Nov
30
2010

DEDALUS – Dedalus

TEATRO DEL SOLE TDS 992005 X, 1999 – FOLK CONTEMPORANEO/CALABRIA

A nostro parere questo album è una delle cose migliori ultimamente prodotte dall’attivissima etichetta discografica Teatro del Sole. In tutti gli undici brani che costituiscono il CD si avverte una grande lucidità d’ispirazione, che si sposa con un calore e una passione che ben evocano nell’ascoltatore i paesaggi e il clima in cui queste canzoni nascono: il Mediterraneo e, in particolare, la Calabria, regione d’origine del gruppo. Un disco che va al di là dei suoni e porta i colori, le luci, perfino gli odori di quelle terre. Nei testi, scritti da Enzo Costabile, si parla del mare e della luna, del vento e del cielo, del grano e del miele. Ad essi fanno contorno atmosfere musicali raffinate, in cui si colgono riferimenti alla musica classica d’area ispano-partenopea, inseriti sulla matrice popolare data dall’uso di strumenti come la chitarra battente, il mandolino le percussioni. Molto efficaci le immagini che da tale connubio derivano, con frasi che acquistano grande forza per le intense interpretazioni di Paola Dattis e Mario Artese. Fra tutti i pezzi del disco, segnaleremmo innanzitutto “Mari”, brano che inizia come una danza, per poi trasformarsi in un inno al mare: “ onda che ruba e regala …. respiro di maestrale / grano che sa di sale … e rompi ogni vela / mare che prometti / e tradisci”; “Nun tiegnu voglia”, che riporta ai pomeriggi estivi, con il contrabbasso ad evocare il caldo vento del sud; “Senza spini”, in cui la chitarra fa da contrappunto al testo, invocazione d’amore in cui si dice che “a forza di sognarti / mi hai accecata” ; “Sette i dinari”, vera ventata d’aria fresca, canzone d’amore luminosa dall’irrestistibile melodia “…e quando le stelle si nasconderanno / ti lascerò addosso solo l’argento della luna”. Ed ancora “Annaca u vinu”, quasi una “drinking song” mediterranea; “Due curtrieddu”, che ricorda il teatro-canzone napoletano di Roberto De Simone e la finale “Vientu i matina”, sorta di serenata in cui s’esprime un desiderio d’amore e pace. Dei Dedalus, oltre ai già citati Mario Artese e Paola Dattis, fanno parte Lutte Berg (chitarre), Checco Pallone (chitarre e tamburelli), Sergio Artese e Tina Muto (contrabbasso), Fabio Pepe (flauto), Giuseppe Pallone (mandola e mandolino), Baba Sissoko (percussioni). Un disco in cui, senza particolari sperimentazioni, si propone una musica di composizione in cui sono evidenti i legami con la tradizione, che in tal modo dimostra tutta la sua attualità e il suo fascino.

Marco G. La Viola

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