VOCI E STRUMENTI DELLA CAMPANIA INFELIX, VOL. II – IL TITERNO
iMusicalia (a cura di)
FOLKEST DISCHI DF 66, 2007
FOLK TRADIZIONALE/CAMPANIA
campania infelix

Presentato alla fine del 2007, “Voci e strumenti della Campania Infelix volume secondo” si pone come naturale svolgimento del primo, uscito nel 2005 e dedicato alle fonti della musica popolare delle valli Caudina e Vitulanese nel Beneventano e di aree limitrofe. Il volume 2 raccoglie canti della tradizione della zona del Titerno, area rurale viticolo-olivicola sempre in provincia di Benevento: Solopaca, Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, Cusano Mutri e Circello sono i luoghi d’origine dei brani, interpretati dai portatori della tradizione. Il progetto è nato grazie ad un lavoro svolto con la scuola elementare De Blasio di Guardia Sanframondi, centro noto per lo più per lo svolgimento dei cruenti riti penitenziali settennali che si svolgono in onore dell’Assunta, durante i quali, accanto alle rappresentazioni dei misteri sacri, sfilano i “vattient” che a volto coperto si battono a sangue per espiare i peccati. Forse la realtà dei battenti, tanto studiata dagli etnoantropologi, ha parzialmente offuscato altre tradizioni al cui recupero e valorizzazione è mirato il lavoro dei fratelli Ciervo. Le venti tracce del CD, ad eccezione di due registrate in situazioni “di fortuna”, sono state realizzate in studio. Consapevoli di aver operato una piccola forzatura (a fin di bene!) ma altrettanto coscienti del fatto che i contesti in cui i brani erano nati e ai quali erano funzionali, oggi non esistono quasi più, Amerigo e Marcello Ciervo riuniscono nel CD voci bellissime, femminili e maschili, che interpretano i brani della tradizione in modo davvero sentito e accorato. In polemica con quegli studiosi (leggi Roberto De Simone) che avevano affermato che nel Beneventano non c’erano materiali sonori interessanti, il lavoro de iMusicalia segnala l’emergere di moduli espressivi profondamente differenti da quelli della musica partenopea con la quale la realtà delle zone interne viene spesso, a torto, confusa. Canti di lavoro, d’amore, canti augurali, a dispetto, danze si susseguono in questo prezioso, meritorio, CD realizzato dall’amorevole lavoro profuso dai Ciervo insieme alle insegnanti impegnate nel progetto scolastico, e reso possibile anche da un piccolo finanziamento del GAL di riferimento. Tra i brani si segnalano “Cicirja” (Cecilia), versione raccolta a Guardia Sanframondi di una ballata conosciuta in tutta Italia, e “La settimana”, canto di lavoro raccolto a Guardia e diffuso in diverse regioni. Ancora, tarantelle e saltarelli di Circello e Cusano Mutri eseguiti con strumenti della tradizione locale tra cui il flauto doppio. Il valore di questo lavoro, tra le altre cose, sta anche nel costituire un sostanzioso spunto per quegli studiosi che volessero approfondire ulteriormente la ricerca per valorizzare un repertorio ancora non apprezzato nell’ambito della musica popolare della Campania.
Carla Visca


IN DOTE
Jessica Lombardi
RADICI MUSIC RECORDS RMR 122, 2007
FOLK CONTEMPORANEO/TOSCANA
lombardi

