Ago
29
2017

Anna Nacci, Neotarantismo, Stampa Alternativa, 2004.

di Francesco Aprile

 

Neotarantismo. Pizzica, transe e riti dalle campagne alle metropoli è un volume curato da Anna Nacci e che raccoglie contributi della stessa assieme a interventi di Giovanni Vacca, Alessandro Romano, Luigi Maria Lombardi Satriani, Alessandro Melis, Roberto De Angelis, Piero Fumarola, oltre che un cd contenente interventi musicali di Zoè, Arakne Mediterranea, Agorà, Carlo D’Angiò, Patrizio Trampetti & New Folk Band, Tarantula Rubra Ensemble, Antonio Infantino e i Tarantolati di Tricarico, Cantodiscanto, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Chilli Band, Andrea Parodi, Alfio Antico, Canzoniere Grecanico Salentino, Luigi Cinque & Tarantula Hypertext O’Rchestra, E Zezi – Gruppo Operaio, C. Dell’Anna – A. Sammartino.
Il volume, edito nel 2004 da Stampa Alternativa, è aperto in esergo da una citazione di Georges Lapassade attraverso cui è già possibile filtrare le istanze del testo seguendo un filo rosso, alla maniera dello studioso francese, che corre fra il neognawismo in Marocco e il neotarantismo in Italia, ovvero quella tendenza globale che vede lo svuotamento del carattere terapeutico del rituale e la messa in opera di una nuova ritualità, ovvero una trance moderna, un concetto da definire, ancora poco chiaro (Lapassade).
Attraverso la varietà dei temi trattati si assiste all’interno del volume ad una diversificazione delle proposte, una divaricazione della prospettiva che permette d’inquadrare il contemporaneo alla luce degli accadimenti storici i quali sono trattati a partire dai fenomeni di brigantaggio post-unitari, come dall’intervento di Alessandro Romano, Brigantaggio e cultura, dall’esperienza di Ernesto De Martino nel Sud Italia (Pietro Fumarola), dai rapporti fra corpo e identità (Alessandro Melis), dunque politica e marginalità nella metropoli diffusa (Roberto De Angelis), mass media (Anna Nacci) e testo e senso nella riproposta (Giovanni Vacca) nonché la dimensione puramente cantata della parola (Luigi M. L. Satriani).
Se dai fenomeni post-unitari, quali il brigantaggio, emerge dalla lettura del volume lo sfondo di una adesione identitaria ad un modo di vivere, dunque culturale, che sta per essere strappato con la forza, l’arrivo, invece, di Ernesto De Martino ad esempio nel Salento evidenziava già la radicale crisi di una dimensione culturale ormai al tramonto e contrariamente agli intenti dello studioso trovava, a partire dalle sue ricerche, motivi di rinascita identitaria capaci di produrre nel prosieguo degli anni quegli elementi germinali della riproposta. Attraverso una serie di interviste, inoltre, a musicisti impegnati nella riproposta, nonché a neotarantate, emerge come il fenomeno si sia spostato via via radicalmente dalle campagne alle metropoli, dalla marginalità delle prime al centro delle seconde senza tralasciare i margini delle metropoli stesse, incontrando proprio in queste ultime una particolare attenzione a partire dal grado di estraneità culturale di giovani che messi davanti a tali fenomeni trovavano, lasciandosi andare, elementi di liberazione a partire da una adesione culturale a questo luogo del corpo, del canto e del ballo a loro in un primo momento estraneo.

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