Giu
13
2014

“LE VOCI DELLA TERRA, ARTÈTEKA, TXALAPARTA” Piero Milesi & Ivan Fedele – Orchestra Sinfonica Tito Schipa – DODICILUNE, 2013

milesi fedelecoverComposta nell’estate del 2001 “Le voci della Terra” rappresenta l’ambizioso testamento culturale di questo figlio della terra di Puglia prematuramente scomparso il 30 ottobre del 2011. Un progetto su commissione la cui esecuzione segnò la chiusura dell’edizione di quell’anno de “La notte della taranta” della quale Milesi fu anche direttore artistico. Ambizioso progetto, dicevo in apertura, strutturato in otto movimenti ed eseguito dall’Orchestra Sinfonica Tito Schipa diretta da Pasquale Corrado e registrato a Lecce il 10 maggio 2013. Ci sembra di riconoscere una certa influenza della musica orchestrale di Philip Glass, almeno nel brano d’apertura “Le Voci” ma poi l’equilibrio tra il suono “popolare” e quello “colto” trova un sostanziale equilibrio facendo di questa scrittura milesiana uno dei più interessanti connubi ascoltati negli ultimi anni: evocativa la partitura di “Trio” che riporta dal passato la cultura popolare per affiancarla a quella moderna, la tammorra nelle mani di Vito De Lorenzi ha un ruolo essenziale, sembra quasi venga assecondata dall’orchestra (“Pizzica”), la sezione ottoni sostituisce la voce in “Stornelli” ed il conclusivo “Epilogo” chiude alla perfezione il cerchio, riconducendo all’inizio de “Le Voci della Terra”, pronti per un nuovo ascolto.

“Artèteka” e “Txalaparta” sono invece due partiture di Pasquale Corrado, che nell’occasione dirige anche l’Orchestra. La prima di poco più di sette minuti è scritta in 12/8, il ritmo della pizzica e quindi la protagonista è la tammorra a sonagli che se in un crescendo continuo accompagna l’orchestra nell’apoteosi finale che esalta questa danza fino quasi ad una trance “orchestrale”; la seconda che prende il nome dallo strumento basco, vede le marimbe di Sergio Rizzo e di Francesco Mangialardo a condurre il ritmo, con l’orchestra sinfonica a pennellare in crescendo con continue accentazioni, soprattutto nella seconda metà, questa composizione.

Un disco davvero interessante che conferma come la Dodicilune sia una delle migliori realtà del panorama discografico italiano, e non solo.

Alessandro Nobis

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