di Felice Colussi
A Sacile in provincia di Pordenone c’è un posto magico, dove di tanto in tanto accadono dei piccoli miracoli: si tratta della Fazioli Concert Hall, uno spazio speciale per la musica pianistica all’interno della struttura che accoglie la fabbrica dei pianoforti Fazioli, un brand relativamente recente nel mondo musicale, che ha saputo arrivare a vette d’eccellenza assoluto. Ulteriori regali di Fazioli al territorio e al mondo intero anche questa sala da concerto.

Questo disco, che si chiama Sendas, Sentieri diventa una sorta di diario sonoro: una serie di improvvisazioni che non cercano soluzioni, ma attraversamenti, dove la musica non offre risposte; apre varchi e ogni gesto pianistico è un movimento interiore, un passo lungo una soglia condivisa tra il personale e l’universale. In questo spazio si crea un’alleanza tacita tra artista e ascoltatore: un patto di presenza, di ascolto, di vulnerabilità.
Estancia apre il cammino con una calma attenta e attiva: non è un invito a restare fermi, ma a sostare con intenzione, dentro un calore che protegge senza chiudere.
Heartwarming Night fa emergere un paesaggio dove l’acustico e l’elettrico si sfiorano: un crepuscolo abitato da cicale, echi lontani, voci che irrompono come presenze invisibili. È la notte come grembo, come soglia percettiva.
Con Inside the Spirit si attraversa un portale: la musica sembra evocare energie che respirano oltre il tempo, come se il pianoforte diventasse una tavola di congiunzione con altri mondi.
Inside My Soul, spoglio di ornamenti, scava in profondità: un passo grave, un gesto che porta peso e lo riconosce come parte del cammino.
Something From Home richiama le radici cubane, non come nostalgia ma come terra interiore: un luogo che vive nelle mani dell’artista, nelle sue pulsazioni.
Con Caribbean Movement l’isola si dilata: diventa ritmo cosmico, geografia emotiva, ridefinizione del tempo e dello spazio attraverso la danza sonora.
Already Thinking Of You porta con sé una delicatezza essenziale: un pensiero rivolto a qualcuno o qualcosa che non è presente, ma che vibra comunque nella musica.
In Deities Serenade la dimensione sacra non è evocata: è incarnata. La voce, il canto, il richiamo rituale sono al centro, come se la musica fosse un’offerta più che un’esecuzione.
Another Special Moment sospende tutto in una malinconia pregna di mistero: un istante prezioso proprio perché fragile, perché non promette nulla, ma lascia un segno.
Shirma scorre come acqua: pura, trasparente, priva di tensione superflua, un respiro che si espande e si ritrae.
Infine Telling That Story chiude il percorso con un rituale di congedo: piano, percussioni e voce si intrecciano in una trance che scioglie l’ascoltatore nel movimento stesso del racconto.
Sendas, disponibile solo in digitale, si riallaccia dichiaratamente con lavori precedenti come Calma e Senses, ma parla una lingua interamente sua, ogni nota è un gesto che cerca il futuro, una traccia lasciata su un terreno ancora instabile. L’album pulsa su una frequenza singolare: un soffio, un grido, una preghiera. La profondità pianistica di Omar Sosa che ben conosciamo emerge qui con una chiarezza rara, trasformando l’ascolto in un’esperienza di condivisione emotiva e di conoscenza interiore.

| Artista | OMAR SOSA |
| Titolo | Sendas |
| Label | OTA Records |
| Supporto | digitale |
| Anno | 2025 |
| Sito | www.omarsosa.com |
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