Mar
21
2015

Tra Viviani e canti devozionali il nuovo spettacolo di Gerardo Amarante

“…le braccia alzate le braccia allargate le braccia sempre protese di un uomo che pare un folletto con gli occhi stretti e il sorriso che è sempre un dono…”

Non è stata una sorpresa è stata una conferma, la conferma della poliedricità, della bravura, della disponibilità di quel personaggio che è soprattutto la persona speciale di Gerardo Amarante. “E va bene così” il suo spettacolo, il suo racconto, il suo dono al pubblico, un pubblico eterogeneo che non si è risparmiato in applausi che non ha lesinato complimenti. Gerardo è un simbolo, Gerardo è quel senso di vittoria su cose e su momenti è la voglia e la gioia, è la spontaneità che tutta si è respirata in quelle due ore di spettacolo ininterrotto in quelle due ore in cui con grande semplicità e naturalezza si è passati dal cabaret alla commedia, alla comicità delle interpretazioni a braccio che nessuno come lui.
Il palco è stato un continuo susseguirsi di emozioni diverse, da quelle devozionali con i tre canti a distesa dedicati a tre Madonne campane, all’ilarità delle scenette, alla forza di interpretazioni che ha hanno monopolizzato l’attenzione del pubblico, l’interpretazione di molti lavori di Raffaele Viviani a cui gran parte dello spettacolo era dedicato. Da quella magnifica “Bammenella”, in cui il testo si è fatto racconto e dolore, in cui palpabile era il coinvolgimento emotivo a quella di grande energia che ha smosso i piedi e le mani del pubblico di “Limon Limonero”; ai “Minuocchi” che ci hanno riportato con il pensiero a Concetta Barra. Le interpretazioni si sono susseguite veloci interrotte per i cambi di abito di Amarante, che passava con grande facilità dai pizzi agli scialli di lana grezza, dal gruppo che lo accompagna nelle tournee, gli Spaccapaese, che hanno ugualmente elargito emozioni che si chiamavano Vesuvio e racconti di guappi di strada e serenate con la luna rossa, visite e canti alla Napoli del “dispetto”. Amarante è stato un istrione, lui cantava, raccontava, ballava, improvvisava e rideva insieme al suo pubblico ma tra tanta bravura una cosa ha colpito molto chi scrive, le braccia alzate le braccia allargate le braccia sempre protese di un uomo che pare un folletto con gli occhi stretti e il sorriso che è sempre un dono. Hanno colpito come colpisce una carezza improvvisa e potente, quelle braccia che si aprivano tese al cielo, quelle che allargava verso il pubblico come a voler accogliere l’affetto e a dare altrettanto, a regalare emozioni, le braccia che arricchivano ogni interpretazione, da quelle che si accompagnavano ad un ventaglio da sciantosa a quelle che di sciantoso non avevano nulla ma avevano vita e dolore e cose di vita che forse molti ignorano e additano e non pensano. E’ volato veloce il tempo e mentre il tempo passava e la gente acclamava ogni tanto sul palco insieme ai canti e alle storie apparivano due figure che ballavano e accompagnavano la musica, due leggere come farfalle, due che riempivano, non parlavano ma dicevano molto e tanto, che si divertivano e divertivano, che erano lì e giravano e guardavano in aria e si rincorrevano nelle votate e si guardavano ed erano un perno su cui tutti hanno contato, perché questo spettacolo è stato anche un inno all’amicizia, uno alla collaborazione, alla voglia di fare e di stare insieme, di chi era sul palco e di chi ha lavorato dietro le quinte con lo stesso vigore e lo stesso impegno. E va bene così.

I danzatori: Massimo De Maria e Ciro Bianchi

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