Dic
4
2012

Alle Radici della Musica Afroamericana – 23 (nuova serie) – a cura di Fabrizio Poggi

BLUES BORDERS 23

di Fabrizio Poggi

In questo numero recensioni di Sarah “Soul Together”, Tas Cru, Rejoice & Shout (DVD), Marco Valietti, Midnight Breakfast,The No Refund Band.

SARAH

SOUL TOGETHER

AUDITORIA RECORDS, 2012

Sarah Cappelletti canta divinamente. Non crediate che l’aggettivo sia esagerato perché così la penserete anche voi dopo aver ascoltato questo disco. E di cantanti penso di intendermene visto che nel mio lettore girano costantemente i dischi di Mavis Staples, Mahalia Jackson, Ruthie Foster e Susan Tedeschi. Il lavoro è ben prodotto e ben registrato. Tutti i musicisti coinvolti suonano in maniera davvero egregia e l’impasto vocale è davvero fantastico. Si tratta di un prodotto di caratura assolutamente internazionale e se Sarah avesse un nome americano chissà dove sarebbe ora. Sarah è nata nel posto sbagliato, ma sicuramente nella famiglia giusta: suo padre è Tino Cappelletti assoluta leggenda del blues (e non solo) e il fratello Ettore è un valente cantante e chitarrista. Nel cd è il soul a farla da padrone, ed è proprio un soul jazz raffinatissimo, tratto dal repertorio del grande Al Green, il brano che apre l’album. Una canzone in cui gusto e cuore si incontrano perfettamente in un sound che rimanda a quello leggendario della Stax e della Motown (con Isaac Hayes nelle vene). La traccia due “Stelle tutte le sere” (titolo stupendo) è un funky soul alla Stevie Wonder (con un bel clavinet sugli scudi) scritto da Sarah in cui spicca la sezione fiati (davvero di gran pregio) e l’ottima chitarra “blues” di Matteo Magni. Se qualcuno stava cercando un modo fresco e originale di fare soul in lingua italiana credo proprio che l’abbia trovato. La song successiva omaggia Michael Jackson mentre “Sweet Soul Music” vero e proprio inno targato Otis Redding è qui riproposto in versione quasi rock ‘n’ roll con tanto di assolo alla Chuck Berry da parte di Francesco Vanelli. “La mia musica” uscita sempre dalla penna di Sarah è una ballad dolce ed elegante, fulgido esempio di come si possa fare dell’ottimo pop senza scadere nella banalità. “Groove me” altro immortale monumento alla soul music è qui reso benissimo e fa da apripista ad un altro delizioso brano scritto da Sarah. Il disco si avvia alla conclusione con una strepitosa versione di “Bring it on home to me ”, capolavoro di Sam Cooke suonato e cantato “in famiglia” con Tino Cappelletti voce e basso e Ettore Cappelletti chitarra e voce (per me il miglior brano del disco, ma forse qui sono di parte). Conclude il tutto “Tic Toc” brano jazz con una formidabile tromba suonata da Alberto Mandarini.

Passione, emozioni a profusione e grande classe. Cosa chiedere di più?

TAS CRU

TIRED OF BLUESMEN CRYIN’

CRUSTEE TEES RECORDS, 2012

Cantante chitarrista ma soprattutto educatore, Tas Cru mette insieme un disco che ha nel proprio titolo un’autentica dichiarazione d’intenti: il blues inteso soprattutto come musica d’intrattenimento propedeutica al ballo. A conferma di tutto ciò i testi sempre all’insegna dell’irriverenza e dell’ironia dell’autore. Sotto il punto di vista musicale il cd veleggia più verso il rock che verso il blues con un sound piuttosto eclettico in cui trovano posto anche un paio di shuffle Chicago style, una ballad pianistica alla Randy Newman, un southern country alla Charlie Daniels, un po’ di funky rock e dell’ottimo blue eyed soul. Il tutto suonato e cantato con professionalità e mestiere. Il disco però non mi ha convinto appieno anche se non riesco a darmene una spiegazione del tutto logica. Ho come la sensazione che la produzione non sia riuscita del tutto a cogliere le potenzialità di quest’ artista che sicuramente dal vivo riesce a trasmettere sensazioni che l’album forse non è stato capace di catturare. Ad un alternarsi di luci e ombre contribuisce certo un’armonica piuttosto fastidiosa che appare qua e là, e che mi ha ricordato quella suonata di recente da un celebre cantautore nazionale che improvvisatosi armonicista blues si esibisce spesso in concerto in assoli quantomeno imbarazzanti. Al di là di questa breve digressione il disco non manca di spunti piacevoli e si chiude con un momento toccante; un brano dedicato a quei soldati statunitensi che spesso disorientati e delusi si tolgono tragicamente la vita.

