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	<title>Libri e Riviste | Folk Bulletin</title>
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	<description>Il portale del folk in Italia</description>
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		<title>STORIE FOLK</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 09:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storie folk: il racconto del movimento revivalistico nato negli anni Settanta e Ottanta a cura di Tiziano Menduto In quello che, ormai, è il secolo scorso, gli anni Ottanta sono stati considerati un periodo di riflusso, di allontanamento dal clima ideologico dei decenni precedenti, di disimpegno sociale. Personalmente ricordo un clima diverso. Ricordo la voglia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">Storie folk: il racconto del movimento revivalistico nato negli anni Settanta e Ottanta</p>



<p class="wp-block-paragraph">a cura di <em>Tiziano Menduto</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/testata-storie-folk.jpg" alt="Testata Storie Folk" class="wp-image-16991" width="1144" height="398" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/testata-storie-folk.jpg 960w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/testata-storie-folk-300x104.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/testata-storie-folk-768x267.jpg 768w" sizes="(max-width: 1144px) 100vw, 1144px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In quello che, ormai, è il secolo scorso, gli anni Ottanta sono stati considerati un periodo di riflusso, di allontanamento dal clima ideologico dei decenni precedenti, di disimpegno sociale. Personalmente ricordo un clima diverso. Ricordo la voglia di tanti giovani di incontrarsi per sperimentare nuove modalità di stare assieme attraverso musiche e danze di tradizione. È di quel periodo la nascita di tante associazioni, la riscoperta di vecchi/nuovi strumenti musicali, l’organizzazione di concerti e di corsi di musica e danza, la voglia di scriverne per saziare la fame di una cultura di cui intuivamo l’importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa è stato quel periodo di riscoperta del mondo della tradizione? Un insieme informe di iniziative locali non coerenti tra loro o un vero e proprio <em>movimento di revival</em>? Per rispondere a questa domanda, per permetterci di comprendere la vera dimensione di quella storia e fornire alle nuove realtà strumenti e spunti per continuarla, è opportuna la lettura di un recente libro di uno dei tanti protagonisti di quel movimento, <strong>Maurizio Berselli</strong>, musicista e fondatore di uno storico mensile di informazione sugli avvenimenti nel mondo del folk (<strong>STRAbollettino</strong>).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/maurizio-berselli.jpg" alt="Maurizio Berselli" class="wp-image-16984" width="1135" height="913" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/maurizio-berselli.jpg 926w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/maurizio-berselli-300x241.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/maurizio-berselli-768x618.jpg 768w" sizes="(max-width: 1135px) 100vw, 1135px" /><figcaption>Maurizio Berselli</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo libro &#8211; <strong>STORIE FOLK</strong><em> &#8211; Il folk revival nell’Italia settentrionale e centrale raccontato dai protagonisti</em> – racconta il movimento di folk revival partito dalla metà degli anni Settanta e per farlo usa una forma, una modalità, che costituisce il punto di forza di questo lavoro. Il libro si presenta come un <em>racconto di racconti</em>, come la raccolta di <em>tante storie che compongono un’unica storia</em>. Non vuole avere un taglio accademico riservato a pochi studiosi, vuole documentare un percorso attraverso il coinvolgimento diretto dei protagonisti (<em>musicisti, organizzatori, insegnanti di danza, ricercatori</em>, …) che hanno partecipato alla raccolta delle informazioni e delle schede.Proprio a partire dalla particolare forma del libro, mi è sembrato che per presentarlo fosse necessaria, più che una recensione, un’intervista.<br>Serviva il <em>racconto</em> di <strong>Berselli</strong> stesso, la sua esperienza, le sue sensazioni e scoperte nel lungo lavoro propedeutico alle quattrocento pagine del libro (arricchite da una chiavetta USB con immagini, manifesti, reperti fotografici, link a siti in rete, …).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di lasciare spazio alle mie domande e alle sue risposte, non posso però non sottolineare un’importante dedica del libro. Il libro è dedicato all’amico <strong>Roberto G. Sacchi</strong> a cui noi tutti – <em>musicisti, danzatori, giornalisti </em>o anche solo <em>appassionati di musica folk</em> – dobbiamo molto. Una persona che, come molti lettori ricorderanno, ha dedicato a <strong>Folk Bulletin</strong> almeno due decenni di passione, dirigendolo e facendolo diventare uno dei principali punti di riferimento e di raccordo del movimento che il libro di <strong>Maurizio Berselli </strong>ben documenta.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/strabollettino-1.jpg" alt="Strabollettino 1" class="wp-image-16988" width="472" height="654" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/strabollettino-1.jpg 667w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/strabollettino-1-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /><figcaption>Strabollettino 1</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Folk Bulletin: <em>Partiamo da una domanda che può essere il punto di partenza e quello di arrivo per raccontare questa tua avventura. Come ti è venuta l’idea di scrivere </em>Storie Folk?