>Willie Dixon</strong> farebbe tremare i polsi a molti, ma non a questo gruppo di giovani e meno giovani ragazzoni, che non esitano neppure davanti a una <em>See See Rider</em> che diventa un inno. Trovatelo apena potete, questo disco, vi scalderà l&#8217;anima in quest&#8217;inverno a venire.</p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/mckendree-da-kevin-a-yates-che-anima/">McKENDREE: DA KEVIN A YATES, CHE ANIMA</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>1933-2024 JOHN MAYAL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 15:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Giusti Addirittura osteggiato da certi puristi secondo i quali il blues può essere solo nero, il testardo e diafano albionico John Mayall continuò imperterrito dagli anni Sessanta a riproporre l&#8217;ennesimo intelligente album con l&#8217;ennesima intelligente reincarnazione dei suoi Bluesbreakers, con l&#8217;ennesimo nuovo giovanissimo talento al suo interno. Clapton, Page, Beck&#8230; giusto per dire! [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di Gianni Giusti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Addirittura osteggiato da certi puristi secondo i quali il blues può essere solo nero, il testardo e diafano albionico <strong>John Mayall </strong>continuò imperterrito dagli anni Sessanta a riproporre l&#8217;ennesimo intelligente album con l&#8217;ennesima intelligente reincarnazione dei suoi <strong>Bluesbreakers</strong>, con l&#8217;ennesimo nuovo giovanissimo talento al suo interno. <strong>Clapton,</strong> <strong>Page</strong>, <strong>Beck</strong>&#8230; giusto per dire!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima band nel 1962, i <strong>Powerhouse Four,</strong> sula strada tracciata da <strong>Pinetop Perkins </strong>e <strong>Sonny Boy Williamson</strong>, anche se la sua più grande influenza, fu <strong>J.B Lenoir</strong>. Diventò uno degli ospiti fissi delle serate al <strong>Marquee Moon</strong> di <strong>Londra</strong> coi suoi <strong>Bluesbreakers</strong>, un’orchestra in continuo cambiamento, capace di produrre musica da far invidia ai colleghi d&#8217;Oltreoceano.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bb-with-clapton.jpg" alt="Bb With Clapton" class="wp-image-17811" style="width:349px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bb-with-clapton.jpg 640w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bb-with-clapton-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bb-with-clapton-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bb-with-clapton-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eric Clapton </strong>con lui si cimentò con il <em>blues di Chicago</em> in salsa un po&#8217; rock; <strong>Mick Taylor </strong>esordì da adolescente in <em>Crusade </em>(1967), per poi partecipare al magnifico concept-album <em>Blues from Laurel Canyon</em>; <strong>Peter Green</strong> con <em>Hard Road</em>, sempre nel 1967; <strong>Freddy Robinson</strong> nello straordinario <em>Jazz Blues Fusion</em> del1972, a mio modesto parare il suo capolavoro; <strong>Jon Mark</strong> con il suo <em>fingerstyle</em> nell’incantevole <strong>Empty Rooms</strong>; e poi una lista infinita, da <strong>Coco Montoya </strong>a <strong>Buddy Whittington</strong>, <strong>Rocky Athas</strong>, <strong>Joe Walsh</strong>, <strong>Andy Fairweather-Low</strong>, <strong>Carolyne Wonderland</strong>. Questo per limitarsi a quelli che ufficialmente han fatto parte dei <strong>Bluesbreakers</strong>. Poi dovremmo aggiungerci i vari ospiti, come <strong>Steve Cropper</strong>, <strong>Steve Miller</strong>, <strong>Joe Bonamassa</strong>, <strong>Jeff Healy</strong>, <strong>Billy Gibbons</strong>, <strong>Walter Trout</strong>.<br>Ma <strong>John Mayall</strong>, <em>cantante</em> e soprattutto <em>armonicista</em> eccelso, ma anche <em>tastierista</em> e <em>chitarrista</em>, attraverso i <strong>Bluesbreakers</strong> ha dato spazio anche ad altri strumentisti, oltre i <em>chitarristi</em>: come non pensare ai <em>sassofonisti</em> <strong>Chris Mercer</strong> e <strong>Dick-Heckstall Smith</strong>, a un <em>batterista </em>come <strong>Jon Hiseman</strong> nello sperimentale <em>Bare Wires</em> del 1968. Per non dire dei <em>bassisti</em>: <strong>Jack Bruce</strong>, <strong>Tony Reeves</strong>, <strong>John Mc Vie</strong>, <strong>Greg Rzab</strong>, dei <em>batteristi</em> <strong>Mick Fleetwood</strong>, <strong>Ainsley Dunbar</strong>, <strong>Hughie Flint</strong>, <strong>Colin Allen</strong>. Punto!