Nov
26
2010

JAN SENSO TERRO – Compagnons Roulants

FOLKCLUB/ETHNOSUONI, 2000 – FOLK PROGRESSIVO/OCCITANIA ITALIANA E FRANCESE

Dopo un’intensa attività concertistica che negli ultimi anni li ha portati ad esibirsi spesso in Piemonte e in misura minore al di fuori della loro regione d’origine, Compagnon Roulant giungono alla registrazione di un disco che segna, a nostro parere, il raggiungimento della loro piena maturità artistica. “Jan sensa terro”, che prende il nome da una bella poesia di Claudio Salvagno musicata da Silvio Peron, è una raccolta di brani tradizionali, poesie musicate, strumentali per danza, nuove composizioni nell’esecuzione dei quali il gruppo dimostra tutta la propria grande coesione e la chiarezza di idee che li contraddistingue: non a caso gli arrangiamenti molto curati risultano essere a firma collettiva, come si conviene a un gruppo che -per definizione- è un insieme di individualità che rinunciano a una parte di sé a vantaggio di una gratificazione comune. Certo, qua e là si orecchiano le preferenze dei singoli e i riferimenti, direi tutti di scuola francese anche se non rigorosamente occitana: gustose strizzate d’occhio ai Perlinpinpin Folc degli anni Ottanta ma anche ai Gwerz, lavorando però su materiali tradizionali che -con tutto il rispetto- non sempre si muovono ai livelli di quelli guasconi o bretoni, rendono ancor più evidente e apprezzabile l’impegno di Compagnon Roulant per collocarsi a pieno merito nell’ambito della musica acustica di qualità a livello europeo. D’altra parte, le abilità dei singoli non si discutono e nomi come Gabriele Ferrero, Silvio Peron, Enrico Negro godono già da anni di giusta fama; il contributo della voce di Paola Lombardo (che solo in qualche raro momento appare un po’ compiaciuta), del violino di Stefano Protto (ottimi i suoi duetti con Ferrero), del contrabbasso di Gerardo Savone (preciso ed essenziale) non è secondo all’apporto dei colleghi più noti e contribuisce all’ottima riuscita finale dell’opera. La vena compositiva di Gabriele Ferrero si supera in una “Countrodanso” nodosa e grintosa, quella di Silvio Peron in una “Scottish Sfasà” tutta giocata fra strane sincopi e semitoni improbabili. Da rimarcare le parti chitarristiche di Enrico Negro, musicista sensibile ed efficace, in possesso di un’ottima tecnica però mai fine a se stessa. Ma, ripetiamo, “Jan senso terro” vale in quanto disco di respiro collettivo, buon esempio di musica d’insieme divertita e divertente nel senso migliore che si può e si deve attribuire a questi termini.

Roberto G. Sacchi

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