Gen
30
2013

BLUES BORDERS 24

In questo numero recensioni di Eric Bibb & Habib Koité, Rick Holmstrom, Magic Slim & The Teardrops, B.B. King, BTC  Blues Revue, Monkey Junk, Billy Boy Arnold, Nico Wayne Toussaint, Ian Siegal & The Mississippi Mudbloods, Keith B. Brown

 

ERIC BIBB & HABIB KOITÉ

BROTHERS IN BAMAKO

DIXIEFROG, 2012

Un disco piacevole, rilassante ma anche denso di impegno sociale e civile. Brothers in Bamako suggella l’amicizia umana e artistica tra l’acclamato bluesman statunitense (vincitore l’anno scorso di un prestigioso Blues Award) e uno dei più importanti artisti africani contemporanei. Bibb rivisita alcune delle sue più belle canzoni (Needed Time, With my Maker I am one, Going down the road feeling bad)  in chiave world regalandoci anche una bellissima rivisitazione di Blowin’ in the wind di Dylan. Anche Koitè presenta alcune sue incantevoli composizioni in cui canta pregevolmente e suona con perizia e gusto chitarra elettrica e acustica, banjo e ukulele. La musica del Mali ha da sempre grande affinità con il blues e lo spiritual: come non ricordare in tal senso  Talking Timbuktu  che Ry Cooder e Ali Farka Touré incisero nel  1994? Quasi inutile soffermarsi su ciascuna canzone perché l’intero album vive di una propria intrinseca completezza. Le melodie sono semplici, accattivanti, delicate ed evocative ma non mancano brani in cui l’incedere si fa più ipnotico e ammaliante. Splendide le armonie vocali e l’interplay tra i musicisti che confermano con questo disco (come se ce ne fosse bisogno) che la buona musica non ha confini. Caldamente consigliato!

 

RICK HOLMSTROM

CRUEL SUNRISE

M.C. RECORDS, 2012

Un disco coraggioso e inaspettato. Rick Holmstrom è davvero un musicista che ama le sfide e l’avventura. Uno che potrebbe benissimo accontentarsi del suo ruolo di stella di prima grandezza del west coast blues o di quello di chitarrista principe nella band di Mavis Staples e che invece con grande audacia propone ai suoi tanti estimatori dischi sempre nuovi e stimolanti. Questo non è un disco da un ascolto e via. Questo è un lavoro che va centellinato nota dopo nota e canzone dopo canzone. Ci sono tutte le influenze di Rick in questo album. Qualcosa che ti aspetteresti e qualcosa che ti sorprende: ci sono riferimenti ai suoi eroi di sempre come Lightnin’ Hopkins, Mose Allison, Slim Harpo, Muddy Waters, Gatemouth Brown e Little Walter ma anche rimandi del tutto sorprendenti al sound di gente come Neil Young, Chuck Prophet, Wilco and Neko Case e persino ai Beatles.  La musica di Rick si pone esattamente in quel luogo in cui rock, blues, rockabilly and surf music si incontrano perfettamente. A fare il resto ci pensa la sua chitarra sempre unica e inconfondibile e il sound essenziale ed evocativo di Jeff Turmes e Stephen Hodges due musicisti di grandissima levatura. Ospite in un paio di brani Mavis Staples da sempre ammiratrice del lavoro di Rick. L’edizione DELUXE che vi consiglio ha allegato un secondo cd dal titolo “Lonesome” in cui il trio si diverte a rivisitare quindici strumentali uno più bello dell’altro tra jazz, country, gospel e soul. C’è persino una versione di Wayfaring stranger che da sola vale l’acquisto dell’intero doppio cd. Non solo blues quindi ma musica per tutte le latitudini della vostra anima.

 

MAGIC SLIM & THE TEARDROPS

BAD BOY

DIXIEFROG, 2012

A settantacinque anni suonati Magic Slim è ancora in ottima forma e questo suo nuovo disco ne è la prova lampante. Da molti è considerato uno degli ultimi grandi dell’ old school Chicago blues; e in effetti sin dal primo brano quella che si respira è proprio l’aria che soffia sul lago Michigan quando il blues si fa più classico.