</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/laurel-canyon.jpg" alt="Laurel Canyon" class="wp-image-17812" style="width:291px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/laurel-canyon.jpg 640w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/laurel-canyon-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/laurel-canyon-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/laurel-canyon-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mayall </strong>ha shackerato <em>skiffle</em> e <em>folk</em> che inondavano i club di <strong>Londra</strong> e <strong>Manchester</strong> in un sound più crudo e moderno, con un approccio più spregiudicato al blues, sapendo anche rinunciare alla <em>batteria</em>, proprio negli anni in cui andava di moda il <strong>power-trio</strong>. Pur senza rinunciare alle suggestioni e ai colori di certa <em>psichedelia californiana</em>.<br>Sono gli anni di <em>Blues from Laurel Canyon</em> ed <em>Empty Rooms</em>, con <strong>Larry Taylor</strong> dei<strong> Canned Heat</strong>, band amatissima da <strong>Mayall</strong> e il <em>flauto</em> di <strong>Johnny Almond</strong> e poi l’altro grande <em>live al Fillmore East The Turning Point</em>. Poi l&#8217;improvvisa svolta tutta elettrica con una super-band tutta americana con il <em>chitarrista</em> dei <strong>Canned Heat</strong>, <strong>Harvey Mandel</strong>, il funambolico <em>violinista</em> <strong>Sugan Cane Harris</strong>: <em>Usa Union</em> (1970), poco prima del doppio album del 1971 <strong>Back to The Roots</strong>, registrato tra <strong>Los Angeles</strong> (dove <strong>Mayall</strong> ormai viveva) e <strong>Londra</strong>, con cui assieme ai gli amici di sempre, <strong>Clapton</strong> e <strong>Taylor </strong>e il <em>batterista </em> <strong>Keef Hartley</strong>, chiude un’epoca memorabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo alcuni anni nell&#8217;arco dei quali molti avevano ipotizzato un suo declino, nel 1984 <strong>John Mayall r</strong>iporta in auge i <strong>Bluesbreakers</strong> cper una serie di disco di buon livello tra i quali <em>Padlock on the Blues (</em>1999)  con <strong>John Lee Hooker</strong>, <strong>Along for The Ride </strong>del 2001 accreditato a <strong>John Mayall and Friends </strong>e il concerto del 19 luglio 2003 alla<strong> Liverpool Arena</strong>, ripreso anche in DVD, dove festeggia i suoi settant&#8217;anni con i suoi <em>alunni </em><strong>Clapton</strong>, <strong>Chris Barber</strong>, <strong>Mick Taylor</strong>, oltre all’immancabile <strong>Buddy Whittington</strong> e all’<em>organista</em> <strong>Tom Canning</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="640" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/padlockon-the-blues.jpg" alt="Padlockon The Blues" class="wp-image-17813" style="width:211px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/padlockon-the-blues.jpg 640w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/padlockon-the-blues-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/padlockon-the-blues-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/padlockon-the-blues-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Una bella panoramica di quegli anni è raccolta nel box del 2006 di 5CD della <strong>Eagle Records, </strong><em>Essentially John Mayall,</em> mentre <em>John Mayall So Many Roads </em>è una bella antologia della <strong>Universal</strong> del 2010 che copre il decennio d’oro 1964-1974. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ultimo periodo è consigliabile <em>Find Way To Care</em> (2015), <em>Talk About That </em>dell’anno seguente e <em>Nobody Told Me</em> (2019) dove sono presenti <strong>Bonamassa</strong>, <strong>Larry Mc Cray</strong>, <strong>Todd Rundgren</strong>, <strong>Steven Van Zandt</strong> e <strong>Carolyn Wonderland</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E sempre, come lo vedemmo a <strong>Udine</strong> a metà anni Duemila, nel corso di una memorabile serata di <strong>Folkest </strong>al <em>castello di Udine</em>, a vendere dischi, merchandise e firmare autografi al banhetto a ogni fine concerto.<br></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/1933-2024-john-mayal/">1933-2024 JOHN MAYAL</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Cek and The Stompers &#8211; Mr. Red &#8211; Gulf Coast Records 2024</title>