<em> Quando e perché hai sentito l’esigenza di raccontare, di documentare la storia di questo movimento?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Maurizio Berselli:</em> L’idea di scrivere <strong>STORIE FOLK</strong> mi è venuta nel settembre 2016, dopo aver riordinato la documentazione che avevo accumulato negli anni Ottanta sul <em>folk revival italiano</em>. In quegli anni infatti curavo lo <strong>STRAbollettino</strong>, mensile di informazione su quanto accadeva nell’ambito del folk, in prevalenza nell’Italia settentrionale e centrale, e ricevevo quindi tantissimo materiale: <em>schede dei gruppi, locandine, manifesti, musicassette, dischi, libri, pubblicazioni, dispense</em>.<br>Fondato da me e dal mio gruppo <strong>Suonabanda</strong> nel 1984, lo <strong>STRAbollettino</strong> veniva spedito per posta agli abbonati e ha svolto un importante lavoro di informazione fino al 1990, quando è confluito in<strong> FB Folk Bulletin</strong> come rubrica fissa. Diventato in breve tempo un importante punto di riferimento tra le tante realtà esistenti, soprattutto quelle del Nord e del Centro Italia, lo <strong>STRAbollettino</strong> è stato per me una bellissima opportunità per conoscere gran parte dei protagonisti di quegli anni.<br>Grazie alla documentazione raccolta con lo <strong>STRAbollettino</strong> sono riuscito ad avere un quadro generale e insieme dettagliato, regione per regione, di protagonisti e avvenimenti folk degli anni Settanta e Ottanta, nel complesso un’importante e composita storia che, ho pensato, non poteva non essere raccontata. In quel periodo è praticamente nato un <em>secondo movimento di folk revival </em>dedito alla <em>ricerca</em>, alla<em> documentazione</em> e alla <em>riproposta </em>delle <em>musiche</em>, degli <em>strumenti</em>, delle <em>danze </em>e dei <em>canti tradizionali</em>. Di esso si è parlato e scritto poco e marginalmente. Ho pensato quindi fosse necessario raccontarne le vicende e così, anche un po’ incoscientemente dato che non avevo precedenti esperienze letterarie, ho deciso di avventurarmi in questa impresa. Ho contattato direttamente i protagonisti, invitando ciascuno a portare la propria testimonianza e condividere materiali che documentassero la propria storia. Con mia grande soddisfazione, il consenso è stato unanime e c’è stato molto interesse da parte della stragrande maggioranza di coloro che ho interpellato.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">F. B.:<em> Nel libro hai limitato la trattazione al folk revival di Nord e Centro Italia. Effettivamente ricordo che nelle prime riunioni (negli anni Ottanta) per creare un coordinamento tra i gruppi le realtà del Sud Italia erano sporadiche. L’impressione era che quelle realtà avessero storie ed esigenze diverse. Cosa ne pensi? Come mai hai scelto di occuparti solo di Nord e Centro Italia?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>M.B.</em> Come ricordi anche tu, negli anni Ottanta i rapporti con il folk revival del Sud e delle isole erano pochi e sporadici; ricordo che avevamo contatti costanti con il gruppo calabrese <strong>Re Niliu</strong>, arrivavano poche notizie, giusto qualche scheda di presentazione di gruppi con i quali però non si è mai riusciti a creare un collegamento. Le esigenze forse erano le stesse e anche le storie e le motivazioni non penso fossero diverse dalle nostre, però sta di fatto che abbiamo vissuto in mondi separati, probabilmente anche per una semplice questione di distanza geografica. Avendo quindi poche conoscenze e scarsa documentazione, ho scelto di limitarmi a trattare ciò che meglio conoscevo, appunto il folk revival del Nord e del Centro Italia. Il mio auspicio è che qualcuno in futuro, magari stimolato dal mio libro, si impegni in un lavoro simile e completi il quadro nazionale raccontando di quanto accaduto nel Sud e nelle isole.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">F. B.: <em>Nel libro tu descrivi i protagonisti del folk revival come anelli di congiunzione tra mondi diversi. Sono state molte le esperienze di reale contatto con i </em>portatori di tradizione<em>? Quanto sono importanti per le nuove generazioni questi </em>anelli di congiunzione<em>?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">M.B.: Sono domande alle quali le testimonianze raccolte danno precise risposte. Si evince infatti che tanti protagonisti degli anni Settanta e Ottanta hanno avuto un contatto diretto con i <em>portatori di tradizione</em>, riuscendo a conoscere e frequentare gli interpreti che tenevano vivi la <em>musica</em>, il<em> ballo </em>e i <em>canti tradizionali </em>nel proprio territorio, nella propria comunità e quelli che, anche se non più attivi, erano depositari della memoria di <em>musiche, balli </em>e <em>canti tradizionali</em> del passato non più in uso. C’è stato un passaggio diretto di repertori a una nuova generazione, prevalentemente inserita in un ambito urbano, ma in molti casi radicata anche nei contesti originari. Questo ha fatto sì che il patrimonio culturale espresso dalla civiltà contadina non andasse disperso, ma potesse avere una continuità in ambito urbano con un processo di rivalorizzazione e rifunzionalizzazione, e una continuità nei luoghi originari dove la tradizione non si era mai interrotta. E così, a vario titolo e in modi differenti, si è continuato a suonare, a ballare, a cantare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo quarant’anni, con il venir meno di quasi tutti quegli anziani <em>portatori di tradizione</em> che ci hanno trasmesso i <em>balli, le musiche</em> e i <em>canti</em>, penso che i protagonisti di <strong>STORIE FOLK</strong> possano essere considerati oggi come <em>nuovi</em> punti di riferimento soprattutto per i giovani, che nulla sanno di quella storia. Ho cercato quindi di far conoscere e valorizzare il loro lavoro documentando le innumerevoli esperienze che si sono susseguite, molte delle quali tuttora continuano. Il libro vuole essere una sorta di guida al variegato mondo del folk revival in Italia dagli inizi, per poi appunto soffermarsi in particolare sugli anni Settanta e Ottanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">F.B.: <em>Nel libro tu racconti almeno due movimenti di folk revival: quello degli anni Cinquanta/Settanta e quello partito negli anni Ottanta o poco prima. Quali sono state le differenze tra i due movimenti? Pensi che il movimento iniziato intorno agli anni Ottanta sia ancora attivo, si sia esaurito o si sia trasformato in qualcosa di diverso?