Nov
7
2012

Alle Radici della Musica Afroamericana – 22 (nuova serie) – a cura di Fabrizio Poggi

BLUES BORDERS 22

di Fabrizio Poggi

In questo numero recensioni di The True Blues Band, The Bopcats, Fabio MarzaBand, Corey Lueck and The Smoke Wagon Blues Band.

THE TRUE BLUES BAND

“TBB & Friends”

Autoproduzione, 2012

Lo scrivo spesso: quando un disco è bello non servono molte parole. E questo della True Blues Band è un grande disco; e per descrivere tutte le meraviglie che si possono trovare all’interno di questo cd trasgredirò la mia “regola d’oro” e vi parlerò di uno dei più convincenti dischi di blues che mi sia capitato di sentire negli ultimi anni. Leader della formazione Lorenz Zadro ottimo chitarrista con esperienze internazionali nonché efficiente deux ex machina di quell’encomiabile progetto che risponde al nome di “Blues Made in Italy”, l’associazione no-profit che si occupa di promuovere l’eccellenza del blues di casa nostra. A condividere il timone della band Valter Consalvi superbo cantante, chitarrista di vaglia e coautore con Zadro di quasi tutte le solide composizioni che compongono l’album. Completano la formazione tre musicisti coi fiocchi: Filippo Romano piano e organo, Matteo Vallicella basso e Giacomo Aio batteria. A loro si aggiunge una sezione fiati da favola: Frank Geminiani al sax, Fabrizio Gaudino alla tromba e Olga Trofimova al trombone. Ad aiutarli in questa titanica impresa, uno stuolo di amici musicicisti scelti tra il meglio della scena nazionale e non solo: Sarasota Slim, Stefano Zabeo, Matteo Sansonetto, Marco e Franco Limido, Rowland Jones, Robi Zonca, Stephanie “Ocean” Ghizzoni, Guido Perlini, e Dave Moretti. Uno più bravo dell’altro. Il disco è estremamente versatile e tocca con impeccabile perizia musicale tutte le varie sfumature del blues. Si va dal southern rock tinto di fusion che apre il disco al boogie swing in stile west coast passando per il contagioso sound di New Orleans, autentica colonna artistica della formazione. Credetemi: ci sono brani che non avrebbero stonato in un qualsiasi disco dei Little Feat o di Dr. John. La band esplora sovente i territori della Crescent City con diversi brani tra cui spiccano una divertente presentazione del gruppo in perfetto stile dixieland e la riuscitissima rivisitazione del classico “Something you got”.

Assolutamente consigliato!

THE BOPCATS

“25 Years of Rock ‘N’ Roll”

Ellersoul Records, 2012

I Bopcats sono un’ottima american band che per venticinque anni ha animato con la sua musica decine di feste universitarie e calcato i palchi di centinaia di bar e pub.

Questi musicisti sono in giro sin dalla fine degli anni Settanta, e sono stati tra i protagonisti della prima ondata del “rockabilly revival” del decennio successivo. Nauralmente i Bopcats non hanno mai suonato solo vintage rock ‘n’ roll, ma nel loro sound è compresa tutta la gamma espressiva che si cela sotto il nome di roots rock. La band gira intorno alla figura del chitarrista Lindy Fralin di volta in volta circondato da ottimi strumentisti. Il loro primo disco in vinile risale al 1984, e dopo quella data la band ha registrato più che altro nastri promozionali. Tantissimo materiale che oggi rieditato e rimasterizzato va a comporre un album freschissimo e piacevole. Anche se quella dei Bopcats è una formazione che ha sempre dato il meglio di sé nelle performance live, vi posso assicurare che la loro energia e la loro perizia strumentale è stata catturata e racchiusa in questo delizioso cd. Diciassette le canzoni tra brani originali e accattivanti cover tratte dal repertorio di Dave Bartholomew (Who drank my beer), Rolling Stones (Ventilator blues), Dave Alvin Marie Marie) e Johnny Cash (Get rhythm).