Inutile negare (ma è un complimento) che vocalmente Magic Slim ricorda il James Cotton degli anni Settanta e Ottanta, quando il leggendario armonicista guidava  una formazione davvero superba. Ebbene molto di quel sound per certi versi mitico pervade anche questo cd. D’altronde basta leggere i nomi degli autori dei brani scelti per farsi un’idea che qui sta davvero la storia del blues urbano di ieri e di oggi : J.B. Lenoir, Muddy Waters, Eddie Taylor , Albert King, Roy Brown, Lil Ed Williams e  Denise LaSalle. E si sentono anche echi di Howlin’ Wolf e Jimmy Reed. Non mancano naturalmente alcuni brani autografi, tutti di grande presa. Ecco quindi alternarsi shuffle, slow blues e persino un paio di grintosi rock ‘n’ roll. Ad accompagnare Magic Slim un trio di tutto rispetto composto da John McDonald alla chitarra, Andre Howard al basso e BJ Jones alla batteria.

Se state cercando del buon vecchio e sano Chicago blues questo disco fa proprio per voi!

 

B.B. KING
THE LIFE OF RILEY – THE ORIGINAL SOUNDTRACK (2 CD)
UNIVERSAL, 2012
The Life Of Riley non è non solo la colonna sonora dell’omonimo documentario di Jim Brever dedicato a Riley B. King meglio conosciuto come B.B. King,  ma anche un riassunto in ventisei brani ( e forse sono pochi) della storia musicale di uno dei più grandi bluesmen di tutti i tempi. Si va dalle incisioni da archeologia musicale di brani come You Know I Love You e On My World Of Honor, ai primi successi che portavano il nome di 3 O’Clock Blues e Sweet Little Angel. Brani in cui si comincia ad apprezzare lo stile unico di questo grande artista  dotato di una voce spiritualmente espressiva e di uno stile chitarristico essenziale e assolutamente inconfondibile. Tra i brani più celebri contenuti nel doppio cd  spiccano senz’altro i classici Caldonia, Everyday I Have The Blues, How Blue Can You Get? e The Thrill Is Gone; un paio di canzoni dal mitico Live At The Regal e due inediti live degli anni Settanta. Non mancano le sue collaborazioni più celebri con gli U2 e Eric Clapton e c’è una versione del classico gospel Precious Lord davvero da brividi.

Se avete già tutto del Re passate oltre, se invece non avete nulla ecco un buon disco con cui iniziare a conoscerlo meglio.

 

Neal BLACK

Nico Wayne TOUSSAINT

Fred CHAPELLIER

BTC  BLUE S REVUE

LIVE AND MORE… (2CD)

DIXIEFROG, 2012

I BTC Blues Revue sono un supergruppo franco-americano formato da tre eccellenti musicisti che fanno parte della scuderia Dixiefrog: Neal Black texano doc, virtuoso chitarrista e ottimo cantante, Nico Wayne Toussaint strabiliante armonicista dotato di una tecnica straordinaria, e Fred Chapellier anche’egli cantante e chitarrista di vaglia, accompagnati da una solidissima band di cui fanno parte il grande tastierista newyorkese Mike Lattrell (anche efficace mandolinista) e una possente e precisa sezione ritmica formata da Christophe Garreau al basso e Vincent Daune alla batteria. L’album ha un suono estremamente variegato che comprende diversi generi: Soul, Funky, Rock, Jazz e persino un pizzico di Country. Il tutto suonato con una perizia strumentale davvero di gran pregio. Tanti i riferimenti che mi sono venuti alla mente mentre ascoltavo il disco: ZZ Top, Tony Joe White, J. J. Cale, Bob Dylan, Robben Ford, J. Geils Band, Larry Carlton, Stevie Wonder e The Nighthawks.  Gran parte del repertorio è scritto dai tre front men anche se non mancano alcune cover di gran pregio tratte dal repertorio di Johnny Copeland e Roy Buchanan. Su tutto spicca una bellissima versione dell’ormai classico di Tom T. Hall How I got to Memphis. Il tutto spalmato su due cd: uno dal vivo (registrato splendidamente) con quattordici brani e uno in studio che comprende sei bonus track inedite. Un disco, in gran parte elettrico, (anche se con un paio di deliziosi episodi elettroacustici), che entusiasmerà senz’altro e soprattutto i cultori del rock blues contemporaneo ma che potrebbe piacevolmente sorprendere anche chi non è propriamente fan del blues più energico. Perché non provare?

