Italia a Sei Corde
Una
penisola acustica percorsa da Mario Giovannini
Alberto
Grollo
Uno dei
chitarristi fingerstyle italiani più prolifici, ha aperto
concerti per James Taylor, Carlos Nunez e i Byrds, ha
suonato in varie tournee in USA, Francia, Germania,
Slovenia e Croazia.
Cominciamo,
come sempre, con un po’ di storia della tua
maturazione musicale e artistica?
Sono certo che
le prime esperienze con il piano mi hanno aperto molto la
mente, anche se ad un certo punto ho capito che la chitarra
aveva un potere seduttivo ed evocativo molto maggiore. Mi
posso definire quindi un autodidatta nel senso più vero del
termine, in quanto ho seguito le lezioni di chitarra della
"strada", rubacchiando da sempre (anche adesso...) tecniche
e sensazioni da tutto questo mondo e da chiunque mi possa
affascinare, per le sensazioni che mi dà. Per quanto
riguarda i chitarristi a cui mi sono ispirato, partirei dai
primordi con Lucio Battisti, che già trattava abbastanza
bene il suo strumento, e di sicuro Francone Mussida. Poi ho
cominciato a conoscere gli americani e qui posso citare
Stephen Stills per i suoi solismi percussivi, David Crosby
per le sue accordature “aperte” (modificate),
James Taylor e Joni Mitchell per il loro stile complicato e
sofisticato. Dopo, negli anni ’80, è arrivato Mark
Knopfler che da solista dei Dire Straits è riuscito a
portare uno splendido rock elettro-acustico in un periodo
in cui imperava la musica punk. Dagli anni ’90 in poi
finalmente ha cominciato ad emergere una dimensione di
chitarrismo acustico solista, non legato a canzoni con
testi né a gruppi. Questa musica, erroneamente definita New
Age, non pretendeva di lanciare messaggi al mondo, ma
desiderava comunicare attraverso le sole corde della
chitarra. Non posso non ricordare Michael Hedges, il quale
per primo ha esplorato dimensioni chitarristiche
sconosciute ed il caro amico Tommy Emmanuel, il più grande
ambasciatore mondiale della chitarra, un artista a 360
gradi che riesce a stupirti, divertirti, commuoverti.

E
arriviamo alla tua attuale collaborazione con Riccardo
Zappa.. Avete in programma di concretizzare su disco questa
fase?
Con Riccardo
siamo amici da almeno 25 anni. Abbiamo suonato insieme in
molti dischi: nella maggior parte dei quali era un mio
progetto che lo coinvolgeva. Abbiamo tenuto insieme anche
molti concerti, che si sono intensificati proprio la scorsa
estate. Non siamo ancora sicuri se questa collaborazione
sfocerà in un disco a quattro mani... il materiale c'è e ti
confesso che mi piace moltissimo, ma non c'è, specie da
parte di Riccardo, molta fiducia nel mercato discografico
odierno. Cioé non sappiamo se vale la pena di stampare un
bel disco, che ci ha molto coinvolto, per poi casomai
rimanere delusi da vendite poco gratificanti. Abbiamo la
possibilità di usare i brani in maniera diversa e quindi
stiamo valutando al meglio il da farsi. Nel frattempo siamo
stati a suonare a Londra, all'Istituto Italiano della
Cultura, ad esportare un po' della nostra musica.
Come lavori solitamente in fase di composizione e di
arrangiamento?
A livello
compositivo lascio costantemente la mia mente aperta a
suggestioni ed emozioni, sperando di essere
sufficientemente vicino a qualcosa (tipo registratore) che
sia capace di catturarle. Per quanto riguarda
l'arrangiamento, come sai negli ultimi anni l'avvento dei
computer ha rivoluzionato tutto, tanto da rendere la vita
molto più facile e completa, rispetto a solo dieci anni fa.
La prassi dipende un po’ dal tipo di pezzo, se posso
prevedere brani con un supporto ritmico o meno.
Differentemente da tempo fa, adesso registro quasi tutto
con click, che rende la vita molto più semplice, anche se
talvolta toglie un po’ di cuore. Parto dalla linea
melodica e subito dopo cerco la ritmica adatta, che tante
volte può essere provvisoria in attesa di una batteria vera
e subito dopo aggiungo il basso. Arriva il momento dei
tappeti e degli arrangiamenti tastieristici su cui poi
termino con le chitarre che sovrappongo cercando di
diversificare più che posso gli interventi. Se serve poi
aggiungo effetti sonori. E’ quindi un lavoro di
continua sovrapposizione di ritmiche, poi armonie ed infine
di melodie. Spesso ho la possibilità e la fortuna di poter
contare su qualche ospite, allora gli preparo il terreno in
modo che si possa sbizzarrire. Possedendo un piccolo
“home recording studio” non sono granchè
attrezzato per le registrazioni con microfono, ma mi
arrangio per la maggior parte in linea, almeno non mi sveno
per pagare studi di registrazione.
