EDITORIALE
La pena vale. Eccome…

Ci sono delle occasioni in cui ti poni delle domande alle quali è difficile dare delle risposte. Una delle più ricorrenti di queste domande è: ne è valsa la pena? Ne è valsa la pena di aver fatto quella scelta o forse non sarebbe stata meglio quell’altra?

saluto orzz
Il disordine che regna sovrano nel mio studio ha fatto sì che una vecchia copia, una fra le tante, di FB mi capitasse casualmente fra le mani: ottobre 1992, numero 90… In copertina, rigorosamente in bianco e nero, una foto di Martin Jenkins & Kevin Dempsey. Iniziando a sfogliare le 20 (venti!) pagine del numero in questione, troviamo lo STRAbollettino ricco, si fa per dire, di una dozzina di notizie. Pochi appuntamenti… fra cui un concerto di Danny O’Keefe per la rassegna “Sentieri Americani” al “Posto” di Verona, uno stage di danze delle Quattro Province a Casalecchio di Reno tenuto da Annalisa Scarsellini e Stefano Valla, un seminario di tarantella calabrese a Napoli (a guidarlo Ettore Castagna e Sergio Di Giorgio) e l’annuncio che a Cervasca (CN) dal 26 al 30 dicembre si sarebbe svolto l’abituale “stage di Natale” organizzato da Sergio Berardo e Daniela Mandrile. Nella pagina a fianco: Gran Varietà, che oggi si chiama “Folk Out!”, che ci porta brevi notizie sull’Ensemble del Doppio Bordone, gli Home Service, Martin Winsor, John Lee Hooker, Ceolbeg, Banda Sagana… Le interviste a Maurizio Padovan “Fra violino barocco e tradizione”, a Fabio Dovigo e ai suoi Magam (gruppo bergamasco che fu un’autentica meteora nel mondo folk italiano), e a Maria Elena Villar Gomes, insegnante di flamenco di stanza a Bologna, costituiscono il piatto forte del numero. A seguire, Io C’Ero con i reportage dalla Rassegna Internazionale di Musiche Acustiche di Malcesine (VR), da Isola Folk (alla sua seconda edizione), dagli spettacoli dell’Antico Concerto a Fiato e del Quartetto a Plettro Ferrarese tenutisi a Reggio Emilia, dal concerto veronese di Spider John Koerner, dal festival belga di Dranouter. E ancora le recensioni discografiche, con “Retanavota” de La Ciapa Rusa, “Trallalero” de La Squadra di Canto Popolare Valpolcevera, “Le Joli Moulin” de La Cantarana, “Brusé Carvé” de I Tre Martelli, “Diese” dei Calicanto, “W Jan d’l’Eiretto” dei Lou Dalfin, “Il Trillo” di Ambrogio Sparagna, Lucilla Galeazzi e Carlo Rizzo. A chiudere il numero, una mezza pagina di pubblicità (l’unica) per l’etichetta Robi Droli, da cui negli anni a venire nacquero le ben note Felmay e Folklub Ethnosuoni.

Venti pagine, dicevamo, molto meno della metà di oggi. Nomi ancora sulla breccia, altri scomparsi: così va il mondo…
E la domanda, allora? Ne è valsa la pena di essere ancora qui, dopo ben più di vent’anni, a far rinascere ogni mese questa iniziativa editoriale, nata dalla passione di pochi e divenuta una voce libera, plurale, con una solida reputazione nazionale e internazionale? Certo che sì… Avrei potuto prendere spunto da uno qualsiasi dei 260 numeri che hanno scandito la nostra storia, e la risposta sarebbe stata la medesima. Perché una cosa ho capito, in tutti questi ventidue (22) anni: FB è stata la cosa più duratura della mia vita, e non ha finito di darmi soddisfazioni; anzi, ho come l’impressione che il bello debba ancora venire. Nel frattempo ho cambiato mogli, case, attività professionali, gruppi a cui dare il mio contributo di musicista e un numero cospicuo di giacche e cravatte… Non c’era internet, e il fax lo avevamo in pochi; avevo una R4 rossa e molti capelli in più. Solo mia madre, qualche amico di vecchia data e il codice fiscale mi accompagnano da più tempo. Grazie a Paolo Nuti che ha inventato FB e me lo ha affidato; grazie a chi ha contribuito a farlo crescere e a farlo diventare com’è, leggendolo e scrivendolo; grazie a chi ha avuto fiducia acquistando pubblicità e ricevendo visibilità; grazie a Editeventi, che non sarà il miglior editore del mondo ma ha fatto, sta facendo e soprattutto farà la sua parte. Perché, nonostante tutto, si va avanti verso obiettivi solo pochi anni fa impensabili. Ne è valsa la pena, ne vale la pena, varrà sempre la pena.

Roberto G. Sacchi

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