Nov
26
2010

TANT DEMAN – Lo Còr de la Plana

BUDA MUSIQUE 4087, 2007 – FOLK CONTEMPORANEO/FRANCIA

Chi avrà avuto la bontà di leggere l’intervista a Manu Thèron, leader di questa formazione marsigliese formata da sole voci e percussioni, si sarà presto reso conto di essere di fronte al protagonista di un percorso artistico che se trae origine da profonde motivazioni culturali al contempo sa proiettarsi verso una spettacolarità essenziale, così come essenziali sono i suoni, gli “strumenti” che vengono utilizzati che sono sì tamburi ma anche “percussioni corporali”, secondo uno stile che risale ai tempi dei primi cristiani, quando intorno all’anno Mille la ritualità pagana non era ancora stata espiantata dalle pratiche religiose di impianto cattolico romano. Fatto è che l’insieme riesce a essere di grande suggestione, ma anche di grande modernità. Non a caso anche la rivista inglese “Folk Roots” ha scritto di loro un gran bene, dipingendoli come una delle più interessanti novità di questo abbozzo di millennio: perché Lo Còr de la Plana, al di là della capacità espressiva dei singoli (oltre a Manu Thèron, Denis Sampieri, Sebastien Spessa, Benjamin Novarino Giana, Manu Barthélemy, Rodin Kaufmann) si fa notare per l’energia che scaturisce dall’insieme, al punto da dimenticare presto l’assenza di ogni strumento. Voce, mani, piedi e percussioni sono l’essenzialità totale della comunicazione in musica, e l’armonizzazione delle voci (che ha del bulgaro e del corso, dell’occitano e del genovese) è costruita in modo da assegnare a ogni parte un ruolo ben preciso, ritmico armonico ed espressivo, senza che nulla vada perduto o confuso. Una proposta artistica che riesce a fondere perfettamente l’antico (molto “antico”) e il moderno (molto “moderno”) senza alcuna preclusione, esibendosi –sfruttando così appieno la propria intrinseca essenzialità- non solo in piazze o teatri, ma anche nei bar e nelle fabbriche, con spettacoli spesso improvvisati che rendono fitta la loro agenda già ricca di appuntamenti, anche oltreoceano. E ci fa piacere, come italiani, che i riferimenti soprattutto ritmici alle musiche del nostro Sud siano continuamente rimarcate dal gruppo attraverso sia l’uso di determinate percussioni, sia attraverso la citazione omaggiante. Infine, e non sono da poco, un plauso ai testi: irriverenti e iconoclasti, pur se intrisi di religiosità, sono spesso appelli indipendentisti per la regione Occitana, di cui Marsiglia è una delle capitali, anche se, come precisa Manu nell’intervista, oggi pare popolata soprattutto da irakeni così come nel 600 a.C. lo era stata dai greci. Sedimentazioni unite da un cemento che è la sofferenza, e di cui Lo Còr de La Plana è un interprete straordinario. Un “FBis!” davvero tanto meritato quanto insolito.

Dario Levanti

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