		<link>https://www.folkbulletin.com/cek-and-the-stompers-mr-red-gulf-coast-records-2024/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 10:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo lavoro discografico di Cek Franceschetti  &#38; The Stompers rappresenta una virata significativa nella sua carriera artistica. Prodotto da Luca Manenti, batte i sentieri della roots music americana con un pugno di canzoni che mescolano al blues di base interessanti atmosfere folk, con un mix che inevitabilmente fa venire alla mente Ry Cooder o Son House. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="461" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/cek-the-stompers.jpg" alt="Cek The Stompers" class="wp-image-17689" style="width:484px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/cek-the-stompers.jpg 750w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/cek-the-stompers-300x184.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo lavoro discografico di <strong>Cek Franceschetti  &amp; The Stompers </strong>rappresenta una virata significativa nella sua carriera artistica. Prodotto da <strong>Luca Manenti</strong>, batte i sentieri della <em>roots music</em> americana con un pugno di canzoni che mescolano al <em>blues</em> di base interessanti atmosfere <em>folk</em>, con un mix che inevitabilmente fa venire alla mente <strong>Ry Cooder</strong> o <strong>Son House</strong>. Il lavoro viene pubblicato e distribuito in tutto il  mercato mondiale dalla prestigiosa etichetta americana <strong>Gulf Coast Records</strong>, scuderia  di grandi artisti  blues quali: <em>Mike Zito, Popa Chubby, Blood Brothers, Jason Ricci, Joanna Connor</em> e da oggi anche<em> Cek &amp; The Stompers.</em><br>L’album è dedicato al grande bluesman americano <strong>Louisiana Red</strong> ed è composto da dodici brani (undici dei quali originali composti da <strong>Cek</strong>, fatta eccezione per <em>Please Me</em> di <strong>Laura Domeneghini</strong>  e la cover <em>Thirteen Days</em> rivisitata e interpretata con il classico piglio di <strong>Cek.</strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Franceschetti </strong><em>canta</em>, suona la <em>chitarra resofonica</em> e si avvale della collaborazione di un pugno di valenti musicisti: <strong>Luca Manenti</strong>, cghe cura anche la produzione dell&#8217;album, alla <strong>chitarra elettrica</strong> e al <strong>mandolino</strong>, <strong>Andrea Corvaglia</strong> all&#8217;<em>armonica</em> e alla <em>voce</em>; <strong>Pietro</strong> Peg<em> </em><strong>Gozzini </strong>al <em>contrabbasso</em> e alla <em>voce</em> e <strong>Federica Zanotti</strong> alle <em>percussioni</em> e alla <strong>voce</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="586" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/mr-red_-1.jpg" alt="Mr Red 1" class="wp-image-17688" style="width:278px;height:auto" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/mr-red_-1.jpg 650w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/mr-red_-1-300x270.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Questa è la sequanza dei brani contenuti nel disco:<br>1) <em>The Peach And The Snake</em> (02,47) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>2) <em>Mr.Red</em> (03,04) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>3) <em>Juanita</em> (03,25) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>4) <em>Please Me</em> (03,25) (Laura Domeneghini)<br>5) <em>Breakin&#8217; Dea</em>l (04,13) (Cek Franceschetti)<br>6) <em>Love Corrida</em> (03,21) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>7) <em>The Hat</em> (03,51) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>8) <em>Fairy Tales</em> (03,49) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>9) <em>Seventh Heaven</em> (03,19) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>10) <em>Once Upon A time In The South</em> (03,42) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>11) <em>Goin&#8217; to The Circus</em> (03,02) (Cek Franceschetti, Luca Manenti)<br>12) <em>Thirteen Days</em> (02,53) (J.J Cale)<br> </p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Artista</td><td>Cek and The Stompers </td></tr><tr><td>Titolo</td><td>Mr. Red</td></tr><tr><td>Label&nbsp;</td><td>Gulf Coast Records</td></tr><tr><td>Supporto&nbsp;</td><td>CD</td></tr><tr><td>Anno</td><td>2024</td></tr><tr><td>Sito</td><td><a