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>M.B.</em>: Nella seconda metà degli anni Settanta c’è praticamente stato un <em>passaggio di testimone</em> dalla prima esperienza di <em>folk revival</em> – dalla fine degli anni Cinquanta ai Settanta – basata sull’interesse per la <em>cultura popolare</em>, <em>l&#8217;altra cultura</em> del <em>canto sociale</em>,<em> di protesta</em> e <em>di lotta</em>, a una seconda esperienza – negli ultimi anni Settanta e negli anni Ottanta – dedita soprattutto alla riscoperta e alla valorizzazione delle <em>musiche strumentali </em>e degli <em>strumenti</em>, delle <em>danze</em> e delle <em>musiche da danza</em>. Si è trattato di una sorta di dissolvenza incrociata: mentre diminuiva l’interesse, fortemente connotato politicamente, per le <em>canzoni di protesta</em> e di <em>lotta</em>, nasceva e cresceva l’interesse per le <em>musiche</em>, gli <em>strumenti </em>e i <em>balli tradizionali </em>grazie sia a formazioni propriamente musicali, sia a gruppi che riproponevano la pratica del<em> ballo popolare</em>. Le due tendenze, l’una più politica e ideologica, l’altra invece finalizzata a recuperare e rimodulare forme aggregative tipiche della civiltà contadina, hanno convissuto per alcuni anni, distinguendosi pienamente verso l’inizio degli anni Settanta.<br>La maggior parte delle storie raccontate nel libro sono agganciabili al presente, nel senso che i protagonisti sono ancora in attività. Negli anni Novanta e Duemila sono nate altre realtà, altri gruppi che hanno dato continuità al <em>movimento revivalistico</em>. Possiamo dire che vi è stata un’ulteriore trasformazione: negli anni Ottanta e Novanta le proposte musicali erano distribuite capillarmente e vi era una buona partecipazione di pubblico ai concerti; successivamente, l’interesse per la musica da ascolto ha iniziato a diminuire ed è cresciuto l’interesse per il ballo, fino ad arrivare all’attuale bal folk, molto amato e partecipato.<br>La storia, dunque, continua e questo è importante e mi conforta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">F.B.: <em>Negli anni scorsi è stato pubblicato un altro libro, di </em>Goffredo Plastino<em>, che parla di movimenti di folk revival, di movimenti di interesse per il mondo della tradizione orale. Tuttavia, questo libro appare molto diverso e pochi dei protagonisti che tu descrivi sono anche solo citati. Quali sono, a tuo parere, le differenze più rilevanti con il tuo lavoro?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">M.B.: In effetti i due volumi hanno un taglio completamente diverso, <em>documentativo</em> con un <em>articolato approccio critico</em> quello di <strong>Plastino</strong>, <em>documentativo</em> e <em>narrativo</em> il mio. <strong>STORIE FOLK</strong> è una <em>narrazione corale</em> nata dal coinvolgimento diretto dei protagonisti, ciascuno dei quali ha consegnato il racconto della propria storia. Sono storie che ho scelto di riportare nelle pagine del libro in forma ridotta, facendo tuttavia ampio uso di <em>citazioni</em> per preservare lo spessore, il colore e l’espressività delle testimonianze originarie, evitando semplificazioni o interpretazioni che potessero essere fuorvianti. Le storie integrali, con<em> fotografie</em>, <em>bibliografie</em>, <em>discografie</em> e tanto altro, sono consultabili nella chiavetta USB card allegata al libro. Come tu sottolinei, la maggior parte dei protagonisti che si sono raccontati in <strong>STORIE FOLK</strong> non sono presenti nel volume di <strong>Plastino</strong>. Ciò forse è dipeso dal fatto che con il mio libro non ho voluto raccontare di questo o quel musicista, di questo o quel gruppo, ma di un movimento cui hanno contributo in vari modi &#8211; chi a titolo amatoriale, chi in veste professionale – tanti soggetti. Ho voluto dare a tutti, <em>maggiori</em> e <em>minori</em>, pari dignità in quanto tutti partecipi di un unico grande progetto culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">F.B.: <em>Il tuo libro si propone come un racconto di racconti vari che hai raccolto e riproposto. C’è qualche racconto, qualche storia che ti ha particolarmente sorpreso o che ritieni particolarmente significativa?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">M.B.: Si, il libro è proprio un racconto di racconti, tante storie che compongono un’unica storia, tante storie differenti eppure con tratti comuni, tutte significative poiché legate da un duplice filo conduttore: la passione per le musiche, i canti, le danze tradizionali; una dedizione personale coniugata a un’esperienza sociale collettiva.<br>Faccio quindi fatica a fare la classificazione del più o meno significativo, del più o meno importante.