di Felice Colussi

Per una testata come Folk Bulletin, da sempre attenta ai territori in cui la tradizione incontra il presente, Tazenda. S’Istoria Infinida di Felice Liperi, pubblicato da Edizioni Il Castello nella collana Chinaski, non poteva passare inosservato. Il libro racconta una vicenda che coincide con una delle stagioni più fertili della musica italiana: quella in cui il folk smette di essere solo recupero del passato e diventa materia viva, capace di dialogare con il rock e con la canzone d’autore, aprendo la strada a quello che oggi riconosciamo come etno-rock. In questo orizzonte, i Tazenda si impongono come protagonisti naturali di una trasformazione culturale che ha dato nuova voce alle radici.
La loro storia viene restituita come un’epopea sonora che nasce in Sardegna e si espande oltre i confini dell’isola. Fin dagli esordi, la fusione tra elementi musicali tradizionali – launeddas, tenores, fisarmoniche diatoniche – e chitarre elettriche costruisce un linguaggio nuovo, in cui la forza arcaica del canto si innesta su strutture moderne. Non è una sovrapposizione, ma un incontro: la tradizione non viene citata, viene trasformata in energia contemporanea.
Uno dei passaggi simbolici più forti raccontati nel libro è la metamorfosi di Disimparados in Spunta la luna dal monte, presentata al Festival di Sanremo 1991 insieme a Pierangelo Bertoli. È il momento in cui un brano nato in sardo entra nell’immaginario nazionale, mostrando come una lingua minoritaria possa farsi veicolo di emozioni condivise. Quel passaggio segna l’ingresso definitivo dei Tazenda nella storia popolare italiana e rende visibile, davanti a un pubblico vastissimo, la possibilità di un’etno-rock capace di parlare a tutti senza rinnegare le proprie origini.
Accanto a questi snodi fondamentali, il libro costruisce una narrazione corale attraverso ricordi e testimonianze di musicisti, produttori, collaboratori e tecnici. Ne emerge il ritratto di una band in continua trasformazione, capace di attraversare cambi di formazione, nuove voci e nuove stagioni artistiche senza perdere la propria impronta. Le successive evoluzioni, il lavoro sul suono e sul palco diventano parte di un racconto che non si limita alla cronaca, ma riflette sul senso di una continuità culturale.
La lingua sarda resta il cuore pulsante di questo percorso. Nei Tazenda la limba non è decorazione, ma struttura poetica e identitaria: canta il mare, la natura, la memoria collettiva, la spiritualità, e diventa lo spazio in cui la tradizione si fa racconto contemporaneo. Allo stesso modo, l’uso degli strumenti tradizionali non serve a evocare un passato immobile, ma a costruire un suono riconoscibile, capace di unire canto a tenore e arpeggi elettrici in un equilibrio raro.
S’Istoria Infinida si impone così come un documento essenziale per comprendere la nascita e la diffusione dell’etno-rock in Italia attraverso una delle sue esperienze più emblematiche. Il libro non è soltanto la biografia di una band, ma il racconto di un passaggio culturale in cui le musiche di tradizione entrano nel presente senza perdere profondità. I Tazenda diventano allora il simbolo di una possibilità: quella di far convivere identità e modernità, appartenenza e apertura, memoria e futuro. Ed è proprio in questa tensione fertile che la loro storia continua a risuonare come un canto collettivo, radicato e universale insieme.

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