Nov
30
2010

TRAMMARI – Rocco De Rosa

il Manifesto Cd170 – Jazz mediterraneo / Italia

Continua con questo lavoro uscito alla fine del 2006 l’esplorazione del pianista e compositore Rocco De Rosa, legata al tema immaginifico del viaggio per mare. Attraversare il mare toccando luoghi geografici, richiamando riferimenti culturali reali, può essere un viaggio vero, tuttavia per De Rosa Trammari potrebbe essere anche un viaggio dell’anima nei non-luoghi del mondo, attraverso la loro evocazione ed una profonda riflessione interiore.

Il viaggio per mare è un’avventura interessante: l’acqua bagna terre diverse, fronti opposti, lambisce sabbie, rocce, riceve altre acque dai fiumi. Dal punto di vista musicale le coordinate sono jazz, ma Rocco si aggancia a mille richiami, alle tradizioni, agli umori della terra, della sua Lucania ed anche di quel magmatico patrimonio comune dei popoli mediterranei a cui guarda con grande consapevolezza e senso di radicamento. Il mare di De Rosa è ricco e pescoso, è un mare davanti al quale perdersi nei mille rivoli della riflessione ma è anche foriero di diversità e contraddizioni.

I compagni di viaggio sono i musicisti del gruppo che abitualmente lo accompagnano: Barbara Eramo alla voce, Andrea Di Cesare al violino, Antonio Franciosa alle percussioni, Pasquale Laino al sax, Pino Pecorelli al contrabbasso e Santi Pulvirenti alla chitarra.

Il mare può muoversi tranquillo, pacifico, rassicurante, cullante oppure incazzato, combattivo, assordante e in Trammari ritroviamo tutte queste atmosfere. La bella title-track si apre con un urlo maschile (che ricorda anche un verso animale), poi entrano la voce elegante di Barbara Eramo e il melodioso sax di Pasquale Laino, con un bel sapore jazz. Il piano, infine, impugna la situazione e argomenta.

In Sto, Rocco è al piano e si concede un ampio spazio meditativo, così in Ritratto, riflessivo e pacato, sospeso e non definitivo. A proposito di riferimenti geografici Tres Pasos, con piano e violini, evoca motivi del Sudamerica, mentre Gading e Ir dum, composti con Barbara Eramo che ricama spensieratamente con la voce, utilizzano un vocabolario aperto a parole provenienti da tutto il mondo. Il richiamo all’Italia meridionale è fortemente presente in Matera, malinconico e buio.

Pashkà, dedicato all’amico Pasquale Trivigno, tecnico del suono nella sala d’incisione Little Italy Studio di Campomaggiore in provincia di Potenza, vede un quartetto d’archi e il piano inseguirsi e l’intervento pregnante del sax avvolgente e caldo di Daniele Sepe che sale fiero sovrastando gli altri strumenti e barrisce appassionato.

Sempre aperto a collaborazioni importanti, Rocco in Mare Monstrum affida a Maria Pia De Vito un mirabile gioco con la voce e in Timeless dialoga con Ralph Towner alla chitarra.

Alcuni brani, invece, accennano a percorsi interiori: tra questi, Estuari crea un iniziale straniamento, poi cambia registro e conduce ad un approfondimento concludendo in maggiore. Fragili derive comincia riflessivo, prosegue struggente, quindi diventa carico di rimpianti e amarezza con Giovanni Di Cosimo alla tromba che sviluppa e conclude. Il male divino, presente anche nel precedente lavoro Rotte distratte, è qui in versione live e piena di rabbia, di angoscia, di accanimento, poi scivola nel canto doloroso dell’anima e si chiude in un epilogo inaspettato e aperto.

Colpiscono molto Rosa di rabbia con De Rosa al piano e Michele Rabbia alle percussioni in un dialogo che crea echi e suggestioni e Fratelli con la sega musicale di Rabbia che emette un suono simile al canto di un animale ferito.

Il giardino di Giovanni è composta e interpretata con lo scomparso cantautore Sergio Endrigo.

In sintesi Trammari non tradisce quanto già ben sviluppato in Rotte distratte. Rocco De Rosa ribadisce la sua grande vena artistica ed abilità nel comunicare sensazioni e stati d’animo seguendo il filo dei pensieri, di un ragionamento o di un’evoluzione emotiva, crea poesia.

Oltre 60 minuti di musica che mescola linguaggi musicali in modo raffinato e complesso per un CD che vale assolutamente la pena ascoltare.

Carla Visca

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