 

MONKEYJUNK

TO BEHOLD

DIXIEFROG, 2012

Il Canada ha sempre dato molto alla musica americana, blues compreso. I MonkeyJunk sono un gruppo di Ottawa, Ontario che suona per sua stessa definizione: “R&B delle paludi, soul boogie e funk da camera da letto”. Potrei solo aggiungere che il gruppo fa tutto questo dannatamente bene; e finire la recensione così, consigliandovi tutt’al più di ascoltare al più presto il loro disco. Un cd che piacerà a tutti coloro che amano l’ hill country blues energico e tinto di southern rock, il Tom Waits più notturno, il Dr. John più psichedelico e quindi tutta la musica di New Orleans con i Meters in testa, Ry Cooder, Tony Joe White (ma quanti musicisti ha influenzato?), le ballate soul di marca Stax e il sound roots di The Band (che per un gruppo che viene dalla capitale del Canada è quasi normale). I MonkeyJunk però meritano sicuramente qualche parola in più. Guidata dal cantante e armonicista Steve Marriner  la band comprende anche Tony D alla chitarra e Matt Sobb alla batteria. Manca il basso perché (sempre secondo il gruppo) anche Hound Dog Taylor non aveva un bassista e pure Little Walter ne faceva spesso a meno. Il sound se dobbiamo essere sinceri non ne risente minimamente. Forse perché questi tre musicisti sono davvero bravi. D’altronde negli ultimi due anni si sono aggiudicati ben sei  Maple Blues Awards (gli Oscar del blues canadese): miglior formazione elettrica, miglior gruppo di intrattenimento, miglior chitarrista, miglior batterista, miglior cantante e miglior armonicista. Se ciò non bastasse, potrei aggiungere che ai Blues Award di Memphis sono stati definiti il miglior debutto dell’anno.

Sentire per credere.

 

BILLY BOY ARNOLD

SINGS BIG BILL BROONZY

ELECTRO-FI, 2012

Un disco tranquillo, discreto, onesto e sincero. Un disco di blues elettroacustico come se ne ascoltano pochi ultimamente. Senza grandi botti, inutili virtuosismi e volumi tellurici. Chi meglio di Billy Boy Arnold, mitico cantante e armonicista, poteva incidere questo disco. Lui che allievo di John Lee “Sonny Boy” Wiiliamson con questa musica è cresciuto e si è fatto le ossa. Registrato a Chicago tra il febbraio e il giugno 2011 con la produzione di Eric Noden il cd mette in fila una line up di ottimi sessionmen: il già citato Noden alla chitarra acustica, Billy Flynn all’elettrica e al mandolino, Beau Sample al contrabbasso e Rick Sherry washboard, percussioni e clarinetto. Il cd contiene quindici brani che il leggendario Big Bill Broonzy ha registrato tra la fine del 1930 e l’inizio degli anni Cinquanta. Qui troviamo tutte le sfumature che hanno la scrittura di Broonzy. Si va dal ruspante blues del Delta a quello più raffinato in stile New Orleans al primissimo blues urbano. La strumentazione è parca e tutti i musicisti suonano in “punta di dita” con grande gusto e tenendo sempre a mente la regola d’oro del blues e cioè che non è importante il numero delle note suonate ma la loro qualità. “Less is more” dicevano i vecchi bluesmen. E non avevano forse ragione?

 

NICO WAYNE TOUSSAINT

LONELY NUMBER

DIXIEFROG, 2012

La Francia è una terra di grandissimi armonicisti. Ce ne sono davvero tanti e tutti molto bravi. Nico Wayne Toussaint è sicuramente tra quelli di punta. Sia come solista che come componente della BTC  Blues Revue,  l’armonicista d’oltralpe si fa notare per la sua ineccepibile tecnica strumentale e per il gusto e l’originalità che applica ad ogni sua composizione. Classe 1973 e influenzato dal padre grande appassionato di musica della Louisiana; Nico ha passato diverso tempo a Minneapolis, Chicago e in Florida (dove soggiorna almeno sei mesi l’anno). All’armonica si avvicina a diciotto anni quando scopre James Cotton attraverso “Hard again” di Muddy Waters. E’ amore a prima vista. Nella Windy City, ma anche in Francia, Toussaint si fa le ossa collaborando con artisti del calibro di Luther Allison, Eddy C. Campbell, Cash Mc Call, Willy Kent e Jimmy Johnson. Nico è un musicista estroverso, eclettico e versatile e  dotato di grande carisma, soprattutto sul palco. Questo suo cd solista è colmo di tutti i tesori musicali che l’armonicista tiene racchiusi nel proprio forziere sonoro: funky, West Coast e Chicago blues, boogie woogie, Louis Jordan swing, rock ‘r’ roll anni ’50, John Lee Hooker e un pizzico di spiritual, New Orleans sound, Muddy Waters, Sonny Boy Williamson, i primi T-Birds, Slim Harpo, una rumba latina e Howlin’ Wolf. Ecco nel suo disco c’è un po’ di tutto questo e anche tutto ciò che voi stessi potete scoprire facendolo vostro.  Di tutto rispetto l’elenco degli ospiti: “Monster” Mike Welch, David Maxwell, Guy Davis, Rod Piazza e JP Soars.

