BLUES BORDERS EDIZIONE STRAORDINARIA

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DUETS
THE BLIND BOYS OF ALABAMA
SAGUARO ROAD RECORDS 24962 -D, 2009

Quello che unanimemente è conosciuto come il più grande gruppo di gospel vivente entra nella sua settima decade di attività con un’antologia del tutto speciale che racchiude 14 duetti con artisti del calibro di Ben Harper, Susan Tedeschi, Toots and The Maytals, Randy Travis, Timothy B. Schmit degli Eagles, Charlie Musselwhite, Bonnie Raitt, Jars Of Clay, Dan Zanes, Solomon Burke, Lou Reed, Marva Wright, Asleep At The Wheel e John Hammond. Il cd contiene tre brani inediti e tante belle interpretazioni che comparivano a loro volta in dischi pluripremiati e di grande successo. I Blind Boys of Alabama non fanno gli ospiti con chiunque. Come scritto nelle note del booklet le loro collaborazioni sono sempre all’insegna di un’affinità elettiva e spirituale con i grandi artisti con cui collaborano siano essi appartenenti alla sfera del gospel che a quella secolare. Eh sì, perchè i Blind Boys con le loro possenti e magnifiche voci sono in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa cantino travalicando ogni barriera di genere e stile musicale. Ci sono anima e cuore in questo disco che racchiude blues, gospel, rock, country, western swing e persino un po’ di reggae ma soprattutto il talento inimitabile dei Blind Boys Of Alabama. Un vero gioiello. Cercatelo nei migliori negozi oppure su www.blindboys.com

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JUMP BACK, BIG T’s IN THE HOUSE
TERRY “BIG T” WILLIAMS
BLUMERT ENTERPRISES MST - 001, 2010
Se mi dovessero chiedere che musica si suona oggi in Mississippi nei juke joint che corrono lungo la Highway 61, la strada del blues, risponderei senza esitazione quella che è contenuta in questo bel cd di Terry “Big T” Williams. Una musica senza fronzoli, asciutta e diretta come è da sempre il Mississippi blues. Nel sound della voce e della chitarra di Big T c’è tutta la tradizione del blues contemporaneo: da Muddy Waters a Howlin’ Wolf passando per il primo Buddy Guy sino ad arrivare al delta sound elettrico dei mai troppo lodati Jelly Roll Kings (con i quali Terry ha spesso collaborato). Nato a Farrell, Mississippi nel 1960, Big T è cresciuto a pane e blues. Già a undici anni suonava nei bar con una celebre leggenda locale “Mr. Johnny” Billington e poco più tardi lo si poteva già trovare nelle band di grandi del Mississippi blues come Big Jack Johnson, Wesley “Junebug” Jefferson e Big George Brock. Nel frattempo Big T gestisce alcuni club, suona con Albert King e Bobby “Blue” Bland, incide qualche disco solista oggi quasi introvabile e passa qualche tempo persino a Parchman Farm il famigerato carcere dove
soggiornarono anche Son House e Bukka White. Uscito da questa esperienza negativa con uno spirito decisamente rinnovato Big T ha ripreso in mano la sua chitarra e ha dato vita a un disco fresco piacevole e sincero. Ad accompagnarlo in questa avventura un’ ottima band: Lee Williams (T-Model Ford, Pat Thomas, Jimmy “Duck” Holmes alla batteria, Jeremie Horton al basso, Elijah “Dock” Wilkins all’organo e Vann A. Durham all’armonica. Big T è uno degli ultimi autentici bluesman del Mississippi. Dategli fiducia, non vi deluderà. Come dicevano una volta gli imbonitori “non c’è trucco, non c’è inganno”, ma solo del buon vecchio blues suonato con il cuore. Downhome blues at his best!
Per contatti con l’artista e per richiedere il disco potete scrivere a mblumert@comcast.net e visitare il sito www.terrybigtwilliams.com