href="http://www.gulfcoastrecords.net" title="">http://www.gulfcoastrecords.net</a></td></tr></tbody></table></figure>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/cek-and-the-stompers-mr-red-gulf-coast-records-2024/">Cek and The Stompers – Mr. Red – Gulf Coast Records 2024</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Fabrizio Poggi – Basement Blues &#8211; Appaloosa Records/IRD, 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2023 14:39:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Felice Colussi Basement Blues è un album nel quale sono raccolti tredici brani, tutti racchiusi in un periodo di tempo che va tra il 2008 e il 2015. Inediti e rarità incisi sia dal vivo che in studio. Molti gli ospiti di grande rilievo come Garth Hudson di The Band, Ronnie Earl e Guy [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Felice Colussi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Basement Blues</em> è un album nel quale sono raccolti tredici brani, tutti racchiusi in un periodo di tempo che va tra il 2008 e il 2015. Inediti e rarità incisi sia dal vivo che in studio. Molti gli ospiti di grande rilievo come <strong>Garth Hudson</strong> di <strong>The Band</strong>, <strong>Ronnie Earl</strong> e <strong>Guy Davis</strong> e, ci sia consentito, il nostro amatissimo <strong>Roberto G. Sacchi</strong>, direttore e colonna di questa nostra testata dagli anni Ottanta fino al 2015. Il riferimento alla leggendaria casa <strong>Big Pink</strong>, legata a <strong>Bob Dylan</strong> e <strong>The Band</strong>, dove vennero registrati i famosi <strong>Basement Tapes</strong> è evidente e dichiarato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="391" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabrizio-poggi-6751.jpg" alt="Fabrizio Poggi 6751" class="wp-image-17433" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabrizio-poggi-6751.jpg 960w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabrizio-poggi-6751-300x122.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabrizio-poggi-6751-768x313.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Poggi</strong> stesso dichiara: </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il mio incontro con il blues è avvenuto tanti anni fa, alla fine degli anni Settanta, quando vidi per la prima volta al cinema </em>The Last Waltz<em>, il film d’addio di </em>The Band <em>e venni folgorato dal carisma di </em>Muddy Waters <em>e dall’incredibile suono dell’armonica di </em>Paul Butterfield<em>!</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, ancora una volta, <strong>Fabrizio Poggi </strong>rende omaggio alla sua passione per i suoi maestri blues, ripportandoci alla temperie culturali di quanto fu folgorato sulla via delle dodici battute!</p>



<p class="wp-block-paragraph">I brani scorrono via leggeri, con ciascuno la sua parte di magia e di differenti emozioni. Ecco&#8230; se dovessimo sintetizzare in qualche questo disco di <strong>Fabrizio Poggi</strong>, dovremmo parlare di <em>una grande bellezza</em>&#8230; Che dite? L&#8217;hanno già usata. Eh, va beh&#8230; ma non parlava certo di blues, né di queste belle emozioni. Procuratevi questo disco, a ogni costo!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabriziopoggi-basementblues.jpg" alt="Fabriziopoggi Basementblues" class="wp-image-17434" width="592" height="592" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabriziopoggi-basementblues.jpg 640w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabriziopoggi-basementblues-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabriziopoggi-basementblues-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fabriziopoggi-basementblues-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Artista</td><td>FABRIZIO POGGI</td></tr><tr><td>Titolo</td><td><em>BASEMENT BLUES</em></td></tr><tr><td>Label&nbsp;</td><td>Appaloosa Records/IRD/ Distr.. Egea Music e Pirames International</td></tr><tr><td>Supporto&nbsp;</td><td>CD</td></tr><tr><td>Anno</td><td>2022</td></tr><tr><td>Sito</td><td><a href="http://www.chickenmambo.com/ita/biografia/" title="">www.chickenmambo.com</a></td></tr></tbody></table></figure>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/fabrizio-poggi-basement-blues-appaloosa-records-ird-2022/">Fabrizio Poggi – Basement Blues – Appaloosa Records/IRD, 2022</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>COREY HARRIS &#8211; THE INSURRECTION BLUES &#8211; Bloos Records CD, 2001</title>