Parlaci
delle accordature aperte, di cui fai largo uso.
E’
passato qualche... annetto da quando un amico mi spiegò che
“Don’t let it bring you down” di Neil
Young si suonava con i due MI abbassati a RE, e da quel
momento, come ha detto David Crosby, sei "sull’orlo
del baratro". E’ vero, è un universo di emozioni
affascinante dal quale, se sei un chitarrista acustico, è
difficile staccarsi. Il fatto di scordare la chitarra (non
nel senso di dimenticarla!) permette, specie a livello di
arpeggio, una gamma pressochè infinita di sonorità,
dissonanze, sequenze che con la cosiddetta accordatura
tradizionale non potresti mai ottenere. Ed è bello talvolta
mettere proprio le dita a caso sulla tastiera e piano piano
costruire delle tessiture impensabili... è per me una
grande emozione crearne poi una struttura ben definita,
farne un brano intero.

Non sei un chitarrista fingerstyle nel senso classico del
termine, fai arrangiamenti più articolati per il tuo lavoro
in musicoterapia, che mi pare abbia una grossa valenza
nella tua produzione…
Sono d'accordo,
non ho mai fatto né penso che mai farò un disco per sola
chitarra: non ne ascolto neanche, nel senso che dopo un po'
mi stufano e sento la necessità di avvertire, come ti
dicevo prima, uno sviluppo armonico. Può essere una sola
tastiera o un duo con un contrabbasso o con un violino.
Anche il discorso dell'applicazione della mia musica alla
medicina deve essere visto in quest’ottica: non posso
pretendere che un paziente, che deve essere sottoposto ad
un intervento e che deve rilassarsi, sia "costretto" ad
ascoltare una musica unicamente imperniata sulla chitarra.
Dopo trent'anni che sperimento e applico questo aspetto
medico ritengo di essermi fatto una buona esperienza sulla
musica che serve. E' anche ovvio che il gradimento di un
brano rispetto ad un altro è molto soggettivo, la
percezione della musica dipende da moltissimi fattori,
quali l'età, il sesso, il momento dell'ascolto, l'interesse
nei confronti della musica stessa e la disponibilità più o
meno conscia di farsi coinvolgere. Anche l'ora di ascolto,
l'eventuale stress o stanchezza influiscono su tale
percezione. Il mio essere medico, oltre che musicista, mi
spinge da sempre a sperimentare l’applicazione della
musica alla medicina. Non è certo una novità che la musica,
agendo su alcune aree cerebrali e stimolando la produzione
corporea di determinati ormoni, influenzi il nostro stato
psicologico-emozionale. Ho cercato quindi di produrre, per
questo scopo, ritmi lenti, senza controtempi e grossi
groove di batteria e percussioni, pad di tastiere ed
effetti naturali tipo vento, pioggia e suoni tipo il verso
dei grilli, arpeggi di chitarre non intrusivi e melodie
soffici, evitando la banalità che in questi casi è sempre
in agguato. Insomma un bel tappetone tipo ambient, che però
funziona. I nostri tests su paziente hanno chiaramente
detto che tale musica, in presenza di stress, riesce ad
abbassare la pressione minima e massima, le frequenze
cardiaca e respiratoria e dare al paziente un salutare
rilassamento ed una buona serenità.
Su cosa stai lavorando in questo momento? I tuoi prossimi
progetti?
Mi muovo su
diversi piani, diviso fra registrazione, concerti,
didattica ed organizzazione di eventi. I miei progetti
discografici sono sempre in continua evoluzione: fra non
molto uscirà un disco dedicato ai parchi naturali degli
Stati Uniti, che ho potuto visitare durante i periodi in
cui ho vissuto e suonato negli USA. Tengo molto a questo
progetto, a cui sto lavorando da molto tempo, in cerca del
momento giusto per pubblicarlo… la musica è molto
orecchiabile e comunicativa, curata nei dettagli ed
impreziosita da molti ospiti. Un altro progetto cui tengo
molto è la composizione e realizzazione di una piccola
sinfonia, dove convivono musica classica e suggestioni di
altro genere, dal rock al jazz, dalla tecno
all’ambient. Tutto è ancora in fase di evoluzione ma
certi movimenti sono già ben collaudati anche dal vivo
insieme a un quartetto d’archi con il quale
collaboro. Ultimo progetto è un disco di musica celtica con
la etichetta Oreade: già il primo album di questa musica,
fatto con il tastierista Piero Brovazzo, ha avuto un ottimo
successo in tutto il mondo. Molto da lavorare anche a
livello extradiscografico: prima fra tutte è la
collaborazione con l’UNESCO per la valorizzazione ed
il commento musicale di alcune zone decretate
“patrimonio dell’Umanità” che mi vedrà al
lavoro con gli amici organizzatori di Folkest. A tutto
unisco l’insegnamento della chitarra: è
un’attività che ho intrapreso da poco e che mi sta
dando grosse soddisfazioni.