Lug
12
2011

Alle Radici della Musica Afroamericana – 9 (nuova serie) – a cura di Fabrizio Poggi

Ecco cinque ottimi dischi e un libro davvero interessante.

THE BLIND BOYS OF ALABAMA
“TAKE THE HIGH ROAD”

Saguaro Road Records PRPCD 080, 2011
“Take The High Road” è, se non sbaglio, il diciottesimo album in studio dei leggendari Blind Boys of Alabama dalla loro fondazione (datata 1939!). Qualcuno potrebbe pensare che sia difficile per me oggi recensire un disco dei Blind Boys con il dovuto distacco data la stima e l’amicizia che mi lega da qualche tempo a questo formidabile gruppo. Niente di tutto questo perché, sia detto con assoluta franchezza e obiettività, questo loro nuovo album è assolutamente strepitoso. Sarà perché I Blind Boys sono un po’ come Re Mida e che qualsiasi cosa loro tocchino, o meglio, cantino si trasforma inevitabilmente in oro. La genialità dei Blind Boys è quella di saper trascendere generi e stili portando il loro “spiritual sound” in ogni progetto da loro affrontato. Questa è la volta del country e anche in quest’occasione i Blind Boys non deludono. Numerosi gli ospiti che appaiono nel disco, tutti di grande prestigio: Willie Nelson, Hank Williams Jr., Vince Gill, Lee Ann Womack, e gli Oak Ridge Boys (da sempre considerati il corrispondente country dei Blind Boys). C’è persino Clarence  Fountain, uno dei leader storici del gruppo, ritiratosi dalle scene per motivi di salute, ma presente qui con la sua inconfondibile voce.  A produrre il tutto Jamey Johnson, giovane star del genere divenuto famoso per aver scritto alcuni brani di grande successo. Tutte le canzoni hanno il loro motivo di fascino, e poi ci sono le voci dei Blind Boys a fare la differenza. A me personalmente piace tantissimo l’iniziale “Take The High Road” con gli Oak Ridge Boys in gran forma; “I Was A Burden” con una convincente Lee Ann Womak, “Can You Give Me A Drink?” con uno strepitoso Vince Gill e l’armonica del grande Mickey Raphael (un altro mio buon amico). Mickey è presente anche in altri tre canzoni dell’album; compresa “Family Bible” cantata dal suo boss Willie Nelson che, circondato dalle inimitabili voci dei Blind Boys, ci regala quella che a mio parere è forse la perla più rara dell’intero album. Ci sono però anche altri momenti davvero di grande livello nel disco: canzoni come la bellissima “Jesus Built A Bridge To Heaven” (ancora con Raphael  all’armonica); la stupenda (e forse inaspettata trattandosi di un brano gospel a tutti gli effetti) “Why Don’t You Live So God Can Use You” di Muddy Waters  (tratta dalle prime incisioni del leggendario bluesman registrato da Alan Lomax alla  Stovall’s Plantation di Clarksdale, Mississippi tra il 1941 e il1942). Il disco si avvia alla conclusione con quattro diamanti di elevata caratura: una bella versione di “Lead Me Home”; una travolgente interpretazione di “Stand By Me” grande classico del gospel qui cantato da Jimmy Carter con immensa bravura (sono sicuro che diventerà presto un must nelle loro esibizioni live); una trascinante “I Saw The Light” cantata in coppia con Hank Williams Jr. e il traditional “The Last Mile Of The Way” a chiudere un album onesto, sincero, toccante e coinvolgente.
Per gli aggiornamenti visitate: www.blindboys.com

Qui invece potete ascoltare qualche canzone e la storia della genesi dell’album:

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SHAWN PITTMAN
“EDGE OF THE WORLD
”
Delta Groove DGPCD145, 2011