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/folkbulletin_2003-1.jpg" alt="Folkbulletin 2003 1" class="wp-image-16989" width="399" height="575" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/folkbulletin_2003-1.jpg 642w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/folkbulletin_2003-1-208x300.jpg 208w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption>Folkbulletin 2003 1</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">F.B.: <em>La storia del movimento folk deve molto anche alle riviste che sono state un punto di riferimento per le persone che si avvicinavano al mondo del folk. E non è un caso che il libro sia dedicato a un amico comune, <strong>Roberto Sacchi</strong>, che è stato tra i fondatori e poi ha diretto per circa trent’anni<strong> Folk Bulletin</strong>. Quanto pensi siano stati importanti questi punti di riferimento?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">M.B.: Le riviste diffuse negli anni ’80 erano poche, assolutamente fondamentali per chi voleva vivere il mondo del folk revival in quanto attorno c’era il vuoto.<br>La più longeva è sicuramente <strong>FB Folk Bulletin</strong>, ancora oggi presente! Come pure longevo è stato lo <strong>Strabollettino</strong> che, fondato nel 1984, ha avuto vita autonoma fino al 1990 e, come sopra ricordato, ha continuato fino alla seconda decade degli anni 2000 incluso in <strong>FB Folk Bulletin</strong>.<br><strong>FB Folk Bulletin </strong>è stato sicuramente la rivista più importante del settore, per anni praticamente <em>la voce</em> del movimento revivalistico. Mi piace però ricordare anche le altre riviste di cui si parla nel libro: <strong>Folk Giornale</strong>, <strong>Hi,Folks!</strong>, <strong>Il Cantastorie</strong> tuttora presente on line, <strong>La Piva dal Carner</strong> e <strong>Folk Notes</strong> che, con temi e approcci diversi, hanno contribuito in maniera importante a far conoscere la cultura musicale di tradizione popolare italiana ed estera. Aggiungo la rivista <strong>World Music</strong>, che, essendo nata agli inizi del ’90, non è stata menzionata nel libro in quanto <em>fuori perimetro anni Settanta/Ottanta.</em>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/danze-01.jpg" alt="Danze 01" class="wp-image-16990" width="1140" height="771" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/danze-01.jpg 926w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/danze-01-300x203.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/danze-01-768x519.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">F.B. : <em>Concludi il libro auspicando che la storia continui senza dimenticare ciò che è stato recuperato. Tu hai avvertito forte questo rischio di mancanza di memoria? Quali pensi che sarà il futuro, reso ancora più incerto dalle conseguenze della pandemia, del movimento di folk revival? Un movimento ricco e articolato, come quello che abbiamo conosciuto noi, esisterà ancora?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">M.B.: Sì, il mio auspicio parte dal fatto che tutto il patrimonio culturale che è stato recuperato negli anni Settanta e Ottanta si stava perdendo ed è potuto arrivare fino a oggi grazie a una generazione di giovani appassionati, oggi sessantenni o settantenni. Ho quindi salutato con grande favore l’arrivo <em>in massa</em> dei giovani nel mondo del folk revival negli anni Duemila, perché sono loro, a mio avviso, che potranno continuare questa storia. Storia nella quale è stata ripresa e portata avanti la socialità espressa dalla civiltà contadina attraverso le musiche, le danze, i canti, rimodulata e rifunzionalizzata in ambito urbano. Ma per continuare questa storia è necessario conoscerla e <strong>STORIE FOLK</strong> è nato anche per questo, per mettere a disposizione dei giovani uno strumento che la racconti e la documenti, per consegnare a loro la memoria del passato.<br>Certo, la pandemia in atto ha praticamente interrotto da più di un anno una bella storia folk fondata sulla socialità e l’aggregazione, ma penso che quando usciremo da questa situazione tutto riprenderà, magari con maggior interesse, con maggior slancio. Le esperienze musicali attuali sono tante, i giovani musicisti non mancano, numerose sono le realtà dove si pratica la danza, gli appassionati al bal folk sono tanti, tanti sono i giovani e la voglia di tornare a stare insieme, di ballare, di ascoltare musica sarà tanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per avere informazioni e acquistare il libro: <em><a href="http://www.artestampaedizioni.it">www.artestampaedizioni.it</a></em></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/storie-folk/">STORIE FOLK</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Lares, Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, Anno LXXXVI, n. 1, gennaio-aprile 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Folk Bulletin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 15:25:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tito Saffioti Questo numero della nostra amata Lares è composto da una miscellanea di sette interventi preceduti da un articolo di Fabio Dei: Lares. Una rivista nella storia dell’antropologia italiana. Qui l’attuale direttore ripercorre la storia della rivista dalla sua fondazione ai giorni nostri. Egli suddivide la sua storia in vari cinque periodi strettamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">di <em>Tito Saffioti</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-testatina.jpg" alt="Lares Testatina" class="wp-image-16868" width="1210" height="648" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-testatina.jpg 618w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-testatina-300x161.