A volte, per realizzare qualcosa di significativo, di destinato a restare nel tempo se non come una pietra miliare almeno come un episodio importante nell’evoluzione di una determinata materia, serve un’inesauribile dose di faccia tosta. E questa non manca a Jessica Lombardi, fiatista e cornamusista dei Fiamma Fumana (ma anche tante altre cose) che ha affrontato con coraggio un’idea stralunata ma vincente. L’antefatto: nel 1978 vennero pubblicate sotto il titolo “Musica contadina dell’Aretino” una parte delle registrazioni frutto del lavoro dell’etnomusicologo Diego Carpitella. L’ascolto di queste testimonianze sonore ha avuto su Jessica un effetto deflagrante, come descrive con le sue stesse parole: La prima volta che ho ascoltato quei canti non ho sentito solo le voci della mia terra. In quei suoni c'erano anche i colori dell'autunno nell'alto Casentino, il tavolo tarlato e i proverbi di nonno Beppe, i paesi delle quattro vallate aretine, la mia 'c' strascicata, il bicchierino da barba di nonno Bonini, e tante altre cose che mi emozionavano. Improvvisamente avrei voluto farle sentire a tutti! Come se avessi trovato il tesoro più bello! Eccole qua, ve le porgo, a chi tra voi vorrà ascoltarle. E allora cosa fa la nostra Jessica? Isola tutte le piste registrate con le voci degli informatori (Caterina Arrigucci, Federico Bartolazzi, Primetta Bartolini, Emilio Bianchini, Solisca Capacci, Veronica Nocentini, Valentina Pastorini, Carola Santolini) le completa di base ritmica sovrincidendo e aggiungendo altri strumenti, in parte suonati da lei (flauto, piva emiliana, percussioni, piano e voci, chitarra, basso e organetto) in parte da altri (Stefano Tartaglia, Silvio Trotta, Paco Mengozzi, Francesco Maria Rossi). In più, una traccia scritta dal poeta Michele Monina, “Occhi chiari sul mondo”, unico non tradizionale del disco. Abbiamo così, grazie ai prodigi della tecnica, una “registrazione impossibile” (un po’ quello che sarebbe per un giornalista di oggi intervistare Socrate o Garibaldi) ma carica di curiosità e di interesse. Ci siamo sentiti autorizzati a fregiare questo disco del nostro premio di qualità non tanto per il risultato assoluto, che pure è notevole, ma per l’idea, piena di amore e rispetto per le proprie tradizioni, in grado di far rivivere voci ormai scomparse. E’ la stessa Jessica che scrive: Eccole qua, ve le porgo, a chi tra voi vorrà ascoltarle, sul mio piccolo piatto d'argento, a modo mio. Ho voluto immaginarle tutte qui, a cantare con me, oggi, nella mia stanza. Con delicatezza ho cercato di spolverarne i petali, come fossero fiori raccolti al mattino. Ringrazio chi le ha registrate allora, così che non ne andasse persa la magia e mi auguro di essere riuscita a restituirle con rispetto e freschezza come le ho ricevute in dote. E noi ringraziamo lei per averci pensato, e SuonieArmonie per aver avuto il coraggio di pubblicare un’opera tanto inconsueta quanto inattesa. Ottima anche la confezione, con il gioco delle somiglianze di tutti i parenti dell’interprete che in qualche modo salutano e certificano di averle consegnato “In dote” una parte importante della propria vita.

Roberto G. Sacchi

TANT DEMAN
Lo Còr de la Plana
BUDA MUSIQUE 4087, 2007
FOLK CONTEMPORANEO/FRANCIA
lo cor de la plana

Chi avrà avuto la bontà di leggere l’intervista a Manu Thèron, leader di questa formazione marsigliese formata da sole voci e percussioni, si sarà presto reso conto di essere di fronte al protagonista di un percorso artistico che se trae origine da profonde motivazioni culturali al contempo sa proiettarsi verso una spettacolarità essenziale, così come essenziali sono i suoni, gli “strumenti” che vengono utilizzati che sono sì tamburi ma anche “percussioni corporali”, secondo uno stile che risale ai tempi dei primi cristiani, quando intorno all’anno Mille la ritualità pagana non era ancora stata espiantata dalle pratiche religiose di impianto cattolico romano. Fatto è che l’insieme riesce a essere di grande suggestione, ma anche di grande modernità. Non a caso anche la rivista inglese “Folk Roots” ha scritto di loro un gran bene, dipingendoli come una delle più interessanti novità di questo abbozzo di millennio: perché Lo Còr de la Plana, al di là della capacità espressiva dei singoli (oltre a Manu Thèron, Denis Sampieri, Sebastien Spessa, Benjamin Novarino Giana, Manu Barthélemy, Rodin Kaufmann) si fa notare per l’energia che scaturisce dall’insieme, al punto da dimenticare presto l’assenza di ogni strumento. Voce, mani, piedi e percussioni sono l’essenzialità totale della comunicazione in musica, e l’armonizzazione delle voci (che ha del bulgaro e del corso, dell’occitano e del genovese) è costruita in modo da assegnare a ogni parte un ruolo ben preciso, ritmico armonico ed espressivo, senza che nulla vada perduto o confuso. Una proposta artistica che riesce a fondere perfettamente l’antico (molto “antico”) e il moderno (molto “moderno”) senza alcuna preclusione, esibendosi –sfruttando così appieno la propria intrinseca essenzialità- non solo in piazze o teatri, ma anche nei bar e nelle fabbriche, con spettacoli spesso improvvisati che rendono fitta la loro agenda già ricca di appuntamenti, anche oltreoceano. E ci fa piacere, come italiani, che i riferimenti soprattutto ritmici alle musiche del nostro Sud siano continuamente rimarcate dal gruppo attraverso sia l’uso di determinate percussioni, sia attraverso la citazione omaggiante. Infine, e non sono da poco, un plauso ai testi: irriverenti e iconoclasti, pur se intrisi di religiosità, sono spesso appelli indipendentisti per la regione Occitana, di cui Marsiglia è una delle capitali, anche se, come precisa Manu nell’intervista, oggi pare popolata soprattutto da irakeni così come nel 600 a.C. lo era stata dai greci. Sedimentazioni unite da un cemento che è la sofferenza, e di cui Lo Còr de La Plana è un interprete straordinario. Un “FBis!” davvero tanto meritato quanto insolito.

Dario Levanti