Shawn Pittman si sta costruendo una buona reputazione nel mondo del blues odierno. Seppur nativo dell’ Oklahoma, Pittman vive e suona da anni in terra texana, prima a Dallas e poi a Austin. Ha al suo attivo centinaia di concerti in tutto il mondo, Italia compresa. “Edge of the world” è il suo decimo cd. Per inciderlo Shawn, autentico “hard workin’ man”, ha fatto tutto da solo: ha cantato e suonato piano, basso, batteria e naturalmente ogni tipo di chitarra. L’unico musicista “estraneo” è il sassofonista Jonathan Doyle. Che tipo di blues suona Shawn Pittman? Potrei risponde dicendo che dentro a questo cd c’è la musica che si può ascoltare nelle roadhouse e nei bar di Austin e dintorni, ovvero il Texas blues: un blues in cui, come si sa, è l’energia della chitarra elettrica a farla da padrone. In parte è così, però ad essere sinceri, sono anche altre le componenti che costituiscono il sound di Pittman. Qua e là, tra le pieghe del disco, affiorano anche il suo amore per Howlin’ Wolf e per il rock blues dei primi  T-Birds. Nonostante Shawn suoni tutti gli strumenti il disco non sembra costruito, anzi, tutto suona piuttosto spontaneo. Quindi il nostro deve essere anche piuttosto esperto delle più avanzate tecniche di registrazione. Il cd ha infatti un suono vintage che rimanda alla Chess degli anni cinquanta. Pittman, in una recente intervista, ha dichiarato di aver voluto fare uno di quei dischi che gli piacerebbe ascoltare. Più onesto di così.
Se amate la chitarra elettrica texana, gli assoli torridi e infuocati e il suono dei vecchi amplificatori a valvole a volume alto questo disco fa sicuramente per voi.
Per saperne di più:
www.shawnpittman.com
www.deltagroovemusic.com

Qui potete vederlo in azione:

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RUFF KUTT BLUES BAND feat. ANSON FUNDERBURGH
“MILL BLOCK BLUES”
Katy Mae Productions, 2011

Dietro a una copertina piuttosto anonima e a una confezione piuttosto spartana si nasconde un disco di blues coi controfiocchi. Non foss’altro perché dietro alla produzione si cela il nome di uno dei migliori chitarristi blues contemporanei: Anson Funderburgh. A guidare la band un nome piuttosto noto negli States: James Goode che negli anni Sessanta divenne celebre come bassista dei famosi Excels, una band di rockabilly il cui nome è inserito nella Hall of Fame di quel genere musicale. Della musica suonata da Goode in gioventù non c’è però traccia in questo album. Poco male perché in compenso in questo disco c’è dell’ottimo classic blues, per la gioia di chi dai cd di blues si aspetta proprio il sound che ne ha fatto la storia. Qui non ci sono brani minori e tutte le canzoni hanno il loro perché. Gli shuffle si alternano agli slow intervallati da brani soul alla Albert King, influenze quasi zydeco, errebì di qualità, swamp blues alla Slim Harpo e Lazy Lester con un pizzico di Jimmy Reed, strumentali swinganti tra jazz e blues; e nuances  gospel che non guastano mai. A circondare Goode un nutrito gruppo di musicisti che ben rappresentano la scena blues che anima i dintorni di Dallas, Texas, luogo in cui il disco è stato registrato. Tutti bravissimi a cominciare dal grande Funderburgh sempre in ottima forma; e poi John Street piano e organo, Ron Jones fiati, Don Cates e Andrew “Jr. Boy” Jones chitarra (il secondo anche alla voce), Wes Starr e Steven Richardson batteria (il secondo anche alla voce in un brano), Brian “Hash Brown” Calway alla blues harp, Christian Dozzler alla fisarmonica;  e i cantanti (tutti ottimi) Michael Schaefer, Kenny Daniel, Sugar Mama e Dempsey Chenshaw (quest’ultimo anche all’armonica).
I proventi di questo disco andranno all’ Hart Fund, il  fondo di assistenza musicisti bisognosi istituito dalla Blues Foundation. E questa è una gran bella cosa.
Onestà, affidabilità, passione, esperienza e solidarietà.
Cosa chiedere di più a un disco di blues?
Per saperne di più:
www.ruffkuttblues.com

Qui potete ascoltare qualche sampler dell’album:
http://www.ruffkuttblues.com/listen

