IL CAMMINO
DELLA MUSICA-IO SUONO ITALIANO?
Dieci mesi di viaggio per l’Italia suonata (3):
Le
due facce del carnevale
della Valle del Caffaro
di Andrea Zuin
www.ilcamminodellamusica.it
È ormai sera
quando il camper si sbarazza vittorioso dei ripidi
dislivelli delle montagne trentine per arrivare
all’estremità nord-orientale delle Alpi lombarde.
Oltrepasso il ponte che segna il confine tra le due regioni
e subito losche figure coperte da mantelli e cappelli neri
sgattaiolano dappertutto in fervida eccitazione. Sono i
Màscher vestiti con il tradizionale ceviöl. C’è il
rischio che aprano la porta del camper per gettarmi addosso
una manciata di coriandoli, poco male, cinquant’anni
fa si sarebbe trattato di un secchio di pesci morti!
Mi trovo nella
Valle del Caffaro in provincia di Brescia. In questa zona
da tempi antichissimi si celebra uno dei carnevali più
caratteristici delle Alpi italiane; ad animarlo ogni anno
sono le compagnie di ballerini e suonatori dei due paesi
cardine della festa, Bagolino e la sua frazione Ponte
Caffaro. Seppur sostanzialmente simili nel rituale, nelle
musiche e nei costumi, i due paesi preferiscono ribadire
una identità indipendente dall’altro.

Devo incontrare
Gigi Bonomelli, virtuoso violinista della "Compagnia dei
sonadùr" di Ponte Caffaro. Mi informano che è in giro per
il paese a suonare nei bar; lo cerco ma tutti mi dicono la
stessa cosa «è appena
andato via»; o qui si
chiamano tutti Gigi e suonano il violino, o Gigi è
velocissimo. Lo troverò solo più tardi in un’osteria
assieme a tutti i suoi compagni musici, concentrati nelle
note di “Mascherina”, uno dei pezzi tipici del
carnevale. L’organico è composto da violini primi e
secondi, un basso ad arco e una chitarra. L’impatto
sonoro è forte e le musiche che eseguono sono quelle che
accompagneranno i prossimi giorni dall’alba fino al
tramonto.
Il carnevale della Valle del Caffaro si svolge
principalmente nei giorni di lunedì e martedì grasso, ma i
musicisti hanno già cominciato a far sentire le note della
festa dal primo giovedì dopo l’Epifania. È però nei
due giorni finali che lo spettacolo coreutico dei balarì
colora le vie del paese. Un corpo di ballo formato da circa
50 componenti che danzano sulle musiche interpretate dai
sunadùr, indossando il raffinato costume del rituale;
caratteristica di spicco di quest’abito è il prezioso
cappello, confezionato con metri di seta pregiata e
adornato con monili d’oro appartenenti alla famiglia
del ballerino.
Si comincia
prima dell’alba del lunedì dalla chiesa di S.
Giacomo, con una messa dedicata ai protagonisti del
carnevale, poi si dà inizio al corteo che seguirà per due
giorni interi. Fa molto freddo, il cielo è cupo e
l’aria nebbiosa. I colori dei balarì creano un forte
impatto cromatico fin paradossale con l’ambiente
circostante. Le mani dei musicisti sono congelate e mi
chiedo come possano resistere per una giornata intera; i
ballerini almeno hanno tutto il corpo avvolto da spessi
panni, eleganti guanti bianchi e maschere in tela e gesso,
e ballando riescono a scacciare il freddo; Il rituale
prevede una esibizione nella casa d’ogni ballerino,
di persone di rilievo pubblico o di chi ha in qualche modo
contribuito alla realizzazione del carnevale. Lorenzo
Pelizzari, uno dei violinisti più attivi del gruppo e
studioso del carnevale, mi racconta che un tempo i balli
erano richiesti su commissione e pagati profumatamente;
oggi questo sistema è in disuso a Ponte Caffaro, ma la
famiglia offre a sunadùr, balarì e pubblico un banchetto
che si consuma alla fine dei due pezzi a lei dedicati.
Lo spettacolo, pur replicato per due giorni è sempre
emozionante; il repertorio è composto da 24 danze rituali
carnevalesche ricche di complicate coreografie che portano
con sé antiche simbologie di sfide, corteggiamenti, atti
erotici, balli di corte. È necessario un lungo periodo di
prove prima di affrontare il carnevale. L’alternanza
delle danze è stabilita dal “capo ballerino" che a
differenza degli altri balarì è l’unico che ha il
volto scoperto ed usa una tromba a corno per radunare il
gruppo e richiamare all’ordine. Sicuramente
nell’attività del corpo di ballo ci sono elementi
militareschi. Alle donne non è permesso ballare e agli
uomini solo dopo il compimento del quattordicesimo anno
d’età; un altro corpo di ballo formato da donne e
bambini tuttavia esiste, ma non si esibisce nei due giorni
finali.
Le musiche del carnevale della Valle del Caffaro
rappresentano uno dei più interessanti repertori del
violino popolare italiano. Sono tramandate oralmente di
generazione in generazione dal quindicesimo secolo e per
questo in continua evoluzione, ancorate ai saldi valori di
una tradizione carnevalesca rappresentativa di un popolo.
Quando arriva l’imbrunire e l’aria si raffredda
ulteriormente, le compagnie decidono di esibirsi di fronte
all’ultima famiglia prima di ritirarsi per il
meritato riposo. Ho piedi e gambe indolenzite, si è
camminato molto, alcune abitazioni erano distanti
l’una dall’altra e sono strabiliato dal fatto
che i balarì siano riusciti a danzare per tutto il giorno.

Nonostante
la stanchezza i protagonisti del carnevale hanno ancora
molta energia da spendere e dopo una pausa di un’ora
l’appuntamento è per la consueta cena del lunedì in
una delle stipate osterie del paese. Contro ogni ragionata
previsione i sunadùr portano con sé gli strumenti e dopo il
banchetto si ricomincerà a suonare. È qui che comincia
l’altra faccia del carnevale di Ponte Caffaro, quella
più “popolana”: il rigore dell’esecuzione
mantenuto durante il corteo diurno, necessario ad
accompagnare i passi dei balarì, si trasforma ora in una
spontanea spensieratezza musicale che riveste i pezzi di
nuova e travolgente energia. I brani sono gli stessi, ma i
violinisti sembrano fare meno attenzione a fioriture e
abbellimenti per abbandonarsi ad una musica ruvida suonata
per il popolo circostante. Si ha la netta sensazione di
entrare in una nuova dimensione musicale, nella quale
termini usati comunemente per distinguere la musica
“colta” da quella “popolare”
perdono qui il loro significato e non sono in grado di
stabilirsi in canoni temporali o di stile. Anche i balarì,
ora in “borghese”, mettono da parte il garbo
del rituale diurno per cantare a pieni polmoni strofe in
dialetto, colme di ironia e doppi sensi. Ed è gran festa.

È
notte fonda, le dita dei musicisti sono segnate dalle corde
metalliche degli strumenti; domani sarà il martedì grasso,
l’ultimo giorno, il più atteso, quello nel quale dopo
un rituale simile a quello di oggi, il carnevale si
congederà con l’Ariosa, il gran finale, uno
spettacolo emozionante vissuto dall’intero popolo di
Ponte Caffaro, dove i balarì danzando, saltano
dall’eccitazione, dove il suono dei violini dei
sonadùr sembra ancora più squillante e dove ho visto
parecchia gente versare lacrime.
Se vuoi vedere
il video dell’edizione 2009 del carnevale di Ponte
Caffaro, vai sul sito
www.ilcamminodellamusica.it
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