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 1210px) 100vw, 1210px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questo numero della nostra amata <strong>Lares</strong> è composto da una miscellanea di sette interventi preceduti da un articolo di <strong>Fabio Dei:</strong> <em>Lares. Una rivista nella storia dell’antropologia italiana</em>. Qui l’attuale <em>direttore </em>ripercorre la storia della rivista dalla sua fondazione ai giorni nostri. Egli suddivide la sua storia in vari cinque periodi strettamente collegati alle personalità che la hanno diretta nel tempo. Il primo periodo, definito <em>La fondazione e la fase positivista</em>, va dall’anno della fondazione (1912) al 1915 è inizialmente legato al nome di <strong>Lamberto Loria</strong>. In seguito alla morte di <strong>Loria</strong> (avvenuta il 4 aprile 1913), che fece in tempo a vedere solo il primo numero, venne nominato il <em>filologo</em> e <em>letterato</em> <strong>Francesco Novati</strong>, che reggerà questo ruolo fino al primo numero dei 1915.<br>Vi fu poi una interruzione e, alla fine della <em>Prima Guerra Mondiale</em>, non vi furono le condizioni per una ripresa fino al 1930. Il periodo del fascismo (1930-1943) vede l’avvento di una figura che diverrà una figura cruciale della rivista fino alla sua dipartita, avvenuta nell’agosto del 1974:<strong> Paolo Toschi</strong>.<br>Questi, sia nel ruolo di <em>direttore</em>, sia di punto di riferimento, darà una impronta ben precisa, con l’introduzione anche del tema della <em>supremazia razziale</em>. Una nuova interruzione delle pubblicazioni avviene alla metà del 1943, ma l’intervento della <em>casa editrice </em><strong>Olschki </strong>consentirà l’anno successivo di continuare il lavoro su nuove basi e con una ben più ampia apertura verso le nuove istanze culturali e l’aggancio a correnti di pensiero di respiro europee e mondiali.<br>Dopo la morte di <strong>Toschi,</strong> assumerà la<em> direzione</em> <strong>Giovanni Battista Bronzini</strong>, che la terrà con mano salda fino alla sua scomparsa, nel 2002. Gli succederà una sua <em>allieva</em>, <strong>Vera Di Natale</strong>, e subito dopo subentrerà <strong>Pietro Clemente</strong> che reggerà questo compito fino al momento in cui abdicherà, quando nel 2018 andrà in pensione, lasciando il passo all’attuale <em>direttore </em><strong>Fabio Dei</strong>.<br>Ecco ora il resto dell’indice di questo numero: <strong>Davide Sparti</strong>, <em>Persone su misure. Pratiche di classificazione e controllo sociale</em>; <strong>Domenico Copertino</strong>, <em>Interpreti autorevoli: gli intellettuali pubblici tunisini e l’interpretazione autonoma delle fonti</em>; <strong>Adriano De Francesco</strong>, <em>Umiliare l’Altro: l’etica ordinaria dell’interazione in una classe di scuola media</em>; <strong>Lorenzo Urbano</strong>, <em>Una svolta etica? Prospettive e criticità dell’Ethical turn</em>; <strong>Marco Fabbrini</strong>, <em>I riti nuziali dell’Abruzzo dell’Ottocento attraverso l’Ethno-fiction dannunziana</em>; <strong>Caterina Di Pasquale</strong>, <em>Le memorie del cibo: tra genealogie cucinate, mangiate e raccontate</em>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-copertina.jpg" alt="Lares Copertina" class="wp-image-16869" width="574" height="822" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-copertina.jpg 643w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-copertina-209x300.jpg 209w" sizes="auto, (max-width: 574px) 100vw, 574px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/lares-quadrimestrale-di-studi-demoetnoantropologici-anno-lxxxvi-n-1-gennaio-aprile-2020/">Lares, Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, Anno LXXXVI, n. 1, gennaio-aprile 2020</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Rock is dead: la magica magia del raccontare storie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 17:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Felice Colussi Un titolo che poco lascia all’immaginazione ma che dietro la sua semplicità nasconde un mondo di storie. F.T. Sandman ed Episch Porzioni hanno modificato il loro celebre volume (luglio 2017) aggiungendo 19 nuove storie e 76 foto inedite: ed ecco la nuova edizione di Rock is dead: una raccolta di tutte le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" width="214" height="300" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-214x300.jpg" alt="Rock Is Dead Cover Alta" class="wp-image-16770" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-214x300.jpg 214w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-732x1024.jpg 732w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-768x1075.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-1097x1536.jpg 1097w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-1463x2048.jpg 1463w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/rock-is-dead-cover-alta-scaled.jpg 915w" sizes="auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">di <em>Felice Colussi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un titolo che poco lascia all’immaginazione ma che dietro la sua semplicità nasconde un mondo di storie.<strong> F.T. Sandman</strong> ed <strong>Episch Porzioni</strong> hanno modificato il loro celebre volume (luglio 2017) aggiungendo 19 nuove storie e 76 foto inedite: ed ecco la nuova edizione di <em>Rock is dead: </em>una raccolta di tutte le morti di artisti musicali del globo, avvenute in circostanze sospette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E attenzione: <strong>Sandman</strong> e <strong>Porzioni</strong> non si limitano ad analizzare i nomi più celebri del rock, ma si riportano alla luce le storie dei <em>rastafariani</em> come <strong>Bob Marley</strong>, di <em>compositori di musica classica</em> come <strong>Mozart</strong>, di <em>rapper</em> come <strong>Tupac</strong> e <strong>Notorious B.I.G</strong>, del re del pop: <strong>Michael Jackson</strong>; ma vengono analizzate anche le vicende di artisti meno noti al grande pubblico come <strong>Carlo Gesualdo</strong>, <strong>Casimir Oberfeld</strong> e <strong>Father Tod</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanti sono i misteri analizzati, troppe le domande che sorgono durante la lettura&#8230; <strong>Elvis</strong> è in realtà <strong>Orion</strong>? J<strong>im Morrison</strong> è morto o è fuggito e se è morto c’entra qualcosa il farmaco <strong>Marax</strong> &#8211; ritirato in seguito dalle case farmaceutiche perché causava arresto cardiaco, se assunto in combinazione con l’alcool -? Gli alieni sono collegati alla scomparsa di <strong>Jim Sullivan</strong>, come molti credono?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume è un viaggio nel tempo scandito dall’odore pungente della morte.</p>



