Giu
30
2011

AA.VV. Sulle Rive del tango “Sin Gravedad” – Microcosmo Dischi, distr. Edel

“Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango”, ha scritto Jorge Luis Borges nella Historia de Tango.  La nuova produzione dell’etichetta napoletana Microcosmo, concepita dall’ormai affermato sodalizio di cultori di tango partenopei, sembra smentire l’assunto borgesiano, esplorando ancora una volta il  fascino del ballo porteño, declinato a differenti latitudini sonore.
Il terzo volume antologico mette in scena diciotto tracce di ottima qualità, dalla più svariata provenienza geografica. Non un pugno di materiali già pubblicati, assemblati in una selezione à la page, ma una compilazione creativa, poetica e musicale a tema, che annovera anche brani realizzati per l’occasione, dove la cultura del tango accoglie lingue e trame sonore molto lontane tra loro: dagli States alla Polonia, dalla Norvegia all’Italia, dal Messico alla Bosnia.
Il sottotitolo del CD riprende il talkover appoggiato ad un tappeto di note di stampo minimale del poeta/scrittore/sceneggiatore napoletano Dario Jacobelli, alias ZioD, qui con Luca ”Climnoizer” Canciello: “Senza gravità si smette di morire. Ti lanci dal balcone, ti getti nel baratro, ti lasci cadere nello strapiombo e invece di sfracellarti, invece di finire nella nera oscurità, rimani lì, fermo nell’aria, in sospensione, a fissare la tua vita da una prospettiva impossibile e nuova, diversa da tutto quello che avevi immaginato. Senza gravità si smette di morire. Quando balliamo smettiamo di morire. Il ballo può essere una enorme leggerezza, del corpo e soprattutto dell’anima. E cos’altro è una enorme leggerezza se non assenza di gravità? […]”
Nell’album incontriamo, tra gli altri, i californiani Rupa & April Fishes che cantano Neruda, i versatili mantici polacchi del Motion Trio, lo sguardo evocativo dell’Orchestra Joubès, il lucido flusso poetico di Ascanio Celestini, il gusto da stornellatore metropolitano di Mannarino, le fluttuanti movenze di Tango Jointz. Un filo di commozione ci pervade nell’ascoltare la compianta vocalist Lhasa de Sela in solo, e poi in coppia con Bïa, a cantare Atahualpa Yupanqui. Tra tanto girovagare, giungiamo in Israele con la voce calda, a tratti scabra di Rona Kenan in coppia con l’attore e cantante Gidi Gov, in Bosnia con Boris Kovač, compositore che si qualifica per la grande capacità di miscelare elementi folklorici, classici, jazzistici, in Danimarca, dove suona seducente Von Daler & Low Pressure alle prese con un tango-dub-reggae, che vede protagonista la scomparsa rapper danese Natasja Saad. Poi si fa sosta in Spagna per assaporare il suadente canto di Carmen Paris, e in Canada ad ascoltare il tango da camera del quartetto francofono Quartango.
Ancora una volta sono l’allusione alle tante forme che il tango assume nell’oggi e la giustapposizione di ambienti sonori le chiavi vincenti di questa operazione emozionale nata nel 2003 in riva al mare di Napoli da un’idea di Sara D’Ajello Caracciolo, Agata Marchetti, Maurizio Rossetti, Fabrizio Ferranti e Sergio Grispello.
Ciro De Rosa

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