Un disco senza tempo in grado di far battere il tempo a chiunque anche grazie al talento di una band per certi versi davvero esplosiva.

E a proposito di battere, se nel vostro petto batte un cuore rock ‘n’ roll questo disco fa sicuramente per voi.

FABIO MARZA BAND

“Blackboard”

Autoproduzione, 2012

Il mondo dei giovani musicisti italiani non cessa mai di stupirmi. Ogni giorno scopro eccellenti musicisti capaci di destreggiarsi in ogni tipo di musica. E il blues (e dintorni) non fa eccezione. Con il supporto di Fabio Treves e Alex “Kid” Gariazzo (anche coproduttore e ospite sia alla voce che alla chitarra in quattro brani) il power trio guidato da Fabio Marzaroli (voce, chitarra e lap steel) dà alla luce un album ben composto, ben suonato e ben cantato. A coadiuvarlo nell’impresa due musicisti di spessore come Fabio Mellerio al basso e Max Ferraro batteria (anche coautori di alcune canzoni), propulsiva sezione ritmica che conferisce al cd grinta e potenza sonora. Pur giovanissimo Marzaroli sfodera una voce ruvida e matura e una tecnica chitarristica davvero notevole. Più vicino al rock blues (anche british) e al southern rock il disco si colloca sulla strada già segnata da Stevie Ray Vaughan, Joe Bonamassa, Z Z Top, George Thorogood e Almann Brothers Band; anche se non mancano spunti più acustici e momenti quasi intimi. A farla da padrone è la chitarra del leader infuocata e tonante come il genere prevede. Di gran pregio tutti i brani che pur mantenendosi su binari mainstream si distinguono per testi appassionati, significativi e a tratti autobiografici. Tra tante canzoni originali si fa notare la reinterpretazione di “Mistery Train” classico di Junior Parker qui quasi in versione rockabilly che non sarebbe spiaciuta all’indimenticabile Elvis.

Una band da seguire con molta attenzione.

COREY LUECK AND THE SMOKE WAGON BLUES BAND

“It ain’tEasy”

Autoproduzione

Il Canada ci ha ormai abituato da anni a sfornare talenti in gran quantità e in tutti i generi musicali. E il blues non fa certo eccezione. Corey Lueck and The Smoke Wagon Blues Band dalle loro parti (Hamilton, Ontario) sono delle piccole star. Tutto meritato perchè la band ha davvero una line-up formata da musicisti di grande spessore. Oltre al leader grande cantante e proficuo armonicista si fanno notare Mike Stubbs alla chitarra, Steve Sherman polistrumentista capace di prodursi al basso, alla chitarra e alla batteria, Jesse O’ Brien alle tastiere (che si alterna con Nick Succi e Scott Pritchhard), Gord Aeichele al basso e al sax e Gavin Robertson a sedere dietro ai tamburi. A dar man forte dal punto di vista vocale la voce calda e sensuale di Robin Banks protagonista anche di un episodio solista. Il gruppo si è formato nel 1997, ha vinto numerosi premi (tra cui spicca quello della Toronto Blues Society) e si è costruito un seguito e una stima davvero notevoli grazie a un sound estremamente variegato e gradevolissimo. Tra i tanti colori che tinteggiano l’album l’influenza maggiore pare essere quella esercitata dalla mai troppo lodata New Orleans; ma ci sono riferimenti più o meno evidenti anche alla musica di The Band (buon sangue canadese non mente!) e Little Feat, a quella di Dr. John e dei Meters, al blue-eyed soul, al rock blues sudista, a quello molto Sixties della Butterfield Blues band (anche se l’assenza di Butterfield si nota) e al blues tinto swing del leggendario Big Joe Turner. C’è persino qualche song che mi ha rimandato al sound (vocale) dei grandi Bob Seeger e Joe Cocker. Quindici brani assolutamente originali per un disco onesto e accattivante.

Ascoltare per credere.

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