		<link>https://www.folkbulletin.com/corey-harris-the-insurrection-blues-bloos-records-cd-2001/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 09:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blues Borders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gianni Giusti Una ventina di album a suo nome in trentasei anni, dopo il folgorante esordio di Between Midnight and Day. Ha preso parte a dischi di spessore come le Mermaid Sessions, collaborando anche con Alì Farka Toure.&#160;Corey Harris è stato più volte ospite del nostro paese, dove ha sempre ottenuto un buon riscontro.Proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Gianni Giusti</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-lunga.jpg" alt="Corey Harris Lunga" class="wp-image-17195" width="1170" height="652" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-lunga.jpg 940w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-lunga-300x167.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-lunga-768x428.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-lunga-630x350.jpg 630w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ventina di album a suo nome in trentasei anni, dopo il folgorante esordio di<em> Betwe</em>en Midnight and Day. Ha preso parte a dischi di spessore come le <em>Mermaid Sessions,</em> collaborando anche con <strong>Alì Farka Toure</strong>.&nbsp;<strong>Corey Harris</strong> è stato più volte ospite del nostro paese, dove ha sempre ottenuto un buon riscontro.<br>Proprio in Italia, bloccato senza possibilità di rientro negli <em>Stati Uniti</em> durante il periodo della quarantena, s’è messo a lavorare al progetto di questo lavoro discografico, che desse un seguito al suo precedente <em>Free Water Way </em>del 2018.<br>Ben quattordici sono le canzoni contenute nell’album, ispirate agli assurdi avvenimenti culminati con l’assolto al <em>Campidoglio</em> a <strong>Washington</strong> il 6 gennaio 2021, alternando classici del blues come <em>Special Rider Blues </em>di <strong>Skip James</strong>, o in <em>You Gonna Quita Me Baby </em>di <strong>Blind Blake</strong>, ma anche in <em>Some Of These Days</em> che molti appassionati ricordano nella versione di <strong>Charley Patton</strong>.<br><em>Come afroamericano che vive in America, e come discendente di schiavi che hanno costruito questo paese</em> &#8211; afferma Harris &#8211; <em>sto cercando di comprendere i meccanismi di sopravvivenza che hanno portato le persone a perseverare nei momenti difficili. E quando penso a questo, ho sempre in mente il Blues.The&nbsp;Insurrection Blues è &nbsp;uno sguardo inflessibile al desiderio e alla distruzione dell&#8217;America del XXI secolo.</em><br><em>The Insurrection Blues</em> è stato registrato nel corso di una sessione eseguita il 21 Maggio 2021 ad <strong>Atri</strong>, in <em>Abruzzo</em>, dove <strong>Harris</strong> ha passato il periodo della pandemia prima di tornare negli <em>Stati Uniti</em>; vi hanno collaborato l’<em>armonicista </em><strong>Phil Wiggins </strong>e il <em>mandolinista</em> <strong>Lino Muoio</strong> su due brani.<br>Bel disco, da ascoltare e possedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-the-insurrection-blues.jpg" alt="Corey Harris The Insurrection Blues" class="wp-image-17196" width="459" height="459" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-the-insurrection-blues.jpg 650w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-the-insurrection-blues-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-the-insurrection-blues-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/corey-harris-the-insurrection-blues-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 459px) 100vw, 459px" /></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Artista</td><td>COREY HARRIS</td></tr><tr><td>Titolo</td><td><em>The Insurrection Blues</em></td></tr><tr><td>Label&nbsp;</td><td>Bloos Records</td></tr><tr><td>Supporto&nbsp;</td><td>CD</td></tr><tr><td>Anno</td><td>2021</td></tr><tr><td>Sito</td><td><a href="https://bloosrecords.com/Corey-Harris-THE-INSURRECTION-BLUES-CD-p392702129" title="https://bloosrecords.com/Corey-Harris-THE-INSURRECTION-BLUES-CD-p392702129">https://bloosrecords.com/Corey-Harris-THE-INSURRECTION-BLUES-CD-p392702129</a></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/corey-harris-the-insurrection-blues-bloos-records-cd-2001/">COREY HARRIS – THE INSURRECTION BLUES – Bloos Records CD, 2001</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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