Ott
20
2018

ALDO PEDRON SI RACCONTA A FOLK BULLETIN E NARRA DI RY COODER

a cura di Nicola Cossar

Chi ama esplorare la musica del mondo, ama sicuramente il maestro degli esploratori, geniale, colto, gentile, umile (fin troppo, a volte): Ry Cooder. Tra album a proprio nome, colonne sonore e collaborazioni con tanti giganti della musica (quelli veri e non le pop star, Rolling Stones a parte), Mr. Ryland Peter Cooder, classe 1947, californiano di Santa Monica, ha inciso oltre 220 dischi, confermandosi non soltanto inarrivabile chitarrista e maestro della slide, ma anche eccellente etnomusicologo e produttore di artisti e progetti vincenti (Buena vista social club su tutti), nonché straordinario autore di colonne sonore (Streets of fire, Paris, Texas, I cavalieri dalle lunghe ombre, Mississippi Adventure, The Border, per esempio).
Insomma, un personaggio attivissimo, poliedrico quanto affascinante, questo nostro esploratore. Il cui percorso umano e artistico adesso possiamo seguire – o scoprire – leggendo la definitiva monografia che, con affetto e super-competenza, gli ha dedicato Aldo Pedron, firma insigne della musica (ci vengono in mente Mucchio selvaggio e Buscadero). Ry Cooder. Il viaggiatore dei suoni, pubblicato da Arcana, è il titolo di questo accuratissimo lavoro, che va dalle prime esperienze di gruppo (Ash Grove) alle collaborazioni con Taj Mahal – nel leggendario album Rising sons -, Captain Beefheart e Rolling Stones (incontro burrascoso…), dagli album solisti alle esplorazioni di mondi e culture a suoi maestri, dai compagni di viaggio alle chitarre. In appendice, una corposa discografia, corredata da bibliografia, videografia e, per gli appassionati della sei corde, le intavolature e trascrizioni di dieci canzoni.
Ne abbiamo parlato con Aldo Pedron un occasione della presentazione del libro all’Angolo della musica di Udine.

F.B : Aldo, come sta andando il tour italiano con… Ry Cooder?
Aldo Pedron: Il tour sta andando abbastanza bene. Sono in giro da marzo e sto facendo varie presentazioni a Milano, Gallarate, Busto Arsizio, Legnano, Besozzo (Varese), Cernusco sul Naviglio (Milano), Casale Monferrato, Oleggio (Novara), Casalpusterlengo (Lodi), Lido di Camaiore (Lucca), Trieste, Monfalcone, Udine, Concordia Sagittaria, Vicenza, al Festival Blues di Cerea (Venezia), al Vapore di Venezia e a Zero Branco, in provincia di Treviso, ed altre ancora… I risultati, direi, sono lusinghieri.

F.B : Il pubblico che hai incontrato finora quanto conosce questo musicista? E chi non lo conosceva che impressioni ha avuto?
Aldo Pedron: Sono rimasto molto colpito dalla preparazione di chi ho incontrato. I gestori delle librerie sono sempre stati molto bravi e ospitali. Ho incontrato sia gente che lo conosce bene e magari aveva già il mio libro su Ry Cooder del 1998, sia alcuni che non lo conoscevano, per cui vale la pena di diffondere il verbo di un artista così importante.

F.B : Agli incontri di presentazione c’erano musicisti? E chitarristi? E giovani?
Aldo Pedron: Alcune presentazioni le ho fatte con musicisti che mi hanno accompagnato suonando dei pezzi di Ry Cooder: Marchio Fecchio, Fabio Ragghianti, Alessandro Veronesi, Anita Camarella e Davide Facchini, Sergio Polito & The B Wops, Alcide Ronzani e altri ancora. Non ricordo di aver visto altri musicisti alle mie presentazioni e, a dir il vero, c’erano pochi giovani.

F.B : Se c’è un artista, un viaggiatore dei suoni (come lo chiami tu), che ha incarnato prima e sopra tutti la world music, questo è Ry Cooder. Oggi si parla fin toppo di musica del mondo, tanto da renderla pop e sradicata, pastorizzata. Ma quanti davvero incontrano le altre culture con rispetto, la vivono e l’assimilano come lui?
Aldo Pedron: Direi che lui faceva world music molti anni prima che nascesse questo termine. Non è il solo. Mi viene alla mente sicuramente Taj Mahal, che, anche se in maniera differente, ha fatto lo stesso percorso musicale e artistico.

F.B : Cooder ha avuto molti compagni di viaggio: David Lindley, John Hiatt, Flaco Jimenez, David Hidalgo, il sempre presente Jim Keltner. Quale, secondo te, è il più fratello, il più vicino al suo sentire?
Aldo Pedron: Senza dubbio David Lindley. Insieme erano veramente una bella coppia, due chitarristi extraordinaire. Anche se lui ha un profondo rispetto di alcuni suoi beniamini, come Joseph Spence, Gabbi Pahinui, Woody Guthrie, Blind Blake, Blind Willie Johnson, Sleepy John Estes, Bobby Womack, Flaco Jimenez e molti altri.

F.B : Non è stato né sarà mai una superstar (per fortuna, dico io!). Soltanto una questione di carattere?
Aldo Pedron: Certo è un antidivo. La sua è musica di nicchia – come dice qualcuno – e lui ha la paura da palcoscenico. E’ un polistrumentista ed etnomusicologo. E infatti è il migliore di tutti, numero uno alla chitarra slide, ma non è conosciuto ai più.

 

F.B : Oltre che co-fondatore del Mucchio Selvaggio (1977-1980) e direttore del Buscadero (1980-1992), tu sei un viaggiatore della (e nella) musica da tantissimi anni. E noi ti abbiamo sempre seguito con attenzione ed affetto. La tua stagione di scrittore ci ha regalato anche un bel libro sui Beach Boys e la cultura surf. Il genio Brian Wilson e i suoi compari erano i Beatles americani o un qualche cosa di diverso?
Aldo Pedron: Reputo i Beach Boys la più importante band al mondo, naturalmente è un parere del tutto personale e soggettivo. In Italia non c’era nessun libro su di loro e così giustizia è stata fatta.

F.B : Dopo Cooder che cosa bolle in pentola?
Aldo Pedron: Dopo il libro sui Beach Boys, pubblicato nel dicembre 2016, e su Ry Cooder, edito il primo febbraio del 2018 (entrambi sono di Los Angeles e dintorni), a fine novembre esce un libro che ho scritto in coppia con Maurizio Galli sui Creedence Clearwater Revival (San Francisco) e così chiudo la trilogia californiana. Tutti e tre i volumi pubblicati da Arcana Editrice di Roma.
Inoltre, prima di Natale esco con un libro sul jazz che ho voluto intitolare La mia Guida al Jazz (Edizioni Applausi di Torino) ed in cui, oltre alla biografia e alla storia dei maggiori protagonisti, italiani ed internazionali, ci sono liste dei dischi consigliati di quasi tutti i musicisti, sia in vinile sia nell’edizione compact-disc.

Aldo Pedron
Ry Cooder. Il viaggiatore dei suoni
Arcana editrice
pag. 379, Ɛ 23,50

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