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FULL MOON RISING
PURA FE’
DIXIEFROG DFGCD 8674, 2009

Il mio incontro con ciò che di geniale e affascinate suona Pura Fè risale a tantissimi anni fa. Risale al 1994 e cioè a quando in un festival ho assistito ad un concerto di Paul Ortega, un nativo americano che era riuscito a fondere con sapiente maestria la musica nera con i suoni tradizionali degli indiani d’America. Da allora non ho più ascoltato nulla di simile sino a che non mi sono imbattuto in questo splendido disco. Anche la storia di Pura Fè viene da molto lontano. Cantante, musicista, compositrice, poetessa, attrice, ballerina e attivista per i diritti civili, Pura Fè è’ conosciuta anche per aver fondato le Ulali il più celebre gruppo vocale femminile indiano. Taj Mahal, di lei ha detto: "Con la sua voce che si libra nell’aria questo bellissimo uccello canoro trascende il tempo e porta il messaggio potente seminato dei nostri antenati ". Pura Fè è nata a New York . Sua madre, cantante anche lei, aveva sangue afroamericano, scozzese irlandese, e indiano della tribù Tuscarora originaria del Nord Carolina. Suo padre invece era in parte portoricano, in parte corso e in parte indiano. In Italia Pura Fè è diventata famosa con il progetto di Robbie Robertson, Red Road Ensemble per cui scrisse il brano “Mahk Jchi”, inserito anche in questo “Full moon rising”.Da li in poi è stata una strada in discesa che l’ha portata a carriera solista carica di soddisfazioni e importanti riconoscimenti. Il che non deve stupire perché il suo è un disco colmo di poesia, una vero e proprio melting pot sonoro che riesce perfettamente a unire la cultura delle popolazioni native americane con quelle degli africani portati in catene al di là dell’Atlantico. In questo splendido album il canto dei vogatori delle canoe indiane si mescola con quello blues cantato da Pura Fè con una voce degna di Aretha Franklin e in cui chitarra slide e banjo tracciano trame antiche che fanno battere il cuore. Nel disco per lo più acustico c’è spazio diverse sonorità: si va dal rock blues con tinte gospel a brani di Joni Mitchell,; dal Mississippi blues di Skip James, al soul, all’hip hop. Il tutto suonato e cantato con una delicatezza, una spiritualità e una forza interiore non comuni. Bellissimi e pieni di significato i testi. Un disco a mio parere imperdibile!