<figure class="wp-block-image alignfull"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="227" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fede-ed-episch-300x227.png" alt="Fede Ed Episch" class="wp-image-16769" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fede-ed-episch-300x227.png 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/fede-ed-episch.png 720w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Gli autori</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Luglio 2017, dopo vent’anni di musica, <strong>F.T. Sandman</strong> ed<strong> Epish Porzioni</strong> decidono di scrivere un libro sulle morti più assurde dei musicisti. Creano un <em>format radiofonico</em> con lo stesso nome, un’idea accolta da <a href="http://radiopopolare.it">Radio popolare</a>. Il programma è seguito così tanto che viene confermato per altre tre stagioni. Gli autori sono convinti di non voler pubblicare un secondo libro o per lo meno non un seguito. Alla fine decidono di rispondere alla grande richiesta del pubblico con una raccolta contenente sia il materiale del primo libro, sia quello che sarebbe dovuto essere il secondo. Le storie sono introdotte da 76 foto inedite.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>F.T. Sandman</strong>, al secolo <em>Federico Traversa</em>, si occupa di musica e questioni sociali. Ha scritto libri e collaborato con molti volti noti della controcultura. La sua svolta come uomo e come scrittore è avvenuta grazie all&#8217;incontro con il noto prete genovese <strong>don Andrea Gallo</strong>, con cui ha firmato due libri di successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Epìsch Porzioni</strong> da sempre si occupa di musica. Ha pubblicato, fra i tanti suoi libri, <em>Lo Spettro &#8211; </em>prima biografia autorizzata del rapper <strong>Fabri Fibra</strong> &#8211; <em>Trent’Anni in Levare </em>(insieme a <strong>Bunna</strong> e <strong>Madaski</strong> degli <strong>Africa Unite</strong>), <em>Kurt Cobain Dossier</em> e <em>Chris Cornell L&#8217;Ultimo Martire del Grunge</em>. Al mondo chiede di essere amato ma da distante.</p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/rock-is-dead-la-magica-magia-del-raccontare-storie/">Rock is dead: la magica magia del raccontare storie</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Lares &#8211;  anno LXXXV, numero 3, settembre-dicembre 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 16:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lares. Rivista quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, a. LXXXV, n. 3, settembre-dicembre 2019. di Tito Saffioti Questo numero della rivista folklorica più antica d’Italia (e forse d’Europa) è dedicato alla medicina popolare, ma si annuncia anche particolarmente interessante e il perché lo scoprirete leggendo l’indice che, come d’abitudine, riportiamo per intero. La piacevole sorpresa sta in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;">Lares. Rivista quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, a. LXXXV, n. 3, settembre-dicembre 2019.</h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-16639" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lar-300x300.jpg" alt="Lar" width="300" height="300" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lar-300x300.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lar-150x150.jpg 150w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lar-100x100.jpg 100w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lar.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">di <em>Tito Saffioti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo numero della rivista folklorica più antica d’Italia (e forse d’Europa) è dedicato alla medicina popolare, ma si annuncia anche particolarmente interessante e il perché lo scoprirete leggendo l’indice che, come d’abitudine, riportiamo per intero. La piacevole sorpresa sta in coda (per una volta non si potrà dire in cauda venenum!), perché mi sembra proprio che sia un tema di estrema attualità trattato con gli strumenti ai nostri lettori molto cari dell’etnografia.<br />
Indice: <br />
Fabio Dei, <em>Editoriale</em>; <br />
Fabio Dei, <em>La categoria di medicina popolare nella storia degli studi demologici italiani</em>; <br />
Pier Luigi José Mannella, <em>Eziopatologie socio-simboliche in Sicilia. Una ricognizione</em>; <br />
Cristina Pozzi, <em>Decostruire e costruire: il ruolo dell’antropologia nell’analisi dell’interazione tra biomedicina e medicina cinese</em>; <br />
Isabella Riccò, <em>Pluralismo terapeutico e medicina popolare: dalla segnatura alle medicine alternative</em>; <br />
Giovanni Pizza, <em>La «medicina popolare» oggi. Un commento</em>; <br />
Alessandro Simonicca, <em>Fra culture professionali e missione dell’antropologo</em>; <br />
Maurizio Bertolotti, <em>La regina che proibì ai suoi sudditi di fare la cacca. Divagazioni intorno a un libro di Adriano Prosperi</em>; <br />
