Giu
26
2012

L’avvocata

L’avvocata…. I ballerini si studiano, saltellando, camminando avanti e indietro, come tori che strisciano la zampa sul terreno mentre aspettano il momento buono per attaccare e non essere  colpiti, mentre alzano le braccia come ali di rapaci che planano sulla preda,  girano in cerchio come gladiatori nell’arena e si guardano e si  schivano come si schivano frecce che arrivano da un arco improvviso, e si piegano e si incrociano per poi sorreggersi a vicenda con l’onore che ci dovrebbe essere in ogni battaglia, e poi sono ancora aquile e poi ancora felini….

La magnificenza della costiera amalfitana, la bellezza maestosa della roccia che scende e si inabissa nel mare, il cielo che sembra si possa raggiungere con  un ultimo passo verso la vetta, la Madonna Avvocata, o meglio la festa dedicata alla Madonna detta dell’Avvocata di Maiori è anche questo. A differenza delle altre sorelle (ricordando il circuito delle sette sorelle, o sette madonne che si festeggiano in Campania) questa ha come valore aggiunto la potenza della natura circostante, del luogo prescelto per i suoi festeggiamenti a 827 metri sul mare.

La festa inizia all’alba, ancor prima che il sole sorga, quando ancora i contorni non sono nitidi, quando l’aria è fresca quando tutto è sfumato e tutto potrebbe ancora mutare. La salita è ripida, ripidissima, è una scalata, un pellegrinaggio faticoso, un inerpicarsi sulle rocce, una vera conquista del paradiso, ma il paradiso è già lì a portata di sguardo, basta volgerlo verso l’orizzonte  per far si che le parole finiscano, che il fiato manchi che,  per chi crede, si materializzi la potenza di Dio nel suo creato.

La salita all’Avvocata è un rito, è una consacrazione, è un dovere. L’Avvocata è differente, l’Avvocata è un mondo diverso che si racconta mentre si vive, che non è solo preghiera e ballo, solo fede e folklore, è storia, è sopravvivenza, è l’uomo che onora e si inchina alla natura, una natura ancora selvaggia, senza strade, senza asfalto, senza puzzo di carburanti bruciati.

Solite “rote” penserà qualcuno, soliti tamburi, solita tammurriata, solite danze. Ed invece no. L’Avvocata non è per tutti, la festa il luogo il simbolo sono l’unicità.

L’Avvocata, è anche una danza, una che racconta di guerre tra popoli, di cristiani e di infedeli, di uomini con  la pelle bianca che avvistavano e combatteva uomini  con la pelle scura, saraceni che portavano scimitarre appese alla cintura. Racconta   di allarmi, di fughe, di trappole, di come la collaborazione sia alla base di ogni cosa, di ogni vittoria; di leggende che servivano a ravvivare l’orgoglio di un popolo che lottava contro la durezza della vita. La tammurriata dell’Avvocata è l’unica tammurriata ad essere suonata da tanti tamburi contemporaneamente, per darle forza, per essere catartica, per essere ossessiva ed ipnotica, da essere altro, da dover essere vista più che raccontata.  Sono in pochi che la danzano, sono pochi ed è bello vedere come di solito sia un giovane con un anziano, sia la storia con il futuro, sia la voglia di trasmettere con la bramosia di apprendere. Con quel ritmo degli antichi riti tribali, quelli che entrano nel cervello che catturano che spronano chi combatte danzando e rapiscono chi guarda portandolo in una dimensione altra, una che non ha parole ma solo suoni, una che non lascia spazio a pensieri vacui e sciocchi, che fa dondolare compulsivamente e che lascia il corpo libero da ogni peso, da ogni fardello, che fa chiudere gli occhi e disegna e raffigura non solo le lotte umane ma a volte a lottare sono le stesse pulsioni dell’anima, lì in alto, dove l’aria è rarefatta, dove si fa fatica ad arrivare con scarpe forti e bastoni di appoggio, dove i più giovani non sempre sono quelli che giungono per primi perché non è più la forza fisica a portare  ma il pensiero, la devozione il desiderio di esserci come ogni anno, di sentirsi parte integrante di quella natura selvaggia che da secoli è sfidata e da secoli è signora assoluta. Come assoluti sono i colori, solo l’azzurro e solo il verde, solo l’aria e solo la terra, solo gli uomini e solo le donne con più forza nel pensiero si arrampicano fin lassù dove i capelli si confondono con le nuvole, dove nei giorni di foschia sembra di camminarci su quelle stesse nuvole, di essere eletti e prediletti, perché non tutti riescono a guardare il mondo da lassù, perché non tutti riescono a guardarsi negli occhi e non vederli lucidi per l’emozione davanti  a tanta magnificenza. E anche le rote che si formano sono composte, sono unite, sono satelliti di quel cerchio magico che è la salita “ all’Avvocata”.

 Nella danza dedicata dell’Avvocata non ci sono occhiate  che ammiccano, non ci sono pensieri di dolcezza, non esiste altro che la passione, che il sangue che pulsa, che gli occhi che si fanno di fuoco. Esistono gli sguardi ma servono per capire, per attaccare, per difendersi. Qualcuno l’ha definita una danza mefistofelica. I ballerini si studiano, saltellando, camminando avanti e indietro, come tori che strisciano la zampa sul terreno mentre aspettano il momento buono per attaccare e non essere  colpiti, mentre alzano le braccia come ali di rapaci che planano sulla preda,  girano in cerchio come gladiatori nell’arena e si guardano e si  schivano come si schivano frecce che arrivano da un arco improvviso, e si piegano e si incrociano per poi sorreggersi a vicenda con l’onore che ci dovrebbe essere in ogni battaglia, e poi sono ancora aquile e poi ancora felini mentre lo sguardo è fisso e i pensieri dritti i tamburi continuano ad essere percossi con lo stesso ritmo uno, due, dieci tamburi tutti insieme, tutti con una unica voce, tutti per dire: < attacca e difenditi> tutti insieme per dire che non si è soli mai.

 Mentre un vento perpetuo soffia, mentre le nuvole passano sopra le teste che ogni tanto smettono i pensieri e si guardano e si rincorrono, mentre i boschi continuano anno dopo anno ad essere testimoni silenziosi di un rito, di un momento, di un ricongiungersi dell’uomo con la natura sotto lo sguardo magnanimo ma attento della Vergine. L’Avvocata è tutta quì nello splendore del paesaggio, nella scarpinata, nella scalata, nella compagnia che è quella giusta altrimenti non sarebbe, perché solo chi è veramente sale insieme su per il monte, nel vino e nel cibo, nelle risate di chi ha la fortuna di condividere. Pochi turisti, grande devozione. L’Avvocata non è però solo lotta e solo durezza, l’Avvocata sono i petali di rose, migliaia lanciati nell’aria al passaggio della statua sacra. L’Avvocata è la canzonatura dopo la devozione, è il momento di aggregazione che trancia un linea netta tra chi guarda solo per curiosità e chi vive  e balla e crede e alza le braccia verso il cielo che lì pare tanto vicino, lì dall’alto sembra  che tutto sia possibile, che è un solo azzurro con il mare, anche quando piove, come quest’anno, anche quando bisogna costruire dei rifugi di fortuna perché la pioggia non fermi, perché i tamburi devono suonare e le braccia devono lottare, anche se il cielo è grigio, anche se i vestiti  sono inzuppati e le scarpe pesanti di fango. È la Madonna Avvocata, è la forza della natura che è con l’uomo, che raccoglie e divide, che srotola il mondo e lo dispone come quadro.

I danzatori nel video sono zio Eolo e Luca Lucia:

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Luciana Cerreta

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