I dischi della Dixie Frog etichetta francese che si distingue per il coraggio e l’originalità delle proprie proposte si possono trovare nei migliori negozi distribuiti da IRD oppure per coloro che acquistano on line su www. dixiefrog.com
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BOOKER’S GUITAR
ERIC BIBB
TELARC TEL 31756 -02, 2010
La genesi di questo disco parte da una storia. Una bella storia. E a me le storie, si sa, piacciono molto. Il tutto ha avuto inizio alcuni anni orsono. Dopo un suo concerto londinese mentre sta tornando in albergo Bibb viene avvicinato da un tizio che dopo avergli fatto i complimenti gli mostra la custodia di una chitarra. Lì dentro c’è una chitarra resofonica della National degli anni Trenta appartenuta ad una autentica leggenda del blues del Mississippi: il mitico Booker White meglio conosciuto come Bukka White. Un grande bluesman. Uno che era nato agli albori del Novecento nel cuore del Delta e che aveva insegnato a suo cugino, divenuto poi famoso in tutto il globo come B.B. King, i segreti della chitarra blues. La sua slide e la sua voce si possono ascoltare in pugno di registrazioni che Bukka registrò tra il 1930 e il 1937, anno infausto in cui White venne rinchiuso nel famigerato penitenziario di Parchman Farm con l’accusa di aver ucciso un uomo a Memphis. Non era vero, ma Bukka ci mise due anni ad uscire di galera, e quando fu fuori la sua carriera era andata al diavolo. Fu riscoperto negli sessanta poco prima della sua scomparsa. Tornò ad esibirsi e ad incidere di nuovo ma gran parte della magia delle sue prime registrazioni era rimasta dentro a una chitarra resofonica che aveva venduto per pagare quegli avvoltoi degli avvocati. E ora non si sa come quella chitarra era finita a Londra. Ma torniamo ad Eric e al suo incontro con uno strumento che in qualche modo segnerà il suo percorso di musicista. Ora i due sono comodamente seduti nella hall di un albergo e lo sconosciuto propone a Bibb se vuole provare la chitarra ed Eric accoglie l’invito di buon grado. Non appena mette le mani sul manico di quello strumento qualcosa di magico lo colpisce intimamente. Sente che quella National in qualche modo gli comunica una necessità: quella di percorrere a ritroso la sua strada artistica sino ad arrivare all’essenza del blues. E questo disco fatto di sola chitarra e voce con l’aggiunta talvolta della splendida armonica di Grant Dermody è davvero un sincero omaggio di Bibb alle sue radici, quindici brani senza tempo tra traditional come Wayfaring Strangere e Nobody’s fault but mine e nuove composizioni dello stesso Eric.Il tutto cantato e suonato da Bibb col suo inimitabile stile. Il disco attraverso un codice che appare nel digipack offre la possibilità di scaricare due brani inediti dal sito di Eric. Tra le due canzoni risalta la bellissima “Everyday’s been Sunday” dedicata al grande DeFord Bailey, gigante dell’armonica e unico artista afroamericano (se si esclude Charlie Pride) a diventare una stella di prima grandezza del Grand Ole Opry celeberrima trasmissione radiofonica country.

Il disco lo trovate nei migliori negozi distribuito dalla EGEA.

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JAMES KUNISADA CARPANTE
RICCARDO CERES

IL POPOLO DEL BLUES PDB2010017 - 2, 2010

Non sono mai stato un grande fan della musica afroamericana cantata in italiano. Non sempre la nostra lingua si adatta ai ritmi sincopati di quella musica. Le cose che mi sono piaciute di più in tanti anni di frequentazioni blues e jazz sono state quelle fatte da Nicola Arigliano, Lelio Luttazzi, Enzo Jannacci, Paolo Conte, l’indimenticabile Fred Buscaglione e seppur in misura molto minore da Capossela. Il disco del casertano Riccardo Ceres, cantante, chitarrista, attore, scrittore, grafico e molto altro ancora è per mia e vostra fortuna figlio delle indimenticabili canzoni di quei grandi che vi ho appena elencato. E naturalmente di Tom Waits, ma anche di Bukowski, Miller e Tarantino. Ebbene l’atmosfera che si coglie in questo suo primo lavoro, seppur in versione aggiornata e “corrotta” è la stessa che mi colpì al cuore tantissimi anni fa quando ascoltai “Eri piccola” del grande Fred o “Quelli che” di jannacciana memoria. Ceres è un vero bluesman. Non occorre conoscere a memoria Muddy Waters o Robert Johnson per esserlo. E neanche rifare nota per nota ogni assolo di quei grandi. Il blues bisogna averlo dentro. E Ceres ce l’ha. I suoi testi ironici, geniali, dissacranti e provocatori non potranno lasciarvi indifferenti. Soprattutto se siete divoratori di romanzi noir. La musica è un miscuglio di jazz, swing, blues, tarantelle semiserie, beguine stralunate e molto, molto altro ancora. Un sound mai banale e assolutamente accattivante. Merito della chitarra e del vocione waitsiano di Ceres ma anche del gran lavoro dei bravissimi musicisti presenti nel disco e dell’intelligente produzione di Ernesto De Pascale, personaggio di grande levatura che la materia la conosce molto bene.

Se avete amato “Heartattack and vine” e “Swordfishtrombones”di Tom Waits e vi siete domandati come sarebbe stato se quei dischi fossero stati scritti pensati suonati e cantati nella nostra lingua madre, allora non potete certamente fare a meno di questo disco.