Fulvio Cozza,<em> Condividere l’immunità. Etnografia dell’emergenza Coronavirus in Italia</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16641" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-300x172-1-300x132.jpg" alt="Lares Maggio Agosto 2019 Copia 300x172" width="514" height="226" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-300x172-1-300x132.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-300x172-1.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px" /></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/lares-anno-lxxxv-numero-3-settembre-dicembre-2019/">Lares –  anno LXXXV, numero 3, settembre-dicembre 2019</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Cesare Bermani, Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone, Novara, Interlinea, 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 15:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Tito Saffioti Sicuramente non finiranno qui. Le ricerche di Cesare Bermani (e di altri valenti ricercatori come lui) intorno alle origini e all’evoluzione della celebre canzone non finiranno qui. Perché la storia di un canto popolare è fatta di infinite variazioni, contaminazioni, commistioni ecc. ecc. Questo, perlomeno, avveniva fino all’invenzione del nastro magnetico, perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Tito Saffioti</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16580" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bermani-bella-ciao-224x300.jpg" alt="Bermani Bella Ciao" width="659" height="883" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bermani-bella-ciao-224x300.jpg 224w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bermani-bella-ciao-765x1024.jpg 765w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bermani-bella-ciao-768x1028.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/bermani-bella-ciao-scaled.jpg 956w" sizes="auto, (max-width: 659px) 100vw, 659px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente non finiranno qui. Le ricerche di <strong>Cesare Bermani</strong> (e di altri valenti ricercatori come lui) intorno alle origini e all’evoluzione della celebre canzone non finiranno qui. Perché la storia di un canto popolare è fatta di infinite variazioni, contaminazioni, commistioni ecc. ecc.<br />
Questo, perlomeno, avveniva fino all’invenzione del nastro magnetico, perché dopo di allora la registrazione finiva col cristallizzare in maniera più o meno <em>definitiva</em> la forma di una canzone, sia nella sua componente testuale sia in quella musicale. E addio trasmissione orale!<br />
Occorre comunque ammettere che la storia di <strong>Bella Ciao</strong> è particolarmente complessa, forse anche perché la sua formazione verso il modello che noi oggi riconosciamo come <em>definitivo</em>, è avvenuta in anni che si ponevano al termine della guerra più sanguinosa della storia dell’umanità. Un’epoca feroce, fatta di contrapposizioni forti e di odi ancora non sopiti.<br />
Ricostruire oggi, a distanza di poco meno di un secolo (ma, naturalmente, come sempre succede quando di parla di tradizione popolare, con origini assai più antiche) da quei tragici avvenimenti, significa confrontarsi con ricordi dei testimoni spesso fumosi e diafanizzati dal trascorrere del tempo.<br />
<strong>Bermani</strong> ha dedicato a questa ricerca numerosi interventi e ora con questo piccolo, ma prezioso libretto cerca di fare il punto della situazione correggendo imprecisioni e aggiungendo informazioni raccolte da nuove testimonianze e da nuovi documenti. <br />
C’è ora da domandarsi: ha raggiunto il suo scopo? È riuscito a tracciare la genealogia del canto in maniera univoca e soddisfaente? No, perché questo obiettivo è realisticamente impossibile da ottenere. Sì, perché lo scopo di chi fa ricerca è quello di aggiungere conoscenza verificata a quanto già si sa. Ogni granello di sapienza è un gradino verso il cielo, che è sempre lassù, irraggiungibile e meraviglioso, ma in grado di riflettere su di noi la sua piccola luce.</p>
<p>Per informazioni: <a href="http://www.interlinea.com">www.interlinea.com</a></p>
<p>Per contatti:</p>
<p><a href="mailto:edizioni@interlinea.com">edizioni@interlinea.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/cesare-bermani-bella-ciao-storia-e-fortuna-di-una-canzone-novara-interlinea-2020/">Cesare Bermani, Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone, Novara, Interlinea, 2020</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Lares, Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, Anno LXXXV, n. 2, maggio-agosto 2019</title>
		<link>https://www.folkbulletin.com/lares-quadrimestrale-di-studi-demoetnoantropologici-anno-lxxxv-n-2-maggio-agosto-2019/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 17:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Tito Saffioti La nostra amata Lares continua imperterrita la sua ormai ultrasecolare vita (ricordiamo che è stata fondata da Lamberto Loria nel 1912) sfornando sempre nuovi articoli e riflessioni sui temi più vari e sempre stimolanti. Ecco l’indice di questo numero: Emanuela Rossi, Produrre località tra immaginazione, desiderio e patrimonio. Sulle performance patrimoniali alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16539" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-300x172.jpg" alt="Lares Maggio Agosto 2019 Copia" width="966" height="554" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-300x172.jpg 300w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia-768x441.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/lares-maggio-agosto-2019-copia.jpg 940w" sizes="auto, (max-width: 966px) 100vw, 966px" /></p>
<p style="text-align: justify;">di <em>Tito Saffioti</em><br />