ROD PIAZZA & THE ALL MIGHTY FLYERS
“ALMIGHTY DOLLAR”
Delta Groove DGPCD147, 2011

Che dire di Rod Piazza e della sua grande band che non sia ancora stato scritto?
Showman di razza, superbo cantante e straordinario musicista, Piazza nella sua lunghissima carriera ha davvero definito il moderno sound del west coast blues.
Spesso imitata in ogni angolo mondo ma mai eguagliata, la sua band si è meritatamente aggiudicata il Blues Award come band dell’anno nel 1990, nel 2000, nel 2002 e nel 2006. Lo stesso Piazza è stato premiato come armonicista dell’anno nel 1998 e sua moglie Honey, straordinaria pianista, ha ricevuto lo stesso riconoscimento, riferito ovviamente, al proprio strumento nel 2008. Nei Mighty Flyers ha suonato davvero la crema dei musicisti californiani e il gruppo ha fatto da palestra a decine di grandi musicisti che oggi portano in giro l’esperienza accumulata on the road con questa formidabile band. Una band che con questo eccellente pedigree non può che sfornare ottimi dischi. Non fa eccezione questo “Almighty dollar” in cui Piazza senza uscire, se non leggermente, dai canoni che l’hanno reso famoso ci regala, anche grazie all’intervento di preziosi ospiti, un disco per certi versi persino diverso dalle sue ultime produzioni. Grazie alla splendida voce di Johnny Dyer, alla funambolica chitarra di Rusty Zinn, al basso di Norm Gonzales, al contrabbasso di Hank Van Sickle e al sax di Jonny Viau, i Mighty Flyers (Rod Piazza armonica e voce, Honey Piazza piano e organo, Henry Carvajal chitarra e voce, Dave Kida batteria) confezionano un efficacissimo album in cui a farla padrone, oltre al classico west coast sound, ci sono le atmosfere lievemente jazzate care a Jimmy Whiterspoon, il suono Chess di Little Walter e Muddy Waters e persino un pizzico gospel e di Mississippi blues (grazie a Johnny Dyer). Se non conoscete Rod Piazza non devo aggiungere altro, se invece lo conoscete già qui troverete il “solito” Rod Piazza ma anche qualcosa che potrebbe piacevolmente sorprendervi.
www.themightyflyers.com
www.deltagroovemusic.com

Ecco Rod Piazza in azione in un concerto di qualche anno fa:

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TERRY HANCK
“LOOK OUT!”
Delta Groove DGPCD146, 2011

Inutile negarlo: Terry Hanck è un grande! Era da tempo che non sentivo un disco di blues così coinvolgente. Merito sicuramente della contagiosa miscela sonora che questo straordinario cantante e sassofonista è riuscito a mettere insieme: un po’ di Buddy Holly, una robusta dose di boogie woogie alla Louis Jordan e Big Joe Turner, il magico Memphis sound della Stax degli anni cinquanta, il Chicago West Side blues di Magic Sam, i torridi strumentali di King Curtis, il morbido rock ‘n’ roll di Fats Domino, il soul di Ray Charles, il blues di B.B., la chitarra jump di Hollywood Fats, e persino un pizzico di reggae; ed ecco che il cocktail è servito. Questo è il sesto disco di Terry che come il vino d’annata migliora ad ogni album. Terry Hanck è nato a  Chicago nel 1944. Dopo il liceo decide di trasferirsi in California dove passa la sua giovinezza praticando il surf e imparando a suonare il sax. La sua prima band ha come chitarrista un grande come Luther Tucker. E’ solo l’inizio, ma che inizio. Ben presto diventa buon amico di Elvin Bishop, leggendario chitarrista di Paul Butterfield e suo grande ammiratore che lo invita ad unirsi alla propria band. Terry ingenuamente rifiuta almeno un  paio di volte, per poi finalmente unirsi al gruppo di Elvin nel 1977; dando vita ad un fruttuoso sodalizio che durerà dieci anni. All’inizio del terzo millennio, pur continuando a collaborare saltuariamente con Bishop, Hank decide di intraprendere la carriera solista. Durante un tour in Norvegia scopre un talentuoso chitarrista locale: si tratta di Chris”Kid” Andersen, oggi considerato uno dei più grandi chitarristi blues contemporanei. Hanck, visibilmente impressionato dal musicista norvegese, lo invita a entrare nella band. Andersen fa anche di più: decide di cambiare la propria vita trasferendosi in California. Insieme suoneranno per quattro anni costruendo un’amicizia destinata a durare anche quando Andersen lascerà il gruppo per unirsi prima a Charlie Musselwhite e poi ai Nightcats di Rick Estrin (in sostituzione del grande Charlie Baty).  L’impronta di questo grande chitarrista è anche ben presente in questo album prodotto e registrato da lui nei propri studi. Quasi superfluo dire che la sua chitarra è strepitosa ovunque nell’album. Di gran pregio anche il lavoro degli altri musicisti: Johnny “Cat” Soubrand alla chitarra, Tim Wagar al basso, Butch Cousins batteria, Bob Welsh piano e organo, Dennis Dove cori e batteria, Lorenzo Farrell basso e organo e Hans Bosse alle congas. Su tutto spiccano la ruvida e grintosa voce di Hanck e il suo incredibile sax. Sentire per credere.
Per saperne di più:
www.terryhank.net
www.deltagroovemusic.com