Per contatti: ilpopolodelblues@yahoo.it

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REFORM SCHOOL GIRL
NICK CURRAN
ECLECTO GROOVE EGRCD 509, 2010
Lo ammetto se avessi messo questo album sul piatto del mio giradischi trent’anni fa, sarei subito saltato a ballare sul tavolo. Oggi purtroppo con l’età che avanza non posso più permettermi reazioni così estreme. Ciò non toglie che io non possa entusiasmarmi all’ascolto di un bel disco pieno di energia e di buon vecchio rock ‘n’ roll. Un lavoro che mi ricorda per forza espressiva e dinamismo sonoro i primi lavori dei Destroyers di George Thorogood. Cresciuto tra band di rockabilly e gruppi quasi punk Curran si è fattole ossa al fianco di Ronnie Dawson e Kim Lanz. Tra i suoi primi estimatori c’è anche Jimmie Vaughan che lo invita nel 2001 a trasferirsiad Austin Texas dove il rock sanguigno di Nick trova un pubblico attento e disponibile. Nella capitale texana Curran incide un ottimo album che nel 2004 gli frutta un prestigioso Blues Award come miglior debutto dell’anno. Subito dopo entra nella “nuova” versione dei Fabulous Thunderbirds e suona al fianco di Kim Wilson fino al 2007. In questo suo nuovo disco troveranno pane per i loro denti coloro che si chiedono cosa sarebbe successo se Little Richard fosse diventato il cantante dei Ramones e tutti quelli che hanno nostalgia del suono dei T-Birds prima maniera. Non resteranno delusi nemmeno quelli che hanno amato le cose più surf dei Beach Boys o quelli che sono andati in estasi per i brani più blues dello splendido “Heartattack and vine “ di Tom Waits. Nell’album c’è anche spazio per languidi terzinati alla Jackie Wilson o per torridi country ‘n’ roll in cui a farla da padrone sono chitarra e sax, sempre infuocati e sugli scudi.

Graditi ospiti Jason Ricci all’armonica e Phil Alvin ovvero il frontman dei leggendari Blasters.
Un dico che vi farà battere il piedino a lungo…
Nei migliori negozi oppure su www. eclectogroove.com

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REDENZIONE – UN CONCERTO DI BLUES
ANDREA GIANNONI

FOR BLUES LOVERS/AUTOPRODUZIONE, 2009

Andrea Giannoni è un mio amico. E’ un vero virtuoso dell’armonica e vive il blues in maniera viscerale, direi unica, Questo fa di lui un bluesman di razza. Un bluesman puro e incontaminato come pochi in Italia. Il suo sound passionale e sincero passa con disinvoltura dalla distorsione hendrixiana al suono cristallino del Mississippi, toccando peccato e redenzione attraverso racconti coinvolgenti e mai consolatori che riescono sempre a catturare chi lo ascolta rapito. Anche Gas che con Andrea suona in questo EP (in cui c’è anche la voce di Sara Grimaldi) è un mio amico. E di lui potrei dire le stesse cose che ho detto per Andrea, di cui è fedelissimo “pard” da tantissimi anni. Il suo stile chitarristico scarno e diretto lo colloca tra i miei suonatori di sei corde prediletti. Almeno nel nostro paese. Hound Dog Taylor sarebbe fiero di lui. Il cd comprende 5 brani contenuti in un'unica lunga traccia live registrata dal vivo a “Sconfinando” celebre festival internazionale che si tiene ogni anno in Lunigiana, il lembo di terra in qui Andrea e Gas vivono, suonano e lavorano. Duramente. Proprio come i vecchi bluesman del Mississippi di cui i miei due amici sono i discendenti diretti. Punto.
Per contatti: face book.andrea giannoni oppure scrivete a harpboy@libero.it