La nostra amata <strong>Lares</strong> continua imperterrita la sua ormai ultrasecolare vita (ricordiamo che è stata fondata da <strong>Lamberto Loria</strong> nel 1912) sfornando sempre nuovi articoli e riflessioni sui temi più vari e sempre stimolanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco l’indice di questo numero:<br />
<strong>Emanuela Rossi</strong>, <em>Produrre località tra immaginazione, desiderio e patrimonio. Sulle performance patrimoniali alla Querciola in Toscana</em>; <strong>Martina Giuffrè</strong>, <em>Il cibo come ‘fatto sociale totale’ nella diaspora eoliana in Australia</em>; <strong>Franco Lai</strong>, <em>Le avventure di Tex Willer; narrazioni, luoghi, paesaggi</em>;<strong> Lia Giancristofaro</strong>, <em>Ordine corporeo, disordine mediterraneo. Per una essay-review di Christian Bromberger</em>; <strong>Omerita Ranalli,</strong> <em>Popolo e poesia di popolo in una conferenza di Emilio Sereni</em>.<br />
Forum sul libro di <strong>Berardino Palumbo</strong>, <em>Lo strabismo della DEA. Antropologia, accademia e società in Italia,</em> Palermo, Edizioni del Museo Pasqualino, 2018: <br />
<strong>Fabio Dei</strong>, <em>Presentazione</em>; <strong>Alessandro Casellato</strong>, <em>Strabismi e convergenze tra Clio e la Dea</em>; <strong>Giordana Charuty</strong>, <em>Alcuni commenti dalla Francia su lo strabismo della Dea</em>, <strong>Pietro Clemente</strong>, <em>Gli antropologi tribali e la loro Dea</em>; <strong>Vincenzo Padiglione</strong>, <em>Commento a Berardino Palumbo, Lo strabismo della Dea. Antropologia, accademia e società in Italia</em>; <strong>Gianni Pizza</strong>, <em>Riflessioni strabiche</em>; <strong>Berardino Palumbo</strong>, <em>Dalla parte di Pappagone</em></p>The post <a href="https://www.folkbulletin.com/lares-quadrimestrale-di-studi-demoetnoantropologici-anno-lxxxv-n-2-maggio-agosto-2019/">Lares, Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici, Anno LXXXV, n. 2, maggio-agosto 2019</a> first appeared on <a href="https://www.folkbulletin.com">Folk Bulletin</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>ANDREA DEL FAVERO  “Lungje, Po’”</title>
		<link>https://www.folkbulletin.com/andrea-del-favero-lungje-po/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione-FB]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 13:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Nobis. Datemi pure del passatista, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici e-book, sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16356 alignleft" src="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-206x300.jpg" alt="Del Favero 1 Copia" width="267" height="389" srcset="https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-206x300.jpg 206w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-703x1024.jpg 703w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-768x1119.jpg 768w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-1054x1536.jpg 1054w, https://www.folkbulletin.com/wp-content/uploads/del-favero-1-copia-scaled.jpg 878w" sizes="auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px" /></p>
<p style="text-align: justify;">di Alessandro Nobis.</p>
<p style="text-align: justify;">Datemi pure del <em>passatista</em>, ma avere tra le mani un volume interessante e ottimamente documentato come questo non mi fa rimpiangere per nulla lo scorrere  le pagine sullo schermo di un computer e nemmeno i vari asettici <em>e-book,</em> sempre che ne esistano sull’argomento. Non c’entra l’antico fascino di sfogliare le pagine cartacee, c’entrano piuttosto la struttura del volume e la facilità di consultazione, e se a queste considerazioni aggiungo che <em>Lungje, Po’</em> può essere letto con grande piacere dagli specialisti e dal pubblico più ampio, ecco che il libro di <strong>Andrea Del Favero</strong>, <em>musicista</em> e <em>ricercatore friulano</em> ben conosciuto nell’ambiente della <em>musica popolare italiana</em>, diventa una testimonianza importante delle <em>tradizioni musicali del Friuli</em>, <em>terra d’incontri e scontri dove etnie diverse convivono pacificamente da secoli</em> come è riportato sulla quarta di copertina del volume stampato a cura di <strong>FolkestLibri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La prefazione di <strong>Angelo Floramo</strong> racconta bene il valore di questo volume lungamente atteso dal <em>popolo del folk friulano</em>, e gli aspetti descritti da <strong>Del Favero</strong> con grande competenza e con linguaggio sempre piacevole ci narrano delle <em>tradizioni</em> della sua terra, della loro riscoperta, degli strumenti e della loro storia, di quanti nei decenni hanno continuato a suonare, magari apportando qualche variazione come è giusto che sia, i repertori di una terra che ancora riesce a proteggere il suo passato culturale in un tempo nel quale l’omogeneizzazione culturale sta prendendo il sopravvento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi invece sa leggere uno spartito e di conseguenza sa suonare uno strumento, gli spartiti in coda al libro danno la possibilità di cimentarsi con il repertorio che parte dalla raccolta<em> seicentesca</em> di <strong>Giorgio Mainerio</strong> e arriva alla trascrizione dii brani raccolti <em>sul campo</em> curati da un altro<em> studios</em>o e <em>musicista</em> di <em>area istrana</em> e <em>friulana</em>, <strong>Dario Marusic</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Parte integrante del volume è il prezioso CD allegato che contiene ventuno tracce di <em>field recordings</em>, ascoltando le quali i musicisti e musicofili delle regioni limitrofe troveranno collegamenti con i repertori delle proprie aree di studio.</p>
<p style="text-align: justify;">Libro importante, da leggere e da ascoltare.</p>
<p style="text-align: justify;">Folkest Libri. Pp. 257 + CD, 2019. € 20,00</p>
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