Ecco Hanck in un video piuttosto “genuino”di qualche tempo fa (alla chitarra c’è naturalmente Kid Andersen)

ROGER STOLLE
HIDDEN  STORY OF MISSISSIPPI BLUES

Fotografie di Lou Bopp
The History Press, 2011

Chi mi segue già da tempo sa quanto io stimi Roger Stolle. Stolle oltre ad essere il proprietario di Cat Head il negozio di dischi più bello del mondo (almeno per chi ama il blues) è anche il responsabile numero uno del “rinascimento” del Mississippi, un evento di portata storica che ha avuto il merito di “riportare alla vita” un’ area degli States che sembrava sul punto di essere dimenticata. Attraverso le sue collaborazioni con riviste, il suo lavoro di promoter e di discografico appassionato serio, intelligente e sensibile, attraverso quel capolavoro che il film documentario “M for Mississippi” Stolle è riuscito a riportare migliaia di persone in Mississippi alla ricerca della radici più autentiche della musica afroamericana per eccellenza: il blues.
Questo libro è in inglese ma se si ama profondamente il blues si legge tutto d’un fiato. Stolle usa un linguaggio semplice e comprensibile che piacerà a tutti coloro che hanno già visto il suo bel film sul Mississippi e che già conoscono, almeno un po’, il Delta e i personaggi che lo animano. Il libro corredato dalle splendide immagini di Lou Bopp ci racconta il Mississippi di una volta e quello di oggi. Quello che Stolle invita tutti a visitare al più presto perché quello è un mondo che sta scomparendo e con lui tutti i musicisti che lo abitano. L’autore cita il grande ricercatore blues William Ferris che citando a sua volta un vecchio proverbio africano diceva sovente “Quando un anziano muore è come se bruciasse un’intera libreria”. Stolle ci invita ad andare a “consultare i volumi di quella libreria” prima che si dissolvano per sempre. A inizio libro l’autore ci racconta del  perché un giorno decise di mollare una carriera di successo nel mondo della pubblicità per trasferirsi in Mississippi. E’ una storia fatta di cuore e passione di cui non vi voglio anticipare nulla. Stolle ci rivela, quasi conversando, fatti  noti e storie poco conosciute, quasi nascoste. Il tutto visto dal di dentro. Visto da qualcuno che il blues del Mississippi lo conosce molto bene. La parte più succulenta del volume sono senz’altro le interviste con i protagonisti del Delta blues. Già parzialmente pubblicate sulla rivista Blues Revue e su altri magazine questi affascinanti racconti, opportunamente editati e aggiornati dall’autore, trasportano il lettore nel cuore del Mississippi tra campi di cotone infiniti e malfamati juke joint dove si può ancora ascoltare un blues ruspante e genuino lontano mille miglia dal business delle arene rock e dei discografici avidi e senza scrupoli. Un blues che sembra ancora quello che suonavano Robert Johnson, Charlie Patton e Son House.
Se si ama il blues, alla fine del libro si viene assaliti dalla voglia di partire immediatamente per il Mississippi. Prima per fare i complimenti personalmente a Roger Stolle; e poi per “toccare con mano” la terra in cui il blues è nato.
Un esperienza che vi assicuro vi porterete dentro per tutta la vita.
Il volume si trova anche in Italia ad un prezzo davvero ottimo.
Lo trovate su ibs cliccando qui:
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?no=al&site=book&xy=HIDDEN+STORY+OF+MISSISSIPPI+BLUES
Per saperne di più: www.cathead.bizwww.historypress.net

Ecco l’atmosfera che troverete scorrendo le pagine di questo libro:

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