Apr
9
2015

Fra Ossimori e Paradossi Roberto G. Sacchi intervista Valeria Cimò

Questa intervista impossibile nasce da una coincidenza che invece, come tutte le coincidenze, è possibile. Tutto ha origine nel 1976, anno in cui l’autore dell’intervista –allora 22enne- insieme con altri soci apriva nel milanese Radio Alternativa Popolare 89Mhz, emittente battagliera e di breve gloria. Sempre nel 1976, Valeria Cimò nasceva. Consapevole di questa coincidenza Roberto G. Sacchi si è recato in Sicilia a intervistare la neonata.

Eccoci qui, nella sede del Collettivo Femminista “Violeta Parra” di San Vito Lo Capo, Trapani, Sicilia. I nostri microfoni sono qui convenuti per intervistare la neonata Valeria Cimò. Valeria significa “colei che sta bene in salute”: ti riconosci nel significato del tuo nome?
Al momento ciucciare per espellere mi sembra alquanto regolare, sarà difficile introitare per trasformare, me lo diceva il coach. Spero di evitare qualche male contratto da altri, di quelle cose che nasci come una radio, attenta a con chi ti sintonizzi…

Valeria, pensi di mantenere la promessa che hai stretto con la società accettando di essere chiamata così?
Vossia mi ha spiazzato , pensavo di essere colei che Vale, e di cognome fare Onda, perché Cimò dice che viene dal greco Kyma, ma questa cosa della salute non so… la follia si conta? La società poi, beh… con lei ho stretto la promessa del disadattamento, così pare che qui chiamino una cosa che si dice libertà.

In alternativa, come avresti voluto essere chiamata?
Abo, aborigena anarchica, selvaggia ed ecofemminista e mi raccomando eco, ovviamente alchemico sciamanica. Abo, corto semplice veloce senza peli sulla lingua. Troppo antico per sembrare nuovo, troppo stupido per essere preso sul serio, indubbiamente ludico.

Il ruolo della donna nella società di oggi: mancano più di vent’anni al 2000… che cosa è destinato a cambiare per primo e cosa resterà immutato?
A giudicare dalle tutine rosa riciclate da due sorelle, non cambierà nulla. Anzi forse peggio, mi si preavvisa di un bunga bunga, una cosa politica, dice che dovrò capire, spero di uscirne illesa, spero esistano gli avvocati seri.

Più volte hai dichiarato di sentirti una sciamana. Da cosa nasce questo tuo rifiuto della cultura occidentale?
Ma gli sciamani erano tra noi… è stata la cultura “occidentale” a rifiutare loro… ma se proprio rifiuto lo vogliamo chiamare, è un rifiuto verso una modernità di plastica. E’ la via del riciclaggio, della contestualizzazione, della cooperazione, ma è tutto troppo erudito per una che è appena uscita dalla grotta. Ma devo dire di avere avuto tutto il tempo per incubare: incubi da confessare?

La tua terra, la Sicilia, è spesso associata soltanto alla mafia. Pensi che questa fine secolo apporterà qualche cambiamento?
Si, mangeremo piovra anche a colazione. Ma in modalità globalizzata, pensando che sia Pinuzzo ad essere il colpevole di tutto.

La tua pittura, le tue parole, la tua musica. Ti senti più eclettica o più versatile?
Forse eclittica per imparare a suonare meglio sul piano.

Nel 2014 pubblicherai un disco come “Terramadonna”, per certi versi rivoluzionario. Ci spieghi la sua genesi attraverso le varie fasi della tua vita futura?
Terramadonna è un ciclo terrestre di nascita crescita decrescita morte. Sono venuta in terra per imparare a morire in vita, perché le donne aiutano alla comprensione della nascita come della morte. Sono venuta a restituirmi lo spirito, in bilico tra il passato sentito come uno stile dignitoso e un futuro che possa rettificare gli abomini. Terramadonna è il qui e ora. Pensate che da quando è nato lo ascolto solo se vuole ascoltarlo qualcun altro. Anche se è lontano da me.

Cimò 2

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