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SO GOOD
ROBI ZONCA
TUBE JAM RECORDS/ROBI ZONCA TGR 1001, 2010

La ricetta musicale di Robi Zonca è ormai consolidata. E’ una ricetta piena di gusto, idee, estrema versatilità e grande padronanza strumentale. Insomma, ottima musica, suonata da grandi musicisti, belle canzoni e una cura nella registrazione che ha pochi eguali nel nostro Paese. Robi Zonca è uno dei nomi di punta del blues (ma non solo) del panorama blues italiano e internazionale. Ha collaborato in veste di bassista e chitarrista sia live che in studio con Andy J. Forest, Treves Blues Band, Ronnie Jones, Ginger Baker dei Cream, Tolo Marton ed Enrico Crivellaro. So good è il suo quinto album solista e comprende quasi esclusivamente brani autografi con un paio di puntate nel repertorio di Ray Charles e Eric Clapton. Il disco si mantiene sui canoni degli altri ottimi dischi di Zonca, grintoso funky blues tinto di rock e di jazz con le chitarre sempre in primo piano e una grande attenzione ai cori. Anche in questo lavoro il musicista bergamasco si avvale di bravissimi collaboratori: Antonello “Jantonman” Aguzzi (Elio e Le Storie Tese) alle tastiere e alla cura degli arrangiamenti dei fiati e degli archi, il grandissimo trombettista jazz Fabrizio Bosso, Sabrina Kabua (protagonista di un riuscito duetto vocale) e Luther Kent collaboratore statunitense di lunga data della band e vocalist d’eccezione. Da non dimenticare poi gli straordinari musicisti che compongono il gruppo di Zonca che suonano come sempre alla grande: Paolo Legramandi basso e voce, Stefano Galli chitarra elettrica, acustica e lap steel, Teo Marchese, Marcello “Bread” Schena e Marco Sacchitella alla batteria; e le back vocals di Elena Vittoria. Un plauso anche alla corposa sezione fiati composta da Daniele Moretto alla tromba, Joe La Viola e Michele Monestiroli al sax e Alessio Nava al trombone. Se avete apprezzato i precedenti lavori di Robi Zonca sono sicuro che questo nuovo album vi piacerà ancora di più. Consigliatissimo!

Per contatti: info@tubejamrecords.com oppure info@robizonca.it

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LIVE AT ROOSTER’S LOUNGE
TAIL DRAGGER

DELMARK RECORDS CD 803, DVD 1803, 2009

Se Howlin’ Wolf dovesse avere un erede costui non potrebbe essere che James Y. Jones, in arte Tail Dragger, verace e popolare esponente del Chicago blues contemporaneo. Il suo precedente dvd live, che abbiamo recensito anche in questa rubrica, è stato eletto nel 2005 dalla prestigiosa rivista Living Blues, dvd dell’anno e ha ottenuto entusiastici riscontri un po’ ovunque. Questo però, come spesso succede nel blues, non ha portato molti cambiamenti nella vita di Tail Dragger che, sempre ispirandosi al mitico Lupo Ululante, possiamo trovare tutti i sabato sera che Dio manda sulla terra al Rooster’s Lounge, un ruvido locale del West Side di Chicago dove il blues genuino di questo bravo interprete sembra aver trovato “casa e famiglia”. Ad accompagnarlo in questa eccitante performance catturata su cd e dvd il 21 marzo 2009, un nugolo di musicisti di grande spessore: Rockin’ Johnny e Kevin Shanahan alle chitarre, Martin Lang all’armonica, Todd Fackler al basso e Rob Lorenz alla batteria. C’è anche spazio per un ospite d’eccezione ovvero il grande Jimmy Dawkins. Se per qualche motivo sabato prossimo non potete essere al Rooster’s Lounge a sentire Tail Tragger questo cd e questo dvd porteranno il blues che si suona oggi a Chicago direttamente nel salotto di casa vostra. E non dite che è poco…
Il cd e il dvd targati Delmark si trova dal vostro negoziante di fiducia oppure su
www.delmark.com