 

IAN SIEGAL & THE MISSISSIPPI MUDBLOODS
CANDY STORE KID
NUGENE RECORDS, 2012

Ian Siegal, bravissimo cantante e chitarrista britannico, torna per la seconda volta “sul luogo del delitto” ovvero in Mississippi dove ha registrato il seguito del già ottimo “The Skinny”, e più precisamente torna negli studi Zebra Ranch di Coldwater, quartier generale della famiglia Dickinson, oggi passato nelle mani dei figli Luther e Cody (North Mississippi Allstars) dopo la scomparsa del padre Jim. In questo nuovo lavoro Siegal sembra mettere in evidenza tutto il sound che ha influenzato il suo modo di intendere il blues, per una musica senza confini né barriere ma con lo sguardo sempre rivolto a Howlin Wolf e Tom Waits che sembrano essere i suoi punti di riferimento imprescindibili. Il cd si apre con il southern rock di Bayou Country per proseguire con un boogie da autentico juke joint malfamato e poi spostarsi nel southern funky di I Am The Train tra i brani migliori dell’album con una slide da brivido sugli scudi. Quasi tutti i brani portano la firma di Siegal che si conferma ancora una volta autore di grande spessore. Diversi i musicisti coinvolti: dai citati fratelli Dickinson a Alvin Youngblood Hart (qui anche al basso), Gary Burnside (che contribuisce alla stesura di Strong Woman, intenso rock blues) alla firma dell’amico Lightnin’ Malcolm su So Much Trouble, palese omaggio allo stile ipnotico di Junior Kimbrough. Tra tutti i brani dell’album spicca Rodeo appassionata ballata country gospel che, come dico spesso. da sola vale l’acquisto dell’intero cd.

 

KEITH B. BROWN

DOWN THE LINE

DIXIEFROG, 2012

Keith B. Brown è nato a Memphis che “virtualmente” è considerata la capitale del Mississippi. E proprio dal Mississippi, e più precisamente da Greenwood è originaria la sua famiglia. Keith è diventato celebre qualche anno fa per aver interpretato Skip James nel film Wim Wenders inserito nella collana curata da Martin Scorsese. La sua musica pur rifacendosi ai grandi del Mississippi blues, ha comunque una propria personalità unica e originale. Il disco è essenzialmente acustico anche se non mancano pacati riferimenti elettrici al Chicago blues, alla musica country di matrice cantautorale e allo spiritual. Ospite d’eccezione il funambolico armonicista Jason Ricci talmente bravo e pirotecnico da risultare talvolta persino “ingombrante”, soprattutto nei brani più country dove Ricci sembra l’erede naturale del grande e indimenticabile Norton Buffalo. Per fortuna Jason sa anche mantenere un profilo più basso fornendo un ottimo background armonicistico a quasi tutte le composizioni di questo lavoro in cui spiccano “Kick it”, uno slow blues tra Muddy Waters e John Lee “Sonny Boy” Williamson I con un Ricci da manuale, la successiva “Bad luck child” influenzata dal mai troppo lodato sound di Robert Wilkins; e “Got to keep moving” ballata quasi country che sembra uscita dagli anni Sessanta  e che potrebbe benissimo fare il paio con “Freedom” di Richie Havens. Se fossimo ai tempi di Woodstock questa canzone diventerebbe un inno. Ottimi i testi sempre pieni di significato e cantati da Brown (talvolta anche a cappella) con sicurezza e stile.

Un ottimo disco, onesto e sincero, che sono sicuro vi piacerà.

Fabrizio Poggi

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