Gen
22
2013

UARAGNIAUN – “Malacarn” – Suoni della Murgia, 2012

Questo nuovo lavoro del gruppo di Maria Moramarco, Luigi Bolognese e Silvio Teot è una sorta di concept – album dove per una volta la storia scritta sui libri “ufficiali” lascia il posto alla Storia (quella con la “esse” maiuscola), ovvero quella legata alla vita delle persone comuni, travolte dagli avvenimenti dei loro tempi. Storie di persone “vere” che in sedici brani il gruppo di Altamura racconta in modo efficace passando da composizioni originali a interpretazioni di brani altrui, il tutto arricchito da un bel libretto con testi e note ai singoli brani.

Certo, qua e là brillano i cammei di Nico Berardi, Joxan Goikoetxea, Alfredo Luigi Cornacchia e di molti altri, ma sono solamente un valore aggiunto ad un lavoro straordinario che merita un grande plauso per la creatività, la rigorosità e per il grande amore e rispetto che gli Uaragniaun hanno avuto – sempre avuto – verso le loro radici e la storia che li ha – mi passino il termine – culturalmente generati. Ecco quindi le storie dei “Malacarn”, ovvero di briganti, di monache “per costrizione” e di garibaldine, di cantastorie e di personaggi usciti dal mondo contadino e da quello delle osterie. Al solito segnaliamo qualche brano che più ci ha incuriosito ed interessato di altri: scelta quanto mai difficile vista la qualità di questo nuovo CD, ma personalmente ci sono piaciute le storie più legate al brigantaggio ed al banditismo, come quella del Brigante Musolino (“Mi chiamano brigante”, una composizione questa di Otello Profazio) o di Chita Eustachio (“Chiarrid”, una sorta di Robin Hood materano) e “Trendacapille”, storia di faide e di vendette tra criminali. Efficace anche l’originale (testo di Maria Moramarco, musica di Silvio Teot e Luigi Bolognese) “Canzona per Rosalia” dedicata a Rosalia Motmasson, unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille, moglie di Crispi che finì la propria vita con anni di accattonaggio nella Roma Capitale per la quale invece sacrificò gli anni della sua giovinezza.

Un disco di Folksongs, come direbbero gli americani spesso alle prese con questo tipo di narrazioni e di repertorio, un disco di grande musica, diciamo noi.

 

 

 

 

 

Alessandro Nobis

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