REJOICE & SHOUT

DVD

MAGNOLIA , 2011

Non so per quale strano tipo di meccanismo il gospel in Italia “vada” solo a Natale. Tanti mi chiedono spesso perché e sinceramente non riesco a darmi una spiegazione logica sul fatto che organizzatori e promoter di eventi pensino al gospel solo nel periodo natalizio. Tra l’altro anche questa è una cosa che avviene solo da noi, negli altri paesi (come è giusto e normale che sia) il gospel si suona, si canta e si ascolta tutto l’anno. Sarà forse anche per questo che come contrappasso dantesco mi sono trovato sulla scrivania questo interessante dvd di cui leggerete la recensione proprio nel periodo natalizio. Il film in oggetto è davvero un compendio utilissimo e illuminante che unisce materiale di repertorio a interviste e performance aggiornate al terzo millennio. Davvero piacevoli e per certi versi toccanti le interviste a Ira Tucker dei Dixie Hummingbirds, Mavis Staples, Marie Knight (per anni al fianco di Sister Rosetta Tharpe) e di Smokey Robinson (fondatore della Motown Records). Il film tratta duecento anni di storia del genere con contemporanea leggerezza ed autorevolezza, grazie ad un montaggio incalzante ed efficace. Naturalmente ci sono filmati anche rari non solo degli artisti più celebri: Mahalia Jackson, la già citata Tharpe, Blind boys of Alabama Clara Ward Sisters, gli Staples Singers, Blind Boys of Mississippi che possiamo vedere accanto a perle scovate chissà in quale polveroso magazzino. Due ore di musica esaltante e commovente che riesce davvero (come dico sempre) a toccare ogni cuore. Il film purtroppo è solo in lingua inglese (peraltro piuttosto comprensibile) e spero che questo non vi sia da ostacolo per vedere un dvd che estende i suoi effetti benefici non solo a Natale ma durante tutto l’anno. Provare per credere.

MARCO VALIETTI

I’LL PUT A GUN ON MY HEAD

Autoproduzione, 2010

MIDNIGHT BREAKFAST

SWEET POISON

Autoproduzione, 2010

E’ vero non sono due dischi di recentissima uscita, però sono molto interessanti e poi, come dico sovente, “il blues non ha scadenza” e soprattutto non ha età.

Non conoscevo benissimo il lavoro di Valietti e dei Midnight Breakfast (la band di cui Marco è leader e cantante e che comprende Stefano Albertini alla chitarra, Vanni Grassi al basso e Fabio Carenini alla batteria); e sono quindi grato a Dario Ravelli esperto fonico in quel di Bergamo per avermi fatto dono di questi due entusiasmanti cd. La zona bergamasca è davvero colma di talenti blues, spesso bravissimi e non tutti conosciuti come meriterebbero. Entrambi i dischi sono stati registrati in un’unica e ininterrotta sessione. Questo conferisce ad entrambi i lavori un’immediatezza e una genuinità sonora difficilmente riscontrabile nel panorama blues italiano. Composti esclusivamente da brani originali scritti usando il vernacolo afroamericano da Marco Valietti i due dischi (tutto acustico, voce e chitarra il primo; con la band al gran completo il secondo); hanno la capacità di trasportare l’ascoltatore nel bel mezzo della Mississippi Hill Country durante una registrazione sul campo di Alan Lomax. I suoni sono volutamente grezzi, ruvidi e aspri e rimandano al sound Fat Possum e a tutta quella serie di musicisti che hanno fatto la storia del blues minimale del Mississippi: R. L. Burnside, Junior Kimbrough, Paul Wine Jones, Cedell Davis senza dimenticare precursori come Fred McDowell, John Lee Hooker e Howlin Wolf o illustri discepoli come Tom Waits. Se mi avessero detto che questi erano due dischi made in Mississippi ci avrei creduto senza alcun dubbio. Sono tanti in Italia a percorrere le strade del blues ruspante delle colline del Mississippi, ma molto pochi quelli che riescono a farlo con la sincerità, la naturalezza e il rigore di Marco Valietti e dei Midnight Breakfast.

THE NO REFUND BAND

Autoproduzione, 2012

Mettiamo il caso che vi troviate in Texas e abbiate bisogno di una buona band che allieti la vostra festa. Una band composta da seri professionisti in grado di suonare con perizia, passione e mestiere canzoni provenienti da mondi diversi ma che hanno come denominatore comune il blues texano e il rock più classico. Ebbene la band giusta è quella protagonista della recensione che state leggendo. Sul loro sito web c’è scritto che la loro musica è un incrocio tra Stevie Ray Vaughn, BB King e i Grand Funk Railroad, ma secondo quanto ho avuto modo di ascoltare, c’è molto, molto di più. C’è innanzitutto il rock blues di matrice texana con un mood che rimanda alla voce di Charlie Musselwhite e alle chitarre di Albert e Freddie King e poi la grande influenza di gruppi alfieri del southern rock come gli Allman Brothers Band. In un gruppo dal sound vibrante come questo c’è persino spazio per il funky e il blue – eyed soul tanto apprezzato nel Lone Star State. Nell’album (come ormai avrete capito) estremamente variegato trova persino spazio persino una versione molto black e psichedelica di “Eleanor Rigby” dei Beatles con un’intrigante tromba notturna. Non mancano neppure le ballate roots con tanto di fiddle. Il blues c’è ma non fa certo la parte del leone anche se si difende molto bene. In primo piano c’è sempre la ruggente chitarra rock di Ricky Jackson, vera e propria forza della natura ed emulo in più di un brano del grande Jimi Hendrix. Ottima anche la sua voce ben sostenuta da una solidissima band e da una strepitosa sezione fiati. Che dirvi di più. Se vi piace il rock blues stile anni Settanta troverete questo disco